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Cronaca | martedì 22 maggio 2018, 17:21

Sant’Albano Stura: ex dipendente della casa di riposo a processo per truffa

Secondo l’accusa si sarebbe “aumentata da sola” lo stipendio

Foto da GoogleMaps

Si tratta di una vicenda che si sarebbe voluta non rendere pubblica, ma che invece finì sui giornali. Per approdare nelle aule del tribunale di Cuneo, dove stamattina sono stati sentiti i primi testi.

M.P.M., è imputata con le accuse di truffa e calunnia perché avrebbe sottratto indebitamente quasi 25 mila euro alle casse della casa di riposo “Ida Pejrone” di Sant’Albano Stura dove lavorava. La donna aveva dato le dimissioni nel febbraio 2015, all’indomani delle contestazioni che le erano state mosse dal cda della struttura, perché avrebbe contraffatto un verbale del direttivo datata luglio 2009, nel quale si deliberava il suo dal part-time all’80 per cento al tempo pieno, con conseguente aumento di livello contrattuale.

I dirigenti della casa di riposo si sono costituiti parte civile con l’avvocato Nicola Dottore. L’ex presidente ha spiegato che le incongruenze erano emerse nel 2014, durante una verifica dei costi di gestione della casa di riposo: “Verificando la posizione della M. risultò che il suo impegno era a tempo pieno, ma in merito nulla era stato deciso dal direttivo. Fotocopiammo l’ultima delibera del luglio 2009 che si riferiva a lei, dove non c’era alcun passaggio di livello. Ma quando riaprimmo il faldone a dicembre 2014, trovammo lo stesso verbale rimaneggiato: era stata sostituita la seconda pagina, nella quale era stata aggiunto il passaggio al tempo pieno per la M. Ce ne accorgemmo per il diverso colore dei fogli di carta”.

Il consiglio propose alla dipendente “una soluzione amichevole” per non recarle danni, con un piano di rientro con il quale M.P.M. si impegnava a restituire 24.600 euro (“ma in realtà erano stati calcolati 33 mila euro di differenza”, ha precisato l’ex presidente) indebitamente percepiti: “Ne diede indietro soltanto 10 mila, ma noi non inviammo solleciti”.

Peraltro, come hanno fatto notare i difensori della M., avvocati Morra e Dardo, che vogliono fare emergere alcuni aspetti poco chiari nella vicenda, soltanto un anno prima il direttivo rispondendo ad una lettera del sindaco aveva dichiarato che lo stipendio della M. era “congruo”, e dava “piena fiducia” alla dipendente.

Il processo continua con altre testimonianze.


Monica Bruna

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