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Cronaca | 04 luglio 2018, 14:29

Pasticcere a processo per presunte molestie alla dipendente: l’accusa chiede la condanna a tre anni

La difesa: “Molte bugie, è stato incastrato”

Pasticcere a processo per presunte molestie alla dipendente: l’accusa chiede la condanna a tre anni

Colpevole secondo l’accusa, con richiesta di condanna a 3 anni di reclusione. Innocente invece per la difesa. Le parti hanno discusso questa mattina in tribunale nel processo a carico del titolare di un bar pasticceria in provincia di Cuneo accusato di molestie sessuali e maltrattamenti sul posto di lavoro.

Nel 2016 era stato denunciato da una donna trentenne, che aveva lavorato con lui per oltre dieci anni. Si era licenziata, benché avesse bisogno di quello stipendio, perché il principale l’avrebbe molestata quotidianamente per un periodo di quattro anni: “Si strusciava, mi sussurrava frasi di tipo sessuale. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu quando tentò di baciarmi”, aveva raccontato la donna.

Dichiarazioni coerenti, lineari e circostanziate” quelle rilasciate dalla persona offesa secondo il sostituto procuratore Carla Longo. Il pasticcere aveva scritto due biglietti nel 2011, nei quali si scusava con la donna della quale si era invaghito: “Davano per scontato che qualcosa era successo. L’imputato chiedeva scusa per comportamenti che aveva percepito come non corretti nei confronti della dipendente. Che ha tollerato per molto tempo fino a quando ha dovuto licenziarsi”.

Il pm ha quantificato la pena tenendo conto dell’ipotesi meno grave del reato di violenza sessuale e dell’offerta risarcitoria di 10 mila euro offerta accettata dalla donna (seppur a titolo di acconto).

Per l’avvocato di parte civile Marta Merlo la sua assistita ha patito danni di vari tipi: biologico e morale perché a causa dei comportamenti del suo datore di lavoro è caduta in depressione; patrimoniale, per aver dovuto rinunciare ad un impiego sicuro.

Un processo indiziario dove i fatti sono stati esaltati per incastrarlo. Ha detto di essere stata molestata quasi quotidianamente, ma in udienza ha raccontato solo tre episodi. E’ la tesi difensiva dell’avvocato Piercarlo Botto, che ha chiesto l’assoluzione: “Molte bugie e qualche piccola verità” da parte della donna, che quando aveva già interrotto il suo rapporto di lavoro, avrebbe cercato di recuperare elementi di prova contro il suo principale tramite uno scambio di sms con una collega della pasticceria “per sapere cosa volevano fare i titolari nei suoi confronti”.

In quanto ai due biglietti, per il difensore l’imputato “chiedeva scusa in punta di piedi per essere entrato nella vita di una coppia. Confermano che si era innamorato, nient’altro”.

La sentenza sarà pronunciata il 12 settembre.

Monica Bruna

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