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Politica | 25 giugno 2018, 15:37

Verso le elezioni regionali: in quattro anni lo scenario politico è cambiato radicalmente

Prima di avviare servizi, analisi, interviste che ci accompagneranno al voto per il Piemonte in calendario nel 2019, vediamo quali furono i risultati nel Cuneese nel 2014

Verso le elezioni regionali: in quattro anni lo scenario politico è cambiato radicalmente

I ballottaggi di domenica hanno suonato un nuovo, preoccupante campanello d’allarme per il Pd e per il centrosinistra, che paiono aver imboccato una strada in discesa senza che s’intravvedano vie d’uscita.
Per contro, dal fronte del centrodestra, dopo la nascita del governo giallo-verde, appaiono ancora in via di definizione le alleanze.

Lega e Forza Italia, che sui banchi del Parlamento siedono su fronti opposti, torneranno ad unirsi? E sulla base di quali presupposti?

Fatta questa premessa, non possiamo che registrare che il dibattito politico, almeno per quel che concerne la nostra realtà, da qui in poi sarà interamente proiettato sulle regionali del prossimo anno.

Targatocn proporrà una serie di analisi, interviste, riflessioni in vista dell’appuntamento che porterà il Piemonte alle urne nella primavera del 2019.

Cominciamo col riprendere in considerazione i numeri che caratterizzarono la scorsa consultazione.

Li riproponiamo come elementi “storici”, consapevoli che dal 2014 ad oggi lo scenario politico è cambiato radicalmente.

Ma altrettanti consapevoli che, mancando ancora quasi un anno al ritorno alle urne e considerata la volatilità del voto, tanto in Italia quanto in Europa, novità oggi inimmaginabili potrebbero nel frattempo intervenire.

Prendiamo in esame il voto delle scorse regionali per quel che concerne la Circoscrizione di Cuneo, dove gli elettori furono 486.353 (68,7%) con un incremento di due punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni.

Sei furono i candidati presidenti: Sergio Chiamparino (centrosinistra), Gilberto Pichetto Fratin (centrodestra ma non unito), Davide Bono (5 Stelle), Guido Crosetto (Fratelli d’Italia), Enrico Costa (Ncd-Udc) e Mauro Filingeri (L’altro Piemonte a sinistra).

Ottennero, in ordine, nei 250 Comuni della Granda: il 45,60%, il 22,50%, il 16,60%, l’8,48%, il 5,96% e lo 0,83%.

Da rilevare come su sei candidati alla presidenza, due fossero cuneesi, Crosetto e Costa.

L’altra annotazione, di carattere politico, è che il centrodestra arrivò all’appuntamento diviso in tre spezzoni: Forza Italia-Lega con Pichetto, Fdi con Crosetto e la componente centrista con Costa.

Questa situazione favorì indubitabilmente l’elezione di Chiamparino che nel Cuneese ottenne 138.636 voti (45,6%).

Questi i risultati, sempre riferiti alla nostra provincia, delle sei liste che lo appoggiavano: Pd 74.595 voti (29,7%); Chiamparino per il Piemonte 26.886 (10,7%); Scelta Civica 6.777 (2,7%); Moderati 5.367 (2,1%); Sinistra Ecologia e Libertà 3.522 (1,4%); Italia dei Valori 1.654  (0,6%).

Due i consiglieri regionali espressi dal Pd sulla quota proporzionale nella Circoscrizione di Cuneo: Francesco Balocco (Fossano) e Paolo Allemano (Saluzzo). Uno quello eletto nella lista Chiamparino per il Piemonte: Alberto Valmaggia (Cuneo).

Il centrodestra di Pichetto era sostenuto da Forza Italia 36.927 voti (14,7%); Lega 26.864 (10,7%); Partito Pensionati 1.434 (0,6%); Destre Unite 637 (0,2%); Civica per il Piemonte 554 (0,2%); Verdi Verdi 475 (0,2%); Grande Sud-Azzurri Italiani 196 (0,1%).

Due i cuneesi eletti nella Granda: Franco Graglia (Forza Italia) e Gianna Gancia (Lega).

Gli altri quattro candidati presidenti, Bono, Crosetto, Costa e Filingeri, avevano ciascuno una sola lista d’appoggio.

L’unico, oltre alle forze politiche già citate, ad esprimere un seggio in provincia fu il MoVimento 5 Stelle, che elesse a Palazzo Lascaris Mauro Campo.

Giampaolo Testa

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