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Attualità | giovedì 17 maggio 2018, 07:43

Cuneo, il futuro di Cascina Vecchia: "Sarà la porta per chi arriva dalla Francia, un museo vivo in costante cambiamento”

Questa sera (16 maggio) in sala Vinay la riunione della VI^ commissione consiliare con al centro le opportunità di riqualificazione del cascinale di San Rocco Castagnaretta

Foto di Roberto Audisio

Quale futuro per Cascina Vecchia? La rigenerazione del cascinale medievale situato a San Rocco Castagnaretta è stata oggetto di dibattito nel corso della riunione della VI^ commissione consiliare della città di Cuneo, tenutasi questa sera (16 maggio) in sala Vinay.  

Lo stabile, che si fa risalire al 1445, negli anni è stato oggetto di diverse idee progettuali ma non ha mai vissuto come protagonista niente più che le festività frazionarie. Presenti alla serata anche i membri del locale comitato di quartiere.   L’apertura all’assessore Cristina Clerico: “Al riutilizzo di Cascina Vecchia, rimasta intatta all’evoluzione urbanistica di Cuneo quasi per miracolo, la città anela da anni ormai. Il progetto di stasera è parte dell’iniziativa di recupero di Cuneo sud e rientra nel Bando Periferie; lo scopo non è patrimoniale, “di far cassa”, ma il riportare alla vita una parte potenzialmente importante della nostra città.”  

La parola per le specifiche è passata alla cordata di architetti che ha vinto il bando per la riqualificazione dello stabile (guidata dal professionista cuneese Silvia Oberto, recentemente all'opera anche sul sito UNESCO del belvedere di La Morra). “Il progetto vede la presenza di spazi esterni e interni, anche liberi e quindi pubblici, sfruttabili per il raccordo con la cittadinanza e più legati l’uno all’altro. Importante lo sforzo nel senso dell’accessibilità, ora come ora inesistente. Un’iniziativa architettonica, insomma, ma anche e soprattutto urbana: vogliamo che l’area accolga diverse destinazioni e idee, che diventi un biglietto da visita della città. Uno dei nostri luoghi più riconoscibili, restaurato e attualizzato.”

 “L’intero edificio, diviso nelle sue due parti, è stato analizzato con il laser per avere effettiva contezza delle forme geometriche esatte e dei loro incastri - hanno sottolineato ancora i progettisti - . Gli interventi indispensabili, come scale e collegamenti, sono stati realizzati cercando di intaccare il meno possibile l’esistente. L’ambiente sarà isolato e salubre. Il locale forno, funzionante seppur antico, non verrà toccato così come non verranno modificate le murature nelle loro irregolarità e gli esterni: il progetto pone il rispetto per l’esistente al primissimo posto.”  

Nello spazio dedicato alle domande dei consiglieri presenti Laura Menardi ha chiesto informazioni sull’effettiva destinazione d’uso del soggetto; “Il museo sarà il complesso stesso - hanno sottolineato i progettisti - e ogni salà avrà uno scopo differente. Non conoscendo chi sarà il gestore, immaginare l’utlizzo dei singoli spazi è difficile: il nostro compito è restaurare e rendere flessibili gli spazi.”  

“Un tema in cui il discorso del dialogo tra le associazioni cittadine e l’amministrazione risulta centrale, specialmente quando si comincerà a parlare della gestione” ha ricordato Ugo Sturlese.  

Molto in linea con il progetto come presentato il consigliere Alessandro Spedale, che in veste di assessore ha visto la nascita del progetto stesso: “Bene che la finalità principale sia la cultura e che il bando sia totalmente libero dal punto di vista delle proposte accettabili.”   La conclusione all’assessore Clerico: “Domani, giovedì 17 maggio, approveremo il progetto definitivo. Per quanto riguarda le funzioni legate allo stabile, è difficile darne una destinazione unica e fissa perché nel passato le cascine come questa erano un insieme di diverse realtà e dinamiche; vorremmo insomma creare un “museo vivo” e in costante cambiamento, incentrato sul rapporto tra l’uomo e la terra: nessun paletto per quanto riguarda la gestione, chiediamo ai partecipanti di coniugare le proprie idee l’una con l’altra.”

Simone Giraudi

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