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Al Direttore | 22 maggio 2018, 20:15

Mauro Mantelli riflette sull'assemblea PD: "Ora, attenti al presente iniziamo a frequentare il futuro"

Riceviamo e pubblichiamo

Mauro Mantelli - foto di repertorio

Mauro Mantelli - foto di repertorio

Gentile Direttore,

l'assemblea nazionale del Partito Democratico di sabato scorso ha certamente avuto dei toni di discussione fortemente accesi, talora eccessivi. Del resto siamo all'indomani di una sconfitta storica di tutto il centro sinistra, non solo del PD; non sono solo i numeri a impressionare, quanto il fatto che l'Italia oggi è il paese appartenente al nucleo storico dell'Unione Europea con il governo più antieuropeista e populista della storia della Repubblica.

Facendo riferimento all'articolo di Giampaolo Testa, mi pare che la consapevolezza della gravità della situazione non sia così omogeneamente diffusa e che in alcuni settori della maggioranza sconfitta alle elezioni si nasconda un sentimento di malcelato compiacimento per le difficoltà del PD.

L'assemblea nazionale dell'unico partito che in Italia possa definirsi tale alla luce dei criteri dettati dall'articolo 49 della Costituzione, ha avviato una fase congressuale non ordinaria. In moltissimi interventi è emerso come il livello della sfida sia quello di partire da ciò che esiste per giungere alla creazione di un nuovo programma fondamentale che sia di riferimento per una "seconda sinistra" rafforzata nei propri valori ma convinta della necessità di un cambio di paradigma radicale. Questa trasformazione parte da una visione ottimistica delle potenzialità che la rivoluzione digitale e l'economia 4.0 forniscono alla politica per contrastare la crescita della diseguaglianza che ha caratterizzato questi ultimi decenni.

Alla destra che lucra consensi sulla paura si contrappone un riformismo radicale e coraggioso che, ad esempio, negli enti locali promuove forme di partecipazione informata alle decisioni pubbliche. La nascita di nuove esperienze civiche è sicuramente un fatto positivo nel momento in cui allarga la visione attiva della cittadinanza e rafforza il ruolo della politica nei territori. Questo non può però avvenire pensando di lucrare su un'ipotetica sparizione della forma di partecipazione attraverso i partiti. La maggioranza che governa la città di Cuneo ne è un esempio: formazioni civiche, più o meno politicizzate e Partito Democratico concorrono a creare qualità di governo e a superare le logiche condominiali.

Si stanno rapidamente forzando i legami sul territorio, le scelte diventano più forti se inquadrate in un disegno politico generale che, senza la collaborazione tra partito politico e forze civiche, non può formarsi. Questo è il modello Cuneo, non quello di una presunta subordinazione del PD.

La presenza e la forza di un partito riformista porta in dote al governo della città e della provincia il suo essere parte di una forza politica europea come il PSE, i suoi parlamentari, l'essere protagonista di una discussione nazionale e il radicamento sul territorio. Oggi è tempo di elaborare il lutto della sconfitta del 4 marzo, le elezioni europee si avvicinano e il fronte europeista a cui apparteniamo deve prepararsi alla sfida. Oggi è tempo non di attraversare il deserto, non di processare improbabili responsabili unici della sconfitta.

Attenti al presente iniziamo a frequentare il futuro, che è l'unico luogo in cui la politica può crescere.

Grazie,

Mauro Mantelli

Al Direttore

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