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In&Out | 17 giugno 2018, 07:30

La storia di Francesca, da Fossano in Baviera: "A Monaco mi sono subito sentita a casa"

"Molti sono stati i momenti in cui avrei voluto gustarmi un bel piatto di tajarin, ma ho imparato ad apprezzare la cucina bavarese, che in fondo non è così male"

La storia di Francesca, da Fossano in Baviera: "A Monaco mi sono subito sentita a casa"

- Ciao Francesca. Hai voglia di parlarci di come sei finita a Monaco di Baviera?

Ciao! Prima di tutto volevo ringraziarla per avermi dato la possibilità di raccontare la mia esperienza. Attualmente sono iscritta al secondo anno del corso Business & Management dell’Università degli Studi di Torino. Ogni anno l’università promuove un bando Erasmus, permettendo agli studenti “vincitori” di trascorrere un periodo (che va dai 3 ai 10 mesi) all’estero. Senza esitazioni e spronata dai miei genitori ho deciso di candidarmi, consapevole però che i posti disponibili fossero pochissimi e la domanda molto alta.

Le selezioni consistono in test che certificano la conoscenza della lingua. Provenendo dal Liceo Linguistico, conoscevo il tedesco e diciamo che forse questo è andato a mio favore. La domanda per la Germania era più bassa rispetto alle altre nazioni, proprio perché è richiesta la conoscenza del tedesco. Sono rientrata in uno dei due posti per Monaco e, dopo innumerevoli procedure burocratiche, ho iniziato il mio semestre all’estero.

- Avresti potuto affrontare l'Erasmus in un'altra città? Se sì, perché hai scelto proprio Monaco?

Sì, nella candidatura è possibile inserire più destinazioni. Le mie tre scelte erano Monaco, Bruxelles e Lisbona. Se devo essere sincera Monaco è stata una vera e propria rivelazione. Inizialmente l’ho scelta principalmente per le ottime università e perché mi piacerebbe proseguire gli studi in Germania, a Francoforte. Volevo quindi “tastare” il terreno. Mi sono sentita a casa sin da subito. Ha presente quando a volte si dice “ho trovato il mio posto nel mondo”? Beh, Monaco è stata casa per sei mesi e credo che continui ad esserlo.

- Sei mesi mi sono sempre parsi appena sufficienti per comprendere una città straniera. A uno come me, che a Monaco non c'è mai stato, come la descriveresti?

Monaco è una città estremamente dinamica, un mix incredibile di tradizione e modernità. Viene spesso definita “la città più settentrionale d’Italia”, visti i numerosi italiani che ci abitano. In realtà è molto internazionale, cosa che mi ha permesso di conoscere studenti provenienti da ogni parte del mondo. Mi ha sempre affascinato il fatto che i suoi abitanti siano profondamente legati alla tradizione, pur mantenendo uno sguardo verso il futuro. Non c’è da stupirsi quindi se li si vede passeggiare per strada, andare al lavoro oppure in università indossando gli abiti tipici, ovvero il Dirndl per le donne e i Lederhosen per gli uomini. Merita trascorrere una giornata all’Oktoberfest e ai mercatini di Natale, dall’atmosfera magica.

Monaco è una città che incontra i gusti di tutti, dagli amanti della cultura a coloro che preferiscono il relax. Non è sicuramente perfetta: ci tengo infatti a sfatare il mito del “in Germania funziona tutto benissimo”, perché non è affatto così e determinate problematiche, come la burocrazia infinita, si verificano anche laggiù. C’è però da dire che la qualità della vita e le opportunità per noi giovani sono di gran lunga migliori rispetto a quelle italiane. Queste sono anche alcune delle motivazioni che mi spingono a scegliere la Germania come luogo nel quale proseguire i miei studi.

- Domanda (forse) stupida: quali differenze hai trovato tra Monaco e la provincia cuneese?

Beh diciamo che abituata alla piccola realtà di Fossano o comunque Torino, Monaco è stata un bel cambiamento. Nonostante sia immensa, è molto pulita, ordinata e sicura, specialmente per una ragazza di vent’anni. È ai piedi delle Alpi e per questo mi sentivo a casa e poi, a pochi minuti di treno, si può raggiungere la campagna e i laghi circostanti.

- Cosa ti mancava di più di Cuneo, a Monaco?

Risposta forse scontata: la mia famiglia, gli amici e il cibo. Molti sono stati i momenti in cui avrei voluto gustarmi un bel piatto di tajarin, ma ho imparato ad apprezzare la cucina bavarese, che in fondo non è così male. Era comprensibile che sentissi la mancanza degli affetti più cari, ma laggiù, sin dalle prime settimane, si è creato un gruppo molto affiatati di giovani con i quali ho condiviso l’intero semestre e che rivedrò a breve, proprio a Monaco.

s.g.

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