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Al Direttore | martedì 10 luglio 2018, 20:40

"Come può la Polizia di Frontiera di Limone Piemonte, ridotta a solo undici unità, garantire la sicurezza lungo i nostri confini?"

L'appello del Siulp Cuneo (sindacato italiano dei lavoratori della Polizia di Stato) che denuncia carenza di uomini e mezzi. "A Cuneo è presente una sola volante per turno, l’ufficio denunce è sprovvisto della presenza di un ufficiale di P.G. nelle ventiquattro ore, il personale destinato agli uffici dell’immigrazione, dei passaporti o in altre articolazioni viene costantemente impiegato in servizi di ordine pubblico nelle varie manifestazioni della provincia"

Il Siulp ancora una volta rinnova l’appello alle autorità competenti sul tema della sicurezza e si rivolge alle forze politiche della nostra Provincia che troppo spesso sono rimasti silenti.

La tutela della sicurezza è stata il tema principale della campagna elettore di tutte le forze politiche delle passate elezioni; oggi è finita nel dimenticatoio “FINITA LA FESTA GABBATO LO SANTO”.

Complessa è oggi l’azione della classe politica dirigente, che più che mai è chiamata a dare risposte alle esigenze di una società in continua evoluzione ed il concetto stesso di “sicurezza” è in continua mutazione, variando nei limiti e nei campi di applicazione.

Diventa quindi prioritario nonché necessario che l’impiego delle donne e degli uomini della sicurezza pubblica si evolva al passo con i tempi e per tale motivo non è più possibile immaginare una Polizia arroccata agli stereotipi del passato.

Il SIULP quando parla di Polizia intende la complessa macchina dell’amministrazione generale della  pubblica sicurezza nella sua complessità, diretta dal Questore autorità provinciale di pubblica sicurezza. Il cittadino italiano mai come in questo momento rivendica con forza il diritto alla legalità, nei suoi molteplici aspetti che non sono solo la repressione e la prevenzione degli illeciti, ma l’equità sociale.

Stiamo ancora aspettando la riforma epocale del sistema sicurezza proclamata negli ultimi anni da tutti i Ministri dell’Interno che si sono avvicendati: riforma di cui non si conoscono ne i dettagli ne le tempistiche, tale da pensare che sia morta prima di nascere, come tanti progetti nati solo a fini propagandistici.

Se per riforma della pubblica sicurezza la politica intende la cancellazione di una forza di polizia ad ordinamento civile (Corpo Forestale dello Stato) che anziché confluire nella Polizia di Stato è stata inglobata nell’Arma dei Carabinieri senza tener conto dei diritti di rappresentanza sindacale di tutti quei colleghi che di certo non si sognavano di diventare militari allora inseguiamo un modello che mira alla cancellazione della democratica e civile legge 121/81 riportando le Forze di Polizia alla status antecedente alla predetta riforma.

E non si può di certo chiamare riforma l’istituzione del Poliziotto e del Carabiniere di Quartiere o l’incauto progetto delle ronde private, iniziative nate per assecondare appetiti locali o per operazioni meramente politiche e fallite miseramente con costi che come sempre vengono sostenuti dai cittadini inermi spettori.

Tuttavia al peggio non c’è mai fine di recente istituite le Unità UOPI (unità operative di pronto impiego) presenti nei principali capoluoghi d’Italia, compresa la nostra Questura, anch’esse nate sull’onda emotiva e frutto della propaganda del governo di turno, su un progetto alquanto fantasioso e dai contorni poco chiari, ennesi figli della politica dell’apparenza.

Eppure a nostro avviso la loro istituzione poteva rappresentare una risorsa per la tutela della sicurezza, portando unità operative all’interno delle Questure che hanno visto nel corso degli ultimi anni un lento depauperamento di risorse in termini di uomini e mezzi a tutela dei cittadini. Il problema delle UOPI sta nella poca chiara definizione dei loro compiti e del poco chiaro inquadramento organizzativo. Infatti tale unità nata all’interno della Questura sotto l’UPGeSP, oggi passano sotto la direzione del Reparto Prevenzione Crimini sito nel capoluogo di regione: nella fattispecie la Questura di Cuneo viene ridimensionata in un sol colpo di circa il 10% dell’intero organico senza previsioni di reintegro.

Il tutto in una provincia che si trova a pochi chilometri dal confine francese che dovrebbe farsi carico del delicato controllo dei confini di stato alla luce dei drammatici eventi legati alle ondate migratorie e alle minacce terroristiche.

E così, mentre la P.A.F. (Polizia di Frontiera francese), da Ventimiglia passando per Limone Piemonte fino a Bardonecchia, fa posti di blocco lungo le valli, controllando una per una, automobili camper e rafforzando i controlli in ingresso ed in uscita dal territorio francese, la Polizia di Stato italiana resta a guardare impotente.

Si, impotente, perché come può la Polizia di Frontiera di Limone Piemonte ridotta a solo undici unità (comprese il comandante) a garantire la sicurezza lungo i nostri confini se cinque agenti sono impiegati alla vigilanza della struttura, perché non esistono sistemi di video sorveglianza autonoma e sistemi di sicurezza passivi e soltanto sei poliziotti sono deputati al pattugliamento di un territorio che va da Torino a Ventimiglia e al contestuale di tutte le incombenze burocratiche amministrative!

Riforma a tutela della sicurezza non può essere anche la lenta e l’inesorabile soppressione della delicata e quanto mai attuale azione altamente specialistica della Polizia Postale come abbiamo avuto modo di denunciare con forza nel nostro accorato appello all’apertura di un confronto con il Ministro dell’Interno.

E che dire della delicata azione della Polizia Stradale ormai stretta dalla morsa della convenzione AISCAT che impone un regime minimo di unità presenti sulle arterie autostradali che non può essere garantita solo dalle Sottosezioni Autostradali in cronica carenza di organico, distogliendo così risorse (anch’esse in regime minimo) dall’attività di controllo di Polizia Stradale dalla viabilità ordinaria. Le riforme in nome della sicurezza necessitano di risorse in termini di uomini e mezzi adeguati.

Tuttavia alla luce di quanto sopra fino ad oggi assistiamo a soli interventi per l’emergenza attuati solo per tamponare l’emotività suscitata dalla necessità di dare risposte alla popolazione su questioni legate a intolleranze etniche, politiche, razziali e religiose e all’immancabile presenza delle varie forme di criminalità organizzata, senza mai elaborare un progetto complessivo razionale, efficace e definitivo.

Denunciamo che in un momento di grande allerta per la sicurezza nazionale l’organico della Polizia di Stato è sotto del 20%, con realtà in cui tale percentuale aumenta drasticamente.

Un organico “afflitto” da senilizzazione (come dice il nostro Capo della Polizia) per il mancato tour over, l’età media dei polizotti della Granda sfiora i 48 anni, il che significa che nei prossimi due anni un altro 20% andrà in pensione per raggiunti limiti di età, di questo passo alla stregua di quanto già avvenuto alla Polizia Postale di Cuneo anche la Questura di Cuneo sembra inesorabilmente avviata verso l’estinzione.

A tale dato si associa inoltre una organizzazione non ottimale delle risorse che vede un numero eccessivo di unità operative impegnate in attività burocratiche che potrebbero essere rese disponibili dall’attivazione di risorse tecnologiche e dallo spostamento di procedure burocratiche ai sindaci e alle Prefetture relegando la Polizia di Stato alla vera azione che è quella di vigilanza, controllo e decretazione.

Siamo ormai lontani dall’impegno dei governi succedutesi dal 1992 ad oggi dell’apertura di un Commissariato di P.S. nel comune di Alba, siamo riusciti solo grazie alla testardaggine, l’impegno, la tenacia del Questore Fusiello e di amministratori locali ad aprire presso la Sottosezione Polizia Stradale di BRA di sezione distaccata dell’Ufficio Passaporti e Immigrazione.

La Questura di Cuneo la Prefettura, i Distaccamenti di Polizia Stradale non hanno più la vigilanza armata ormai da anni. Il Questore (AUTORITA’ PROVINCIALE DI PUBBLCA SICUREZZA) si è privato del proprio autista/tutela per destinarlo ad altra mansione, il Prefetto no.

 La Questura è in continuo affanno nella gestione dei servizi di Ordine e Sicurezza Pubblica nei servizi autorizzativi di Polizia quali detenzione di armi, espatrio ed immigrazione e soprattutto nel controllo del territorio.

A Cuneo è presente una sola volante per turno, l’ufficio denunce è sprovvisto della presenza di un ufficiale di P.G. nelle ventiquattro ore, il personale destinato agli uffici dell’immigrazione, dei passaporti o in altre articolazioni viene costantemente impiegato in servizi di ordine pubblico nelle varie manifestazioni della provincia.

Questa è la tutela del cittadino in termini di sicurezza in questa provincia?

E’ questo il modello di tutela della sicurezza nazionale che lo Stato vuole in una provincia di confine?

Il SIULP cuneese, se non ci saranno risposte chiare da parte del Governo e delle autorità locali, se non ci sarà un aumento di mezzi e uomini, attuerà delle forme di protesta articolate che interesseranno anche le procedure di concertazione previsti dall’accordo nazionale quadro per quanto riguarda le reperibilità orari in deroga e di ogni servizio che si discosti dalle regole fissate in ambito nazionale.

Ovviamente il senso dello stato e l’attaccamento al dovere fa sì che nessun poliziotto abbia intenzione di scioperare per cui abbiamo scelto queste forme di protesta perché sono l’unico modo per farci sentire da un Dipartimento della P.S. lontano e spesso disinteressato dai problemi che affrontano questori e poliziotti. A Cuneo ci sono uomini e donne che lavorano con dedizione e professionalità nonostante situazioni difficili e in qualche caso anche imbarazzanti.

Il SIULP rinnova l’appello a tutte le forze politiche cuneesi, chiuse inspiegabilmente in un silenzio assordante: ci rivolgiamo pertanto speranzosi al neo Ministro dell’Interno e al nuovo parlamento affinché possa aprirsi un serio dibattito sul tema del ridimensionamento dei presidi territoriali della Polizia di Stato, che sembrano essere gli unici uffici interessati da revisioni di spesa e politica dei tagli, con in prospettiva danni incommensurabili in termini di tutela e sicurezza dei cittadini.                                                                                                                                           La Segreteria Provinciale SIULP Cuneo

c.s.

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