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Cronaca | 26 giugno 2018, 15:26

Savigliano: tempestò di telefonate il reparto di psichiatria, donna condannata a cinque mesi

L’imputata: “Mi sento vittima di ingiustizie e abusi”. Era stata denunciata nel 2017 da un medico del reparto di igiene mentale, che lamentava di aver ricevuto numerosi messaggi e telefonate. In particolare una chiamata l’aveva preoccupato: una voce femminile lo minacciava facendo riferimento al possesso di una pistola

Immagine di repertorio by Pixabay

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Non soffro di mania di persecuzione, ma mi sento vittima di ingiustizie e abusi da parte del sistema medico psichiatrico. Vorrei che la legge riconoscesse i torti che ho subito, perché sono stata lasciata sola e senza tutele”. A parlare è una donna imputata per stalking e interruzione di pubblico servizio, poco prima della sentenza che ieri l’ha condannata a 5 mesi di reclusione.

Era stata denunciata nel 2017 da un medico del reparto di igiene mentale dell’ospedale di Savigliano, che lamentava di aver ricevuto numerosi messaggi e telefonate, per lo più mute, sul cellulare che usava per lavoro. In particolare una chiamata l’aveva preoccupato: una voce femminile lo minacciava facendo riferimento al possesso di una pistola.

Oltre a molestare il medico, l’imputata, che aveva subito un trattamento obbligatorio nel 2009, avrebbe anche fatto centinaia di telefonate in reparto, da cui l’accusa di interruzione di pubblico servizio. Il pm, chiedendo la condanna a 1 anno di reclusione, aveva però espresso perplessità sulla capacità di intendere e di volere della donna, peraltro confermata da una perizia in sede preliminare del giudizio.

Le indagini dei carabinieri di Savigliano avevano portato all’individuazione dell’autrice delle chiamate esaminando i tabulati telefonici. Alcune delle chiamate erano partite da cabine pubbliche, altre erano state fatte utilizzando un’utenza intestata alla madre dell’imputata.

Ammetto che ho fatto qualche telefonata”, ha dichiarato la donna. “Ma molte meno di quelle che mi sono state attribuite. Chiamavo perché cercavo qualcuno che mi prestasse ascolto, non ce l’avevo con il dottore in particolare, ma con tutto il sistema psichiatrico. Io non sono malata e non ho bisogno di psichiatri, ma solo di un supporto psicologico per quello che ho dovuto subire”. La donna ha anche aggiunto di aver smesso di importunare telefonicamente il reparto.

La difesa aveva precisato che solo otto sono le chiamate sicuramente riconducibili all’utenza della madre, nell’arco di tempo dal gennaio a ottobre 2016: “Ma non hanno determinato alcun grave stato di ansia e di paura nel medico, che sostanzialmente non ha cambiato le sue abitudini di vita. La mia assistita non ha neppure causato turbamento nel servizio pubblico. L’attività in reparto non ha subito interruzioni, nessun paziente ne ha risentito”.

r.t.

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