/ Cronaca

Cronaca | 27 giugno 2018, 07:26

“Identificare i nomadi? Può essere un antidoto alla criminalitá”

A sostenerlo da oltre dieci anni è il procuratore di Oristano Ezio Domenico Basso, originario del monregalese. Unico magistrato in Italia a contestare a rom e sinti il reato di associazione a delinquere

Ezio Domenico Basso

Ezio Domenico Basso

“Sono anni che lo affermo: poter contare su una banca dati con le impronte digitali dei nomadi, significa privarli della loro arma migliore per sfuggire alla legge, ossia l’impossibilità di essere identificati”.

A dirlo - anzi a ribadirlo per l'ennesima volta da dieci anni a questa parte - è Ezio Domenico Basso, procuratore della procura di Oristano, in Sardegna, che quando era sostituto procurato presso la procura di Mondovì, era balzato agli onori della cronaca per essere diventato, grazie alle sue indagini certosine, il “pm antinomadi”. Nomea che gli portò anche ad essere bersaglio di un attentato quando, in piena notte, venne lanciata contro casa sua una bombola molotov e quindi finì sotto scorta. Scorta che, per indagini svolte quando era a Vercelli alcuni anni fa, ha tuttora.

Ancora oggi, Ezio Domenico Basso, è il magistrato italiano che vanta nel suo curriculum il più alto numero di indagini su rom e sinti, rispetto a quanto abbia fatto qualsiasi altro suo collega. Primo magistrato italiano a contestare ai nomadi anche il reato di associazione per delinquere, paragonando così le famiglie nomadi a piccoli ma efficaci ed efficienti, “clan di criminalità organizzata”, che si spostano da un luogo all’altro, mettendo in atto furti, rapine e truffe soprattutto nel Nord e nel Centro italiana, molto meno al Sud, dove la criminalità organizzata vanta un livello di delinquenza ancora superiore.

“La mia prima indagine sui nomadi - ricorda il procuratore di origini monregalesi - risale al 2000, con l’arresto di una quarantina di rom che, da casa attraverso il cellulare, davano indicazioni a un gruppo di bambini su dove, come e quando andare a rubare”.

A nulla serviva a fermare i minori, che nessuno veniva a prendere in caserma, per paura di essere arrestato e, una volta messi in una comunità protetta, questi bambini scappavo dopo poco tempo per tornare nei loro campi nomadi e quindi proseguire a rubare su indicazione di grandi.

“Numerose invece, le indagini sui gruppi sinti, residenti nei campi nomadi di Cuneo, Carignano e Moncalieri - prosegue il procuratore Ezio Domenico Basso -, svolte dal 2000 al 2008. Molti i filoni di indagini, che portarono all’arresto di oltre 200 sinti”

Sono state indagini lunghe e laboriose: per la prima volta in Italia, grazie ai pesanti capi di imputazione contestati, queste persone appartenenti ai gruppi rom e sinti, sono state condannate a diversi anni di carcere e ad alcune di loro è stata tolta la patria potestà. “Se avessimo potuto contare su una banca dati - ricorda Basso - le indagini sarebbero proseguite in maniera più spedita”.

Il procuratore di Oristano Ezio Domenica Basso, concorda quindi con la proposta di procedere alla identificazione dei nomadi presenti in Italia. “Trovo che la proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini sia consona ed utile, come già ero d’accordo con l’idea di identificare i gruppi di nomadi, lanciata da Roberto Maroni, quando dieci anni fa, era al Viminale. Del resto in un momento in cui si parla di prendere le impronte digitali ai dipendenti pubblici, non mi pare nulla di così grave identificare delle persone che vivono sul nostro territorio. Cosa che si fa anche con i cittadini italiani, nel caso in cui non si possano identificare in altri modi, per esempio attraverso la carta di identità”

Due nomadi su cinque, in Italia, sono apolidi, ossia quando sono nati non sono stati registrati all’anagrafe e quindi per lo Stato non esistono. Ed identificare un fantasma diventa difficile.

NaMur

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium