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Agricoltura | martedì 15 maggio 2018, 07:30

Allasia (Confagricoltura): "Un tempo il nostro mercato era Cuneo, ora è il mondo"

Il presidente dell'organizzazione agricola traccia un bilancio del settore nella "Granda", chiedendo maggiore attenzione da parte della politica

Il presidente di Confagricoltura Piemonte e della provincia di Cuneo, Enrico Allasia

Enrico Allasia, 48 anni, è presidente di Confagricoltura Cuneo dal 2015 e di Confagricoltura Piemonte dal 2017. Perito agrario, sposato, due figlie, è contitolare di “Allasia Plant”: importante attività del ramo vivaistico-forestale con sede a Cavallermaggiore. L’organizzazione agricola rappresenta il 60% di grandi aziende e il 40% di quelle medio-piccole. Con Allasia abbiamo tracciato un bilancio a 360 gradi della situazione del mondo rurale nella “Granda. “L’agricoltura della nostra provincia - afferma - nel complesso sta bene. I problemi ci sono, però il trend degli ultimi anni è positivo. Quindi, più che di difficoltà legate al comparto ci dobbiamo lamentare, a maggior ragione, di alcuni aspetti riguardanti la carenza di infrastrutture e la mancanza di sensibilità da parte delle amministrazioni pubbliche nei nostri  confronti”.

Ci sono dei settori più sofferenti rispetto ad altri? “Il suinicolo ha attraversato, negli ultimi anni, una crisi pesante, ma ora si è ripreso. Così come il latte. La zootecnia sta tenendo bene. I kiwi hanno il problema delle malattie, però il mercato è positivo. Invece, non stanno vivendo un gran momento i cereali e le pesche. In particolare per quest’ultima coltivazione, visto che gli ettari in provincia di Cuneo sono 3000, e non sono pochi, e che la crisi è strutturale, bisognerà pensare a una riconversione degli impianti”.

Il percorso imboccato, comunque, è quello della qualità delle produzioni? “Certamente. Dobbiamo sempre lavorare con questo obiettivo perché è quanto differenzia il Made in Italy in tutto il mondo. E su questo aspetto stiamo investendo molte risorse”.

I consumatori hanno capito il vostro sforzo in questa direzione? “Sì, ma dobbiamo entrare sempre di più nell’ottica che bisogna dare loro quanto chiedono. Sono molto attenti e fanno il mercato. Michele Ferrero diceva di essere l’amministratore delegato dell’azienda, ma i proprietari dell’attività erano i consumatori. Solo offrendo ciò che loro vogliono il mondo agricolo può progredire”.

Quella della provincia di Cuneo è un’agricoltura di persone avanti negli anni o si è ringiovanita? “Il cambio generazionale non è facile in quanto, anche per questioni normative, è una nostra caratteristica rimandare il passaggio dell’azienda ai figli o a un conduttore giovane. Però l’agricoltura di oggi, più legata all’ambiente e alla sostenibilità, attrae molto le nuove generazioni. Viene vista come un modello da seguire e un’opportunità di lavoro. Certo, poi, acquistare i terreni e attrezzarsi in modo adeguato richiede un impegno economico rilevante”.

Comunque, offre delle prospettive ai giovani? “Ci sono buone possibilità: tuttavia, spesso, la politica influisce in modo negativo. Lo abbiamo visto con il Programma di Sviluppo Rurale che doveva essere il traino dell’agricoltura fino al 2020: e in particolare proprio per gli imprenditori giovani attraverso specifici bandi. In realtà si sta rivelando un boomerang. Molte domande sono bloccate in istruttoria e chi si era fatto un programma di investimenti è rimasto a bocca asciutta”.

Anche nel mondo agricolo conta l’innovazione? “L’agricoltura è sempre stata considerata un’attività statica, in realtà non c’è nulla di più dinamico. Ma più che innovazione, la chiamerei evoluzione. Infatti, se pensiamo all’inserimento dei macchinari e delle attrezzature o ad alcuni metodi di coltivazione adottati cinquant’anni fa, già allora si parlava di innovazione. Adesso, però, la consideriamo tradizione. Di conseguenza, innovare fa parte delle nostre tradizioni”.

Oggi come si declina? “Le superfici aziendali italiane sono in media di 8 ettari. In Piemonte raggiungono i 15 ettari. Ma numerose altre realtà europee e mondiali arrivano a 150-200 ettari. Per cui, nel nostro Paese non possiamo competere con la quantità delle produzioni.  Serve la qualità che già ci contraddistingue. Per ottenerla un’azienda deve coniugare diversi aspetti come la competenza, la ricerca, la formazione, l’accesso al credito”. 

L’importanza della formazione? “E’ fondamentale. Servono corsi per poter guidare un muletto o un carrello elevatore. Ma, soprattutto, è necessaria la preparazione informatica, la conoscenza delle lingue, quella economica. Perché un tempo il nostro mercato era la provincia di Cuneo, adesso è il mondo. Anche se, poi, la realtà quotidiana del mondo agricolo è ancora molto diversa da quella studiata sui libri di testo”.  

LE RICHIESTE ALLA POLITICA

Allasia pone l’accento sul fatto che non basta solo l’impegno del settore per crescere, ma sia necessaria la volontà della politica per aiutarlo a rafforzarsi. “Il mondo agricolo - sottolinea il presidente - rappresenta il 2% del Pil nazionale, quello agroalimentare il 17%. Quindi, non proprio numeri di poco conto. Abbiamo bisogno di maggiore attenzione da parte della politica italiana: in particolare sul fronte delle programmazioni future a livello europeo. E’ chiaro che la Ue, essendo una casa comune, a volte ti penalizza, altre volte ti avvantaggia. Però i nostri rappresentanti  devono essere più oculati nel trattare le condizioni per l’agricoltura”.

Una richiesta concreta alle Istituzioni? “I cambiamenti climatici stanno sempre di più evidenziando la mancanza di acqua per irrigare nella stagione estiva e questo incide negativamente sulla qualità e sulla quantità  delle produzioni. In provincia di Cuneo, si parla da almeno trent’anni di costruire degli invasi senza averli mai realizzati. Adesso è giunto il momento di portare avanti i progetti”.

Un altro problema sono i danni causati dagli animali selvatici. “Abbiamo aziende nelle terre alte e in collina che, spesso, vengono distrutte. Occorre trovare delle regole grazie alle quali gli agricoltori vengano tutelati. Oggi, purtroppo, non è così”.

In conclusione? “Gli agricoltori si stanno impegnando per produrre qualità in modo sostenibile e per custodire il territorio. Due benefici che non favoriscono solo loro, ma vanno a vantaggio dell’intera comunità. Di questo, gli amministratori pubblici devono tenere conto quando prendono delle decisioni”.                   

Sergio Peirone

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