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Agricoltura | 25 maggio 2018, 07:40

Arosio (Coldiretti): "Di fronte alle difficoltà, non ci piangiamo addosso ma ci rimbocchiamo le maniche e ripartiamo"

Il direttore provinciale di Cuneo racconta l'agricoltura della "Granda" e il lavoro fatto dall'organizzazione, che sta guidando, per offrire opportunità di sviluppo alle aziende del comparto

Tino Arosio, presidente provinciale di Coldiretti Cuneo

Tino Arosio, presidente provinciale di Coldiretti Cuneo

“L’imprenditore agricolo di oggi è chi, di fronte alle difficoltà, non si piange addosso, ma si rimbocca le maniche ed è convinto che dai problemi si possa ripartire con un’idea positiva del futuro. Come Coldiretti lasciamo agli altri le polemiche, le arrabbiature, le denunce nei confronti della politica che abbandona il mondo rurale. Noi ci stiamo impegnando per costruire dei percorsi capaci di prospettare un futuro non solo per l’agricoltura, ma per tutti gli italiani. Aprendo degli spazi di sviluppo e creando opportunità concrete per le nostre imprese. Se non facciamo questo diventiamo solo degli intellettuali della malinconia e dello scontento, perché, in un mondo globale, continuare a lamentarsi che i prezzi sono bassi è come urlare alla luna. E in quel caso si deve smettere di fare questo mestiere”.

Si può riassumere così la chiacchierata con Tino Arosio, 59 anni, originario di Cologno Monzese e una lunga esperienza in Coldiretti da direttore delle Federazioni provinciali di Como-Lecco, Brescia, Varese, Ancona, Cremona e della regionale delle Marche. Dal maggio 2017 sta guidando quella di Cuneo. Il suo è un ragionamento appassionato di chi vive la rappresentanza del mondo rurale con il cuore e, allo stesso tempo, con la determinazione di voler trovare delle soluzioni concrete per uscire dagli stati di crisi.

Ma come si fa a non piangersi addosso? “Agendo - risponde Arosio -. Lo abbiamo visto in modo concreto con il latte. Alcuni anni fa il settore ha vissuto una crisi pesante. Il prezzo alla stalla era bassissimo: 26-27 centesimi al litro. Quella situazione ha dato lo spunto per trovare una strada nuova. In provincia di Cuneo, Coldiretti è stata la regista della nascita di una cooperativa di allevatori che ha iniziato a vendere la produzione a due realtà industriali importanti e sensibili al locale come Inalpi e Ferrero. Inalpi trasforma il latte liquido in latte in polvere e poi lo cede a Ferrero per i suoi prodotti. Da una situazione tragica è nato un circolo virtuoso che ha offerto spazio al Made in Italy, ha consentito di investire e di creare nuovi posti di lavoro. Con un guadagno equamente ripartito tra i soggetti interessati”.

Altri esempi? “Un percorso positivo è stato fatto con la carne; poi, abbiamo costruito un rapporto con i più importanti molini della provincia di Cuneo per valorizzare i cereali; inoltre, si è creato, all’interno di Coldiretti, la cooperativa Agrisviluppo che fattura 6 milioni di euro all’anno e vende i prodotti dei nostri territori alla più grande società europea di distribuzione nel settore della ristorazione collettiva e ad alcune catene della grande distribuzione organizzata. Bisogna creare dei contratti di filiera con l’industria di trasformazione e i gruppi commerciali mettendo insieme il meglio dell’agricoltura e il meglio dell’agroalimentare. Infine c’è Campagna Amica, con la vendita diretta dei prodotti ai consumatori che sono i nostri veri interlocutori. E hanno dimostrato di volerci bene e di voler bene ai cibi di qualità. Però, non dobbiamo tradirli”.

In che senso? “Il litro di latte che vendiamo alla signora Maria deve essere sostenibile. E se è sostenibile, la signora Maria sa che lavoriamo con consapevolezza, rispettiamo gli animali, li nutriamo con prodotti sani e trattiamo bene i nostri collaboratori in azienda. Per cui, dentro quel litro di latte lei compra anche queste garanzie che, però, dobbiamo continuare a mantenere”.      

L’AGRICOLTURA DELLA “GRANDA”  

“E’ di altissimo livello - sottolinea Arosio - molto differenziata, con realtà non grandissime, ma capaci di stare sul mercato attraverso le organizzazioni di categoria e quelle della cooperazione. E’ chiaro che ci sono dei settori, come la frutta, che non stanno godendo di buona salute. Però altri comparti, come la zootecnia e il suinicolo, stanno rialzando la testa. Il vino ha degli alti e dei bassi, ma esporta con grande qualità e dignità il territorio cuneese nel mondo. L’agricoltura della “Granda” sta giocando un ruolo importante non solo a livello nazionale”.

Avendo come riferimento la qualità delle produzioni? “Certamente la qualità, ma anche la capacità di distinguersi e il veicolare la relazione tra il prodotto e le tradizioni del luogo in cui viene generato. Se saremo capaci di accompagnare questo percorso evitando che possa indebolirsi, perché c’è tanta richiesta di agroalimentare Made in Italy nel mondo, sono fiducioso per il futuro. Certo, bisognerebbe anche trovare i modi per combattere il falso Made in Italy: in giro sul pianeta ce n’è un controvalore di 100 miliardi di euro. Se solo riuscissimo a dimezzarlo sarebbe una rivoluzione”.  

I GIOVANI E L’INNOVAZIONE NEL MONDO RURALE

“In provincia di Cuneo - afferma Arosio - qualche passo in avanti deve ancora essere fatto sul fronte del ricambio generazionale. Ma ci sono tantissimi segnali che l’agricoltura sta diventando un mondo attrattivo per le nuove generazioni. C’è in atto un ingresso di giovani provenienti da altri settori. Così come sono molto frequentati i corsi di agraria dell’Università e degli Istituti Tecnici. E questi giovani hanno una notevole predisposizione al cambiamento. Proprio nelle settimane passate abbiamo portato in due importanti convegni, alla Camera di Commercio e alla Facoltà di Economia di Cuneo, l’esperienza di due di loro che ce l’hanno fatta”.

Nel concreto? Claudio e Diego della Cascina Masueria di Murazzano hanno deciso di trasformare e vendere direttamente in tutto il mondo il patrimonio di nocciole che coltivano, senza attendere il ritiro da parte del grossista di turno. Matteo Fusero di Savigliano ha iniziato a commercializzare il latte prodotto attraverso la vendita diretta e la trasformazione in formaggio. Esempi chiari di come guardare le possibilità generate dal mondo agricolo in modo nuovo”.  

Quindi, cosa vuol dire innovare? “Significa non lavorare più come si è fatto ieri, l’altro ieri e l’altro ieri ancora. Avendo uno sguardo sul presente, ma soprattutto sul futuro: immaginando, cioè, cosa chiederanno i consumatori. E quindi rimettendo in gioco il proprio modo di essere e il proprio modo di fare agricoltura e investendo, adeguandosi alla nuove realtà e introducendo le novità necessarie. Penso al modo di irrigare, che ha bisogno di processi innovativi per ridurre il consumo di acqua”.  

Quanto conta la formazione? “Tanto, ma prima deve venire l’educazione. Noi dobbiamo sempre di più portare testimonianze positive di come si possa essere imprenditori agricoli in modo diverso rispetto a qualche decennio fa. Attraverso l’educazione si insegnano a cogliere le opportunità che nascono dalle crisi”.          

Sergio Peirone

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