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Curiosità | 17 giugno 2018, 18:32

Torino, chiude la panetteria di corso Marconi in cui Modugno perse la testa per una giovane di Montà d'Alba

Si chiamava Mariuccia, che ha conosciuto il grande interprete alla fine degli anni '40

Foto generica

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Fino a pochi mesi fa al civico 27 di corso Marconi a Torino c'era una panetteria come tante altre. Mobilio in mogano, scaffali con le ceste per il pane, un frigorifero per conservare il latte e qualche pacco di biscotti sistemato sulle mensole semivuote. Dietro al banco lavorava Carmela, quarant'anni e un sorriso che, poco prima di Natale, nascondeva la malinconia del momento.

Sì, perché la bottega dopo più di settant'anni ha abbassato la saracinesca. Colpa della crisi, della concorrenza dei grandi supermercati. I motivi sono sempre gli stessi. La proprietaria che nel 2001 aveva rilevato l'attività dal precedente gestore, ha provato in tutti i modi a cedere il negozio, ma senza successo. Così, con l'affitto da pagare e le spese troppo alte rispetto ai ricavi, non è rimasta che una possibilità: chiudere.

Una storia triste, soprattutto per chi nel quartiere è nato e cresciuto e che ne ha visto scomparire un pezzetto. Questa volta, però, c'è dell'altro. Un episodio dai contorni sbiaditi, che vale la pena raccontare.

Siamo alla fine degli anni Quaranta, in pieno dopoguerra, e nella piccola panetteria di corso Marconi nasce un amore, forse velleitario, tra due ragazzi di bell'aspetto. Lei si chiama Mariuccia Calorio, ha all'incirca diciotto anni e qualche tempo prima è arrivata da Montà d'Alba, piccolo paesino delle Langhe, insieme al fratello e alla sorella. A quei tempi lasciare la provincia per raggiungere la grande città era una consuetudine, ma per molti il trasferimento non era indolore. Mariuccia però ha fortuna e presto trova lavoro in panetteria. Brava e cordiale con i clienti, dentro il negozio trascorre gran parte della giornata. Un buon impiego, anche perché d'inverno a Torino fa freddo e il calore del forno riscalda le ossa.

Ogni sera, dopo aver spazzato per terra, Mariuccia torna a casa insieme ai due fratelli, Maria e Franco, quest'ultimo impiegato come tramviere all'Atm, l'attuale Gtt. I tre vivono in un piccolo alloggio di via Berthollet, nel quartiere di San Salvario. Tutti insieme, sempre uniti. Lo spasimante che le ruba il cuore, all'epoca squattrinato, è un ragazzo pugliese dal capello riccio e scuro. È arrivato sotto la Mole nel '47 a bordo di un camion, con poche idee e molte speranze.

In quegli anni Torino è la capitale della radiofonia, la televisione sta muovendo i primi passi e il cinema è una realtà. L'ambizione del giovane - come racconterà in seguito - è cantare qualche canzone ai matrimoni, magari suonando la fisarmonica che si è portato dietro, avuta in regalo dal padre. Nel frattempo, in cambio di vitto e alloggio, lavora in un'osteria che oggi non c'è più, all'angolo tra corso Marconi (che all'epoca tutti chiamavano corso Valentino) e via Ormea, a poche decine di metri dalla panetteria. Per arrotondare fa anche il gommista in un'officina della zona. Di nome si chiama Domenico, "Mimmo" per gli amici, e di cognome Modugno.

L'interprete di "Nel blu dipinto di blu" a Torino non rimarrà per molto tempo e anche l'amore neonato con Mariuccia sfiorirà nel giro di qualche mese. Negli anni del boom economico lei continuerà a lavorare in città, non si sposerà mai e una volta in pensione, insieme agli inseparabili fratelli anche loro mai sposati, tornerà a Montà, dove è morta dieci anni fa all'età di settantasette anni.

«Era una donna molto riservata - racconta la cugina Laura - non parlava molto di quella storia, anche se la gente era curiosa di sapere cosa fosse davvero successo con Modugno. Una volta però le cose erano diverse, c'erano molti pregiudizi sui ragazzi del sud e non penso che i genitori e il fratello vedessero di buon occhio quel ragazzo.»

Chissà cosa sarebbe successo se Modugno avesse avuto fortuna a Torino e non fosse mai tornato in Puglia. Magari anche la vita di Mariuccia, per cui pare il cantante avesse davvero perso la testa, sarebbe stata un'altra. Fino allo scorso dicembre di questa storia fugace non rimaneva che il luogo d'incontro, una profumata panetteria che per più di mezzo secolo ha sfornato ciabatte e grissini. E che ora, come i due innamorati, non c'è più.

marco panzarella

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