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Cronaca | 20 giugno 2018, 15:05

Scrisse dell'abuso subìto da bambina in un tema: a processo lo zio

Oggi la madre della ragazza ha raccontato ciò che sarebbe accaduto alla figlia durante il soggiorno, durato un paio d’anni, del fratello presso loro abitazione

Foto Fabrizio Dao

Foto Fabrizio Dao

Mia figlia voleva sovente dormire con me, col senno di poi ho capito il motivo. In seguito mi disse che lui le aveva messo le mani addosso”. E’ la testimonianza di una donna nel processo che vede imputato il fratello con un’accusa molto grave: violenza sessuale ai danni della nipote, che all’epoca di fatti aveva dieci anni.

In tribunale oggi non erano presenti né l’imputato, che vive all’estero, né la giovane. La madre della ragazza ha raccontato davanti ai giudici ciò che sarebbe accaduto alla figlia durante il soggiorno, durato un paio d’anni, del fratello presso loro abitazione, in un paese del Monregalese: “Seppi delle sue attenzioni dopo che se n’era andato via. Una sera mia figlia mi chiamò piangendo. Spiegò che aveva paura dello zio perché l’aveva violentata. Avrei voluto sapere di più ma non aggiunse altro”.

La vicenda emerse pubblicamente qualche tempo più tardi, nel 2015. Durante il primo anno di scuola superiore la ragazza scrisse due temi, nei quali raccontava quello che le era successo. Sul punto è stata sentita la professoressa d’italiano, teste del pm Marinella Pittaluga, che ha descritto la sua alunna “molto intelligente, solo un po’ timida e introversa”: “Nel primo tema scrisse di aver subito un abuso dallo zio. Rimasi molto scossa nel leggere quelle parole, poi parlai con la studentessa che mi confermò: quello che aveva scritto era vero, e che a seguito di quella vicenda era seguita da una psicologa”. Al primo seguì un altro tema, nel quale la giovane riferì nuovamente della brutta vicenda, questa volta in modo più dettagliato: “Le parlai nuovamente. Le dissi che se era stata vittima di un abuso avrebbe dovuto aver giustizia, e di non sentirsi in colpa perché il vero mostro era lo zio. Sentendo queste parole lei finalmente si sciolse”.

La ragazzina ne aveva parlato anche con le compagne di classe: “Il primo anno delle superiori ci confidò che andava dalla psicologa perché aveva subito molestie sessuali da parte dello zio, dai 9 ai 12 anni”. Ma ne aveva accennato ancor prima. Un’amica: “Ci conoscevamo fin da piccole, quando facevamo le medie ci scambiavamo un quaderno dove annotavamo le nostre confidenze. Lei scrisse che una sera era stata violentata dallo zio ubriaco”. Un’altra compagna delle superiori: “Ci raccontò che lo zio le aveva messo le mani addosso, e che l’aveva vissuta come una violenza psicologica”. Infine è stata ascoltata la psicologa che era presente durante le deposizioni in sede di indagini: “Quando parlava dello zio si irrigidiva quasi fino alle lacrime”.

Le domande della difesa hanno riguardato la personalità della ragazzina, che forse avrebbe potuto patire, all’epoca dei fatti, alcuni cambiamenti importanti: il suo passaggio alla maturità sessuale e il formarsi della nuova famiglia del padre: “Era una ragazza equilibrata. Non mi ha dato l’impressione che il suo racconto fosse frutto di immaginazione. I test confermarono un trauma subito”, la risposta della psicologa.

L’udienza è stata rinviata il 25 luglio per la testimonianza del padre e per la discussione.

Monica Bruna

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