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Choconews | mercoledì 20 giugno 2018, 13:02

Le dolcezze di vico dei Castagna, dal 1866 il regno del cioccolato Viganotti per riconciliarsi con la vita

La cioccolata preferita da Gino Paoli che scrisse "Cielo in una stanza" poco lontano dal laboratorio artigianale dove i prodotti si preparano ancora come centocinquant'anni fa

Le dolcezze di vico dei Castagna, dal 1866 il regno del cioccolato Viganotti per riconciliarsi con la vita

I carruggi del centro storico di Genova si snodano in un succedersi di linee e colori, tra l’ocra, il rosso, e l’azzurro del cielo a strisce, dapprima sono aperti e luminosi poi diventano sempre più oscuri.

Nei pressi di Porta Soprana, a due passi da piazza delle Erbe, si trova vico dei Castagna, il cui nome deriva da una nobile famiglia, che abitava in un palazzo della zona (Urbano VII, il cui pontificato durò soltanto dal 15 al 27 settembre 1590, era un Castagna, nato a Roma) aldilà di un’antica porta di legno scuro, con i vetri smerigliati, si apre un paradiso di dolcezze, con mura color confetto, mobili chiari e tendine candide, che nello schiudersi mostrano il laboratorio dove vengono confezionate delizie paradisiache. È dal 1866 il regno del cioccolato Viganotti.

Poco lontano si trova la casa del "Cielo in una stanza" di Gino Paoli, un luogo di piaceri di altro genere, dal celebre soffitto viola. È il cantante stesso a ricordarlo “Il casino Castagna era il mio preferito. C'era gente simpatica, giocavo a scacchi con le ragazze... Qui è nato Il cielo in una stanza. Oggi, dell'omonimo postribolo resta solo la porta. In compenso, lì accanto c'è la migliore cioccolata d'Europa”.

Gino Paoli è ancora un cliente della cioccolateria, insieme a tanti altri noti personaggi.  Nei periodi di festa il negozio è affollatissimo, bisogna mettersi in coda pazientemente, ma ne vale la pena.

Arrivati al bancone si schiude uno spettacolo dolcissimo: cioccolato fondente, al latte, bianco e gianduia, con nocciole e mandorle, boeri, arancini, croccantini, agrumi canditi tuffati nel cioccolato, scorzette di arancio, limone e pompelmo, praline di infinite gusti (anice stellato e  cannella, peperoncino e  verbena, lavanda e citronella…).

Nel laboratorio artigianale i prodotti si preparano come centocinquant'anni fa, negli stessi recipienti di rame, nella stessa «mélanger» per macinare nocciole e tostare le fave di cacao, con la ricetta della tradizione: ingredienti di prima scelta e aromi naturali.

Una bottega preziosa dove fare assaggi e acquisti per riconciliarsi con la vita, alla stregua di tante altre realtà genovesi eccellenti, dagli Zuccotti in Santa Zita, ai Romanengo in Soziglia o ai Buffa in via Fiasella.

La città alla fine dell’Ottocento, con ben 45 aziende cioccolatiere, gareggiava infatti in qualità con Torino.

 

Cristiana Lo Nigro

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