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Agricoltura | martedì 12 giugno 2018, 07:45

Valdieri: "Noi ci crediamo e ci impegniamo, ma aiutateci a non far morire le nostre montagne"

I rappresentanti dei Consorzi irrigui presenti sul territorio comunale lanciano un accorato appello alle Istituzioni affinché non vengano abbandonati. Le manutenzioni delle bealere vanno avanti grazie ai volontari e servono risorse per adeguare le opere di prese alle norme stabilite dalla Legge regionale

I rappresentanti dei due Consorzi irrigui: Caruso; Audisio; Giordana e Campagno

Valdieri è un paese di 930 persone della Valle Gesso, dove c’è la sede del Parco delle Alpi Marittime. Gli abitanti sono molto uniti, dinamici e lavorano, con passione e impegno, per la comunità. Iniziative culturali, sportive e ambientali la fanno da padrone durante l’intero anno. Ma tra le vocazioni più importanti del territorio c’è l’agricoltura e, di conseguenza, l’acqua utilizzata per mantenere vive le attività rurali della zona.

In quest’ottica sono fondamentali i tre Consorzi irrigui: la Partecipanza Bealera Soprana presieduta da Gabriele Parracone; il Consorzio Bealera di San Martino di cui è responsabile Guido Giordana e il Consorzio dell’Irrigazione a pioggia della frazione di Andonno coordinato da Alberto Rosso. In questo momento, però, sono i primi due ad avere i maggiori problemi, in quanto non dispongono delle risorse necessarie per far fronte a tutte le spese. Ne abbiamo parlato con Daniele Caruso, contabile di entrambi i Consorzi, il presidente Giordana e il consigliere Davide Audisio del San Martino, e Silvio Campagno consigliere della Soprana. Le loro riflessioni - ci tengono a sottolineare - sono fatte anche a nome del presidente Parracone.

Innanzitutto, proprio per dimostrare l’impegno a favore del territorio in cui vivono e al quale sono profondamente legati, hanno allestito la cena “Mangia e Bagna”, con menu contadino e assaggi dei prodotti di valle a 15 euro. Obiettivo? Raccogliere risorse da destinare alle due strutture irrigue. L’iniziativa si svolgerà sabato 16 giugno, alle 20, alla Pro Loco di Valdieri (prenotazioni entro il 14 giugno al bar Power).

“Abbiamo deciso - dicono i quattro rappresentanti dei Consorzi - di organizzare un momento di festa aperto a giovani e anziani di Valdieri coinvolti o meno nella gestione delle bealere. Con l’importante scopo di raccogliere dei fondi da usare per la loro manutenzione. Infatti, agli utilizzatori dell’acqua facciamo pagare 5 euro all’ora, che vuol dire un introito annuale di 3.000  euro per la Soprana e di 1.000 euro per la San Martino. Risorse assolutamente non sufficienti a coprire tutte le spese. Ma, prima di aumentare il canone, stiamo cercando di autofinanziarci per il bene del nostro territorio e perché crediamo nella montagna”.  


LA MANUTENZIONE

Entrambe le bealere sono storiche, in quanto risalgono al 1700. Sono in parte cementificate ai lati, in parte intubate e il resto a scorrimento sulla terra e sulle pietre. La Soprana (250 utenti) parte dalla presa della frazione San Lorenzo e arriva fino alla cava di San Giovanni per una lunghezza di 5 chilometri. La San Martino (56 utenti) inizia sempre da San Lorenzo e termina poco prima dell’ingresso in Valdieri scendendo da Sant’Anna. Misura un chilometro e mezzo. Il primo problema da risolvere è di mantenerle in buono stato.

“La situazione - affermano Caruso, Giordana, Audisio e Campagno - è piuttosto critica, in quanto i canali hanno molti anni. Possiamo ringraziare che, nei decenni, la pulizia e la sistemazione dei punti più a rischio, sempre effettuate a mano, sono state garantite da numerosi volontari. Adesso gli anziani, pur aiutandoci ancora, hanno ceduto a noi più giovani l’incombenza. E anche noi stiamo cercando di fare del nostro meglio. Senza compensi. Anzi, ci paghiamo anche il materiale necessario a rimettere in sesto le crepe. Però, dobbiamo sottolineare il forte spirito di collaborazione che c’è nella comunità”.  

Finanziamenti non ne avete? “Li abbiamo chiesti al Comune di Valdieri a dicembre 2017, ma, al momento, non ha risposto. E poi al Parco Alpi Marittime, che ci auguriamo sia disponibile. Come Consorzi irrigui piccoli, quindi di primo grado, non possiamo partecipare ai bandi pubblici perché è consentito solo a quelli più grandi di secondo grado che sono raggruppamenti di più Consorzi. Ci sarebbe la possibilità di associarsi, ma la quota annuale da pagare corrisponderebbe all’incirca a quanto incassiamo dagli utenti. Per cui, spenderemmo totalmente le nostre risorse senza avere la garanzia di portare a casa qualcosa”.    

I MISURATORI DI PORTATA

Per i due Consorzi, però, la difficoltà più rilevante da risolvere in questo momento è l’installazione dei misuratori di portata nei punti di presa, in cui le bealere prelevano l’acqua dal Gesso. Uno per canale. Lo prevede una Legge della Regione, che ha l’obiettivo di controllare il corretto prelievo, assicurando così il rilascio del deflusso minimo vitale nel fiume.

“La Provincia - dichiarano i quattro esponenti dei Consorzi - a cui la Regione ha affidato la competenza concreta del provvedimento, ci ha già diffidato. Quindi, non possiamo più aspettare altro tempo per fare i lavori. Ma tra progetto idraulico, apparecchiature e opere edili bisogna spendere 10.000 euro per ognuna delle due bealere. La stessa spesa alla quale deve far fronte un Consorzio di pianura, che ha più di mille utenti. E questo ci pare una pesante ingiustizia nei confronti del territorio montano. Abbiamo bisogno di semplificazioni”.  

LE RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI

“Le Istituzioni ripetono sempre di voler salvaguardare la montagna, ma poi la abbandonano. Il nostro territorio non può rispettare le stesse regole delle aree di pianura. Servono delle deroghe a livello di tassazione e dal punto di vista burocratico. La montagna è una risorsa che, tuttavia, viene solo apprezzata a parole e non nei fatti. Di conseguenza, a queste condizioni, non ha un futuro. I nostri agricoltori riescono appena a fare un taglio dell’erba nell’arco dell’anno e producono le patate. Come si può pensare che abbiano dei redditi dignitosi da poter vivere? Se poi anche l’acqua per irrigare diventa un problema, allora lasciano i terreni incolti e si cercano altri lavori. Perciò, chiediamo alle Istituzioni di non metterci i bastoni tra le ruote e di darci anche qualche aiuto economico. Noi crediamo nella montagna e ci impegniamo a mantenerla viva, ma vorremmo avere gli appoggi necessari perché le terre alte non muoiano”.

Le due bealere di Valdieri, oltre a consentire l’irrigazione dei campi, raccolgono l’acqua piovana che scende dalle pareti boschive o rocciose evitando pericolosi fenomeni di dissesto idrogeologico a valle. Inoltre, potrebbero essere utilizzate dal punto di vista turistico sfruttando i sentieri che le affiancano e offrendo all’escursionista un paesaggio spettacolare. Altri buoni motivi affinché le Istituzioni facciano qualcosa.  

Sergio Peirone

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