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Agricoltura | 10 luglio 2018, 07:45

Roccabruna, la storia coraggiosa di Sara e Luca: hanno chiuso uno studio di ingegneria per aprire "La Baita di Montagna"

In un posto dal panorama mozzafiato coltivano solo produzioni biologiche e biodinamiche: frutta; verdura dell'orto; miele, tisane e condimenti vegetali. Hanno due figlie, Noemi di 9 anni e Melissa di 9 mesi, e molti progetti per il futuro. Ma anche un'amarezza: "Le aziende montane sono abbandonate dalle Istituzioni"

La piccola Melissa assaggia con gusto le fragole di mamma Sara e papà Luca a borgata Casette

La piccola Melissa assaggia con gusto le fragole di mamma Sara e papà Luca a borgata Casette

Nelle giornata limpide, il posto è spettacolare, con una panorama mozzafiato su Dronero e, in lontananza, su Cuneo. Si respira, a pieni polmoni, il profumo della natura. Siamo a borgata Casette, ora stradina Se Canta, a 750 metri di quota e a un chilometro dal bivio che conduce al centro di Roccabruna. Sulla collina di fronte.

Si arriva salendo lungo un percorso stretto che passa tra altre borgate: nel primo tratto è asfaltato, ma nell’ultima breve parte ha la copertura sterrata. Con l’auto bisogna andare a passo d’uomo, perché le recenti piogge ne hanno dissestato il manto e ti pare di essere sulle montagne russe del Luna park. Lì, c’è la sede dell’azienda agricola “La Baita di Montagna”.

Ne è titolare Sara Aimar, 40 anni, aiutata nel lavoro dal marito Luca Menardi, 44 anni. Hanno due figlie: Noemi, 9 anni, che il giorno della visita era all’Estate Ragazzi, e Melissa, di appena 9 mesi. Sono scesi ad aspettarmi a Dronero. “Per arrivare - spiegano - ci vogliono solo cinque minuti di macchina, ma a chi non è mai venuto a trovarci diamo sempre l’appuntamento sotto in quanto raggiungerci è piuttosto complicato. Ci mettiamo meno tempo a fare così che non a indirizzarli lungo il tragitto. Anche perché il navigatore satellitare ti abbandona in mezzo alla collina”.

Già questo basterebbe a scoraggiare i più. Invece, no. La storia di Sara e Luca, molto particolare e coraggiosa, evidenzia come le difficoltà logistiche del quotidiano non costituiscano un problema e, se sommate all’ingegno e alla passione per il loro mestiere, rappresentino addirittura un valore aggiunto capace di creare le condizioni per un modo di vivere al di fuori degli schemi. Ma la loro è stata una scelta consapevole, perché la realtà abitudinaria e di ufficio l’hanno provata. “Sono originaria di Roccabruna - racconta Sara - e Luca della frazione Madonna dell’Olmo di Cuneo. Ci siamo conosciuti all’Università di Torino. Ero iscritta a ingegneria edile: ho dato 30 esami senza terminare gli studi. Luca si è laureato in ingegneria chimica e ha lavorato al Centro Ricerche Fiat di Orbassano. Nel 2004 abbiamo deciso di tornare a “casa” e aprire, a Roccabruna, uno studio di progettazione nel settore del riscaldamento”.

Dopo, cosa è successo? “La crisi edilizia ci ha creato parecchi problemi: il lavoro non mancava, però il difficile era essere pagati. Nel 2012 c’è stata la prima svolta nella nostra vita: visto che il mio lavoro in ufficio non era indispensabile e che i miei genitori gestivano una piccola azienda agricola a borgata Toschia, ma volevano smettere, abbiamo deciso che avrei provato a continuare la loro attività”.

Con il passare del tempo l’entusiasmo è aumentato e nel 2014 anche Luca ha scelto di mollare lo studio di progettazione e aiutare Sara. “Da un punto di vista - dice Sara - mi è spiaciuto un poco, in quanto per Luca non è stato un passo facile. Però ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti: continuiamo a non prendere soldi con la progettazione oppure ci buttiamo nell’azienda e proviamo a svilupparla? Abbiamo imboccato la seconda strada. D’altronde Luca, nel periodo universitario, mi confidava sempre di avere una passione: aprire un agriturismo”.

E allora hanno acquistato nuovi terreni nella borgata Prarosso e quelli a Casette, dove c’è anche un cascinale in pietra dei primi del 1900 e un edificio degli Anni Settanta che hanno ristrutturato internamente per poterci abitare. L’azienda è cresciuta e ora gestiscono, quasi interamente in proprietà, sei ettari di terreno: per il 70% coltivati a mirtilli, fragole, asparagi, castagni e verdure dell’orto. C’è, poi, un frutteto di meli, ma ormai è giunto al termine del cammino produttivo e dovrà essere smantellato. Il rimanente è bosco, anche se, a ogni stagione, ne puliscono un pezzo per renderlo utilizzabile a impiantare nuove coltivazioni. Inoltre, hanno iniziato a impegnarsi nell’apicoltura. In particolare Luca.

“Adesso - sottolinea Luca - abbiamo un centinaio di alveari e produciamo i mieli classici: ciliegio, tarassaco, acacia, tiglio e castagno. Poi dedichiamo molto spazio a quelli aromatizzati ai profumi di frutta e di fiori: in particolare la rosa Damascena. Le arnie vengono spostate in base alla stagione e alla zona dove le api hanno la possibilità di succhiare il nettare: le postazioni sono vicino a Fossano, Cuneo, Villar San Costanzo, Dronero e Roccabruna, nella borgata Toschia e qui a Casette. Durante l’inverno trasportiamo una parte di alveari in Liguria dove il clima è più mite”. Inoltre, l’azienda produce altre specialità: la frutta essiccata; le tisane; i condimenti vegetali e il sale integrale ai sapori di verdure e di erbe.  

QUI E’ TUTTO BIOLOGICO, ANZI BIODINAMICO

“Quando, nel 2012 - afferma Sara - ci siamo decisi a fare il grande passo avevo in testa un’idea precisa: tutte le produzioni dovevano essere biologiche. Siamo stati fortunati: ci hanno dato la certificazione in breve tempo, anche perché in questa zona non ci sono fonti inquinanti. Quando avevamo lo studio, mi occupavo dell’orto per passione e mi piaceva gustare quanto producevo senza l’uso di nessuna sostanza chimica. Con l’avvio dell’azienda agricola ho fortemente voluto applicare lo stesso principio: coltivare come ho sempre fatto con il mio orto, dando alle altre persone la possibilità di mangiare frutta, verdura e mieli naturali e di qualità”.

Con il tempo, avete fatto un passo ulteriore in questa direzione? “Nelle coltivazioni dove è possibile non utilizziamo neanche più i trattamenti biologici, ma ci affidiamo alla biodinamica. Una pratica ancora più naturale, in quanto non devi attendere il minimo di due giorni previsto per raccogliere il prodotto. Se vogliamo gustarci una fragola dobbiamo poterlo fare subito e in qualsiasi momento. Lo scorso anno, quando ero in gravidanza, ho mangiato mirtilli fino alla nausea, tranquilla del fatto che non avrei avuto nessun tipo di problema. Perciò, utilizziamo i metodi preventivi”.

Vale a dire? “Rafforziamo le piante in modo da renderle più forti e autosufficienti a contrastare i parassiti o le malattie. Combattono da sole. Un esempio: usiamo il decotto di equiseto, che è una tisana assolutamente bevibile dalle persone, per rendere più energiche le radici delle piante e, allo stesso tempo, perché svolga il ruolo di fungicida”.

Il biologico è anche applicato nell’apicoltura? “Assolutamente sì. Ogni postazione è controllata dall’Ente certificatore, così da essere sicuri di non avere mai contaminazioni esterne”.

Altre caratteristiche particolari delle vostre produzioni? “Volendo puntare molto sulla qualità abbiamo scelto delle varietà particolari. Ad esempio le fragole sono Mara des Bois: un incrocio tra quelle normali e quelle di bosco. Hanno un sapore che piace molto. Poi, i mirtilli sono frutto di un’accurata e approfondita selezione”.    

LA VENDITA DEI PRODOTTI

“Facciamo solamente la vendita diretta di tutte le produzioni. Ho girato molto con i campioncini per far assaggiare i preparati di miele, i condimenti, la frutta e la verdura. Giorno dopo giorno, grazie al passaparola, hanno iniziato a conoscerci. Adesso vendiamo a negozi e privati in diverse zone del Piemonte. Alcune consegne le facciamo direttamente noi, ma, spesso, vengono i clienti a trovarci. Chi compra è convinto dell’acquisto, in quanto sa come lavoriamo. Avendo poi i mieli aromatizzati, nel periodo natalizio partecipiamo a qualche mercatino di prodotti tipici. Sul nostro sito www.labaitadimontagna.com ci sono tutte le informazioni”.

Un bilancio di questi anni di attività? “Sicuramente positivo. Ne è valsa la pena. Anche perché siamo partiti dal nulla. Certo non bisogna stare fermi, ma far girare il cervello e inventarsi sempre nuove idee. In questo modo, siamo riusciti a raggiungere una situazione di stabilità”.

Quanto contano la formazione e l’innovazione? “Tantissimo, però mantenendo vive le tradizioni. Ma concentrerei le due parole nel concetto di apertura mentale: cioè la curiosità di capire se il lavoro lo si può fare in modo diverso per migliorarlo e avere l’umiltà di prendere spunti positivi da quanti gestiscono le coltivazioni usando tecniche differenti”.  

PROBLEMI E SODDISFAZIONI “Dalla primavera fino a Natale - prosegue Sara - pur con l’aiuto dei genitori, è un impegno giornaliero che occupa oltre dodici ore e costa molta fatica. Poi, dovendo gestire le due bambine il tutto si complica ulteriormente. Inoltre, il pensare alla parte economica, a quella commerciale e alla vendita richiede uno sforzo mentale rilevante. Se ci fosse un poco di burocrazia in meno non guasterebbe. Ma soddisfazioni ce ne sono tante. Come quando un cliente ti telefona o ti manda un messaggio per dirti che il prodotto comprato è proprio buono”.

Il luogo dove abitate è un problema o una soddisfazione? “Una soddisfazione in quanto vivere immersi nella natura, lo svegliarsi e avere di fronte una vista impagabile o trovarti il capriolo che viene a salutarti ti ripaga di tutti i disguidi e le difficoltà. Non ci siamo mai spaventati nel dover scendere a piedi perché c’era troppa neve”.

Gli animali selvatici? “Sono molto belli da vedersi - spiega Luca - ma dove arrivano creano danni seri: dal capriolo al tasso; dal riccio al corvo, al merlo. Il cinghiale, per fortuna, raramente. Abbiamo rimediato in buona parte a queste situazioni con le reti elettrizzate di protezione dei terreni e, dove non si può, con le più costose reti normali in ferro. Però, devi sempre stare attento”.

L’acqua? “C’è in zona un acquedotto irriguo e non abbiamo difficoltà di approvvigionamento. Vicino all’abitazione utilizziamo un pozzo scavato a mano nella pietra molti anni fa e profondo una ventina di metri, che raccoglie le acque piovane e pesca nella falda. Avendo scelto di irrigare tutte le coltivazioni a goccia si risparmia molta acqua”.  

DOVE SONO LE ISTITUZIONI?

“Le aziende montane - sottolinea Luca - sono abbandonate dalle Istituzioni. E questo fa male perché quelli che ci abitano e lavorano si impegnano moltissimo, ma poi ricevono sempre pesci in faccia. Veniamo considerati solo nel periodo delle elezioni. Dopo tutto torna come prima e la montagna non esiste più”.

Aggiunge Sara: “Ci siamo rimboccati le maniche e stiamo lavorando duramente, con l’obiettivo di avere qualcosa per noi e qualcosa da lasciare alle nostre figlie. Da parte delle Istituzioni non abbiamo mai avuto nessun riscontro. Anche nelle cose più piccole. Ad esempio, a Roccabruna non c’è un asilo nido o un baby parking. Io devo andare a raccogliere la frutta con la bimba nel marsupio. Un’azienda come la nostra fa comodo per la pubblicità positiva che rende al luogo dove è insediata, ma quando hai bisogno degli Enti pubblici tutti spariscono. Adesso ci siamo messi l’anima in pace e non chiediamo più, orgogliosi di poter dire che quanto riusciremo a ottenere sarà solo forza della nostra buona volontà e del nostro sudore”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE

“Ne abbiamo tantissime - concludono la chiacchierata Sara e Luca -. A breve vorremmo partire con le coltivazioni di mandorle e di more di gelso. Poi, aumentare il numero di alveari. E ancora realizzare un laboratorio più grande di trasformazione dei prodotti. Anche per poterci dedicare di più all’essiccatura della frutta e a preparare liquori: questi ultimi con la raccolta di essenze spontanee. Infine, ci piacerebbe inventare un cioccolatino, chiamandolo Roccabruna. Ci siamo posti l’obiettivo di realizzare qualcosa di nuovo tutti gli anni”.

Lasciamo l’azienda con la convinzione che i meccanismi consueti del modo di vivere si possano scardinare. Basta solo volerlo, mettendoci impegno e passione. Sara e Luca, insieme alle loro bimbe, ne sono la prova concreta.        

Sergio Peirone

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