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Ad occhi aperti | 26 maggio 2018, 13:30

Never, never, never give up! - "Dunkirk"

Quella tra l’amministrazione comunale di Cuneo e i vandali non è certo la guerra tra Alleati e Asse, ma la voglia di resistere e ritornare a costruire non mi sembra essere poi molto diversa

Never, never, never give up! - "Dunkirk"

“Dunkirk” è un film del 2017 di produzione anglo-franco-americana, scritto, diretto e prodotto da Christopher Nolan.

La pellicola, frammentata narrativamente, temporalmente e concettualmente, ripercorre le terribili ore che hanno vissuto i soldati inglese nel corso della ritirata da Dunkuerque: un caos sensoriale di morte e terrore, dove i bombardamenti tedeschi e gli schizzi d’acqua della manica sembrano seriamente colpire gli spettatori. 

La notizia tocca direttamente il nostro quotidiano (con “nostro” intendo “cuneese”), ma penso sia passata davvero in secondo piano. Parlo di quella riferita al parco giochi “Giochi di Luci”, vandalizzato da personaggi ancora ignoti nelle scorse settimane; sì, avete capito bene, il parcogiochi installato nei Giardini Fresia accessibile anche a persone con disabilità costruito dal Comitato Cuneo Illuminata grazie a una raccolta-fondi solidale. 

L’area si trova in questo momento inaccessibile, coperta e segnalata da nastro a strisce biancorosso. Nel corso di una delle ultime Commissioni consiliari della città del capoluogo, fortunatamente, il sindaco Federico Borgna ha sottolineato come i lavori di ristrutturazione siano già stati calendarizzati, così come la costruzione di due nuove aree attrezzate dello stesso tipo. 

L’esperienza audiovisiva di “Dunkirk” (se vista al cinema, intendo, altrimenti non vale) è sinceramente destabilizzante. Il film non ha una struttura narrativa nel vero e proprio senso del termine, non c’è alcuna storia solida a supportare quel che si sta vedendo sullo schermo, ma è allo stesso tempo capace di catturare lo spettatore senza più lasciarlo andare.

 E a farlo, è la pura forza delle immagini e dell’impianto tecnico del film, ovvero quello registico, quello fotografico e quello sonoro... specialmente quest’ultimo: guardare “Dunkirk”, e non mi sento di esagerare nel dirlo, è l’esperienza più simile alla guerra vera e propria che spero di poter vivere nel corso della mia vita. I colpi di fucile, di mitragliatore, di mortaio, il rollìo delle navi, l’esplosione delle bombe, il passaggio degli aerei: ogni singolo suono è amplificato all’inverosimile tanto da diventare fastidioso, avvicinando di molto allo spettatore una storia lontana da lui (almeno qui, nel 2018 e in Italia) sia in senso spaziale che temporale. 

Oltre a tutto questo, però, come spesso capita nelle storie di guerra, “Dunkirk” racconta di uomini e donne, ragazzi e ragazze, che si spendono a rischio della propria stessa vita per salvarne altre. Che resistono, per quanto sia distruttiva la situazione in cui si trovano. 

Quella tra l’amministrazione comunale di Cuneo e i vandali non è certo la guerra tra Alleati e Asse, ma la voglia di resistere e ritornare a costruire non mi sembra essere poi molto diversa.

s.g.

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