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Agricoltura | martedì 19 giugno 2018, 07:40

All'azienda agricola "Castanea" di Combe (Chiusa Pesio) tutto viene prodotto in serra e i titolari sono due giovani laureati

Claudio e Roberta Baudino, aiutati da mamma Marina e Massimo, si occupano, in modo innovativo, di fragole, piccoli frutti, peperoni e zucche. Impiegando gli insetti utili per combattere quelli dannosi e irrigando a goccia parte delle coltivazioni

Marina, Roberta, Massimo e Claudio in una serra di fragole

Lungo la provinciale in direzione Cuneo-Mondovì, dopo il ristorante “La Ferriera da Nona”, c’è una strada che conduce a Santa Maria Rocca. Imboccandola e proseguendone il tracciato, poco prima di raggiungere la frazione Combe di Chiusa Pesio, attraverso  un percorso alberato sulla sinistra della carreggiata, si scende nella piana sottostante dove ha sede l’azienda agricola “Castanea”.

Ne sono titolari Claudio e Roberta Baudino, 31 e 26  anni, rispettivamente dottore in agraria e laureata in ingegneria gestionale. Li aiutano nell’attività la mamma Marina e Massimo. Abitano tutti a Combe, ma il lavoro lo svolgono in quel piccolo gioiello di terra: sei ettari e mezzo di superficie in proprietà, dei quali due coltivati a fragole e piccoli frutti, uno a peperoni e zucche e il resto costituito da un bosco di castagni e i prati. Poi, ci sono i depositi per gli attrezzi, il cane, il cavallo e alcuni altri animali da “cortile” - l’asino, la capretta, le galline - allevati per soddisfazione personale. “O - come sottolinea mamma Marina, sorridendo - per aumentare ancora il già tanto impegno”.

L’azienda ha almeno tre caratteristiche che balzano subito agli occhi e la rendono particolare e preziosa: ad esserne responsabili sono due laureati, e non è proprio così comune; la conduzione è totalmente a livello familiare e tutte le coltivazioni di frutta e ortaggi avvengono in serra. “Siamo nati dal nulla nel 2009 - racconta Claudio - in quanto prima l’intero terreno era occupato dai castagni e dai prati con il foraggio. Insieme, tutta la famiglia, abbiamo fatto il grande passo, decidendo di coltivare l’ortofrutta in condizioni protette. E incominciando a sistemare i primi tunnel ai quali, poi, nel tempo, anno dopo anno, ne sono stati aggiunti degli altri”.

Perché queste scelte? “La piccola superficie disponibile non consentiva di percorrere strade diverse per rendere l’azienda economicamente sostenibile. I piccoli, frutti, le fragole e gli ortaggi, infatti, hanno una resa maggiore rispetto ad altre colture. Le serre, richiedono, è vero, un consistente investimento iniziale, ma, in seguito, ti danno l’enorme vantaggio di avere la sicurezza del raccolto con qualsiasi condizione atmosferica: dal freddo al troppo caldo; dalla pioggia alla grandine. Inoltre, non richiedono particolari lavori se non la loro scopertura prima dell’inverno”.

Le vostre produzioni a chi la vendete? “Siamo soci della cooperativa Agrifrutta di Peveragno che, a sua volta, fa parte dell’Organizzazione Produttori Ortofruit Italia di Saluzzo. Conferiamo tutto a loro. La programmazione che fanno a inizio annata ci garantisce il ritiro totale delle nostre coltivazioni, senza subire gli andamenti positivi o negativi del mercato. Anche grazie a questa scelta abbiamo avuto delle certezze sullo smercio, che ci hanno consentito di sviluppare l’attività”.

Avete mai pensato alla vendita diretta o al commercio on line? “La prima strada potrebbe rappresentare un percorso futuro, ma bisogna avere i tempi per frequentare i mercati. Il secondo aspetto diventa difficile da concretizzare per una piccola azienda come la nostra, in quanto non ce la facciamo ad assicurare la continuità produttiva e i grandi volumi di ortofrutta richiesti da quel tipo di mercato”.  

LA QUALITA’ DELLE PRODUZIONI

“Grazie all’assistenza tecnica di Agrifrutta - afferma Claudio - ogni anno, con l’inserimento di nuove varietà, riusciamo a fare dei passi in avanti per aumentare la produzione, ma soprattutto per crescere sul fronte della qualità. L’erba nelle coltivazioni la tagliamo quasi tutta con il decespugliatore o altre attrezzature meccaniche. Questo ci permette di avere un secondo vantaggio sull’aspetto qualità: non creando, con l’utilizzo di prodotti chimici, il deserto di erba attorno alle produzioni, consentiamo lo sviluppo spontaneo degli insetti utili che combattono quelli dannosi per le piante di ortofrutta. Ma non solo. Già da alcuni anni introduciamo direttamente noi gli insetti utili, proprio per evitare sempre di più l’uso dei diserbanti”.

Quindi, la qualità per voi è fondamentale? “Rappresenta giustamente il primo requisito chiesto dal mercato. Ma, per poter andare avanti, un’azienda deve riuscire a mantenere qualità e redditività sullo stesso piano. L’inserimento degli insetti utili, ad esempio, permette di conciliare un’ottima qualità e una resa della quantità molto buona”.

Con l’obiettivo futuro della produzione biologica? “La strada del bio, perché abbia una sua sostenibilità, va percorsa in modo graduale. Il nostro modo di operare, però, lo vedo come un cammino in quella direzione”. I consumatori hanno compreso il vostro impegno per assicurare la qualità? “Direi di sì e lo si capisce anche dai buoni risultati ottenuti dai grandi marchi del cibo che hanno puntato su questo aspetto, facendone un loro cavallo di battaglia”.     

LA FORMAZIONE

“Anche in agricoltura - prosegue Claudio - è essenziale, perché le scelte di nuovi investimenti o l’inserimento di nuove colture le devi valutare prima a tavolino, attraverso pianificazioni e strategie. Se risultano essere convenienti allora puoi pensare di tradurle in pratica. Però deve essere un lavoro continuo di confronto con i centri di ricerca e, magari, anche con altri imprenditori del settore. Bisogna sempre informarsi e formarsi per comprendere dove si sta andando”.    

L’INNOVAZIONE

“E’ altrettanto importante. Su questo aspetto la nostra azienda ha fatto un passo in avanti per quanto riguarda l’irrigazione. E’ vero che c’è un Consorzio che ti garantisce l’uso dell’acqua, però seguendo un turno settimanale. Quindi, con le difficoltà organizzative del caso, ma soprattutto con il problema che le nostre coltivazioni, se fa troppo caldo e c’è la siccità, come è avvenuto nell’estate 2017, non possono attendere il giorno previsto dal calendario per essere irrigate”.

Di conseguenza? “Sei anni fa abbiamo realizzato un invaso aziendale che raccoglie l’acqua piovana e l’acqua che ci spetta del Consorzio per poi utilizzarla quando serve. In questo modo riusciamo ad applicare, in parte delle coltivazioni, la tecnica dell’irrigazione localizzata con punti goccia che cadono su ogni singola pianta nel momento in cui ne hanno bisogno. Così tutti i giorni forniamo alle piante l’acqua della quale effettivamente necessitano. In questo modo abbiamo dei vantaggi rilevanti, mentre, in periodi di siccità, la normale irrigazione a scorrimento diventerebbe un dramma”.  

SODDISFAZIONI, PROBLEMI, FUTURO

Chiacchierando con Claudio a un certo punto arriva obbligata la domanda del perché un dottore in agraria coltivi la terra. “E’ una passione - risponde - che ho maturato fin da piccolo e che non mi ha mai abbandonato. Infatti, il mio percorso di studi è andato convintamente in questa direzione anche per avere le conoscenze necessarie a tradurre in pratica il mio sogno da bambino”.

Riflessioni confermate da mamma Marina: “Quando Claudio era piccolo, se non lo trovavo bastava cercarlo tra i piccoli frutti. Lui era là. Poi, nel momento della scelta delle scuole superiori siamo andati a sentire le offerte formative dei vari istituti. Appena è uscito da agraria mi ha subito detto: “voglio studiare queste materie”. Non ha mai avuto incertezze. Era sicuro di voler percorrere quella strada”.

Chiediamo a Claudio di raccontarci le soddisfazioni di fare il mestiere di agricoltore. “Tante. Innanzitutto perché, nel nostro caso, è svolto a livello familiare e questo ti dà maggiore entusiasmo. Poi, il riuscire ad aggiungere ogni anno un nuovo tassello capace di far crescere l’azienda”.

Le difficoltà? “Pur coltivando in serra, quindi con le protezioni adeguate, e con l’irrigazione a pioggia, le condizioni climatiche condizionano comunque le produzioni. Ad esempio il caldo eccessivo e la siccità dello scorso anno in alcune fasi ci hanno dato dei problemi, così come le troppe piogge di quest’anno stanno ritardando le produzioni. Se, però, non avessimo i tunnel, in entrambi i casi ci sarebbe stato il rischio di raccogliere nulla. Per questo motivo un’azienda deve essere ben strutturata e riuscire a pianificare prima le attività, che verranno effettuate, in seguito, sul campo”.

Le prospettive future dell’azienda? “Potenziare il canale dell’utilizzo degli insetti utili, avvicinandosi piano piano alla produzione biologica; migliorare ulteriormente la qualità delle colture anche attraverso l’inserimento di nuove varietà e, come abbiamo fatto fino a ora, giorno dopo giorno, far progredire l’attività”.

Cosa vorreste dalle Istituzioni? “Non ci sentiamo abbandonati, ma servirebbe un maggiore confronto. Ad esempio dare vita a dei tavoli in cui ogni comparto agricolo delle diverse filiere possa portare le proprie idee ed esporre le difficoltà. Solo attraverso il dialogo di tutti i settori di una filiera si possono ottenere dei buoni risultati. Perché il problema del produttore non è quello del trasformatore, di chi commercializza o del consumatore finale. Allora basterebbe creare le condizioni affinché queste figure si parlino, per alzare il livello della qualità e dare la giusta ed equa remunerazione a tutti quelli che lavorano per ottenerla”.

Ce ne andiamo dall’azienda “Castanea” consapevoli che anche coltivando poco terreno è possibile ottenere grandi traguardi. Ma solo mettendo insieme conoscenza, ricerca, voglia di innovare, impegno, passione per il proprio mestiere. Con il valore aggiunto e la ricchezza di poterlo fare grazie a una famiglia unita.       

Sergio Peirone

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