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Cronaca | mercoledì 16 maggio 2018, 15:03

Ex sindaco di Argentera a processo per turbativa d’asta, in aula i finanzieri ricostruiscono le indagini

Coimputati la moglie, il suocero e un’imprenditrice di Moiola

Arnaldo Giavelli - foto di repertorio

Sono stati sentiti oggi dai giudici del tribunale collegiale di Cuneo i primi testimoni nel processo contro l’ex sindaco Arnaldo Giavelli, la moglie E.D., il suocero S.D., titolari di una impresa edile di Vinadio e F. C., imprenditrice di Moiola, accusati di turbativa d’asta. Il Comune di Argentera si è costituito parte civile. Secondo l’ipotesi d’accusa sostenuta dal pm Alberto Braghin alcune aste sarebbero state “truccate” per favorire le ditte “di famiglia”.

In aula il luogotenente della Guardia di Finanza di Cuneo ha ricostruito l’operazione più a largo raggio denominata “Valle Pulita” che nel maggio 2016 portò all’arresto di Giavelli. Il tutto era partito dal tentativo di far sparire da parte dell’imprenditore G.M. di Montanera documenti extracontabili riferiti ad alcuni appalti. Fra questi anche quello indetto dal Comune di Argentera nel 2014 del valore di circa un milione di euro, nell'ambito del programma “6.000 Campanili” per il finanziamento di opere infrastrutturali nei piccoli Comuni.

La gara alla quale parteciparono, oltre a M. altre nove imprese, fu vinta da una Associazione Temporanea di Imprese costituita dalla ditta della moglie E.D. e suocero di Giavelli e dall’impresa di Moiola. Gli inquirenti vi ravvisarono una sospetta turbativa d’asta ed approfondirono: “La gara fu indetta nel 2014, si presentarono 88 imprese, di cui 33 fuori la provincia di Cuneo, che da subito non furono in prese nemmeno in considerazione. Furono invitate 10 ditte, ma 7 furono subito “dimenticate”, rimasero in tre, le imprese della moglie di Giavelli e di F.C. si costituirono in Ati e vinsero l’appalto”.

Altra gara sotto esame è quella indetta nel giugno 2014 per il restauro conservativo del Municipio di Argentera, vinta ancora una volta dalla ditta della famiglia di Giavelli. Ma ad esclusione di questi due grossi appalti, negli anni dal 2009 – dopo il matrimonio dell’ex sindaco con E.D. - “l’impresa fatturò 500 mila euro”.

E ancora, nel processo saranno analizzati anche alcuni affidamenti diretti alla sorella per alcune manifestazioni e al cognato di Giavelli, quest’ultimo titolare di una ditta di sgombero neve. Affidamenti avvenuti con delibere di Giunta durante le quali l’ex sindaco non si sarebbe astenuto per conflitto d’interessi. “Ma in alcuni casi, essendo i membri della Giunta solo 3 o 4, molte decisioni vennero prese con determina da parte del segretario comunale”, ha precisato il finanziere.

L’ex segretario R.E., che ha patteggiato 4 mesi, testimonierà il 6 giugno.

Altro punto, i sospetti prelievi di gasolio dalla cisterna per il rifornimento dei mezzi del comune, che invece sarebbero serviti a rifornire un automezzo del sindaco. E dubbi anche su presunti favori al consorzio che gestiva gli impianti di Argentera, sempre riguardo al gasolio comunale

Un altro finanziere ha testimoniato su un’altra indagine, legata alla pista di “Down Hill”, partita dalle dichiarazioni dell’ex segretario. Questi riferì che il Comune aveva partecipato ad un bando regionale che finanziava la pista, ma nessun lavoro sarebbe stato eseguito e il suddetto consorzio avrebbe usufruito dei materiali destinati alla “Down Hill”. Con il risultato che il contributo regionale di circa 20 mila euro non fu erogato. Il presidente del consorzio che avrebbe dovuto gestire il progetto ha già patteggiato.

Con le loro domande ai testi i difensori vogliono dimostrare che l’impresa di famiglia di Giavelli non fu l’unica a ottenere nel corso degli anni i lavori dati in appalto - peraltro regolarmente, come d’altra parte il Comune non era l’unico loro cliente, e che anche per le altre presunte irregolarità rilevate di finanzieri non ci furono.

Monica Bruna

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