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Attualità | mercoledì 11 luglio 2018, 12:15

Mondovì, arte: Carla Tomatis completa quadro di "Monsù Somà" e vince premio internazionale

L'artista monregalese ha ultimato la tela su richiesta di Emanuele, figlio del compianto pittore villanovese Riccardo "Duccio" Rossi: ne è nato un capolavoro riconosciuto a livello planetario

Emanuele Rossi, figlio di "Monsù Somà", e Carla "Carlà" Tomatis

Riccardo "Duccio" Rossi, meglio noto come "Monsù Somà", se n'è andato agli albori del 2017, fra i rigori dell'inverno e a soli 67 anni. L'artista si è spento dopo una lunga battaglia contro la malattia, che non gli ha permesso di ultimare l'opera a cui stava lavorando: si trattava di un grosso quadro, dalle dimensioni di 170 x 120 centimetri, che avrebbe voluto regalare al figlio Emanuele, avvocato, affinché lo appendesse nel suo studio legale.

"Duccio", tuttavia, riuscì soltanto a tracciare una parte del disegno e a stendere i primi colori, poi più nulla.

"Papà abbozzò questa grande tela anni fa, poi la difficile malattia gli impedì di concluderla - racconta il figlio Emanuele, ex assessore del Comune di Mondovì -. Dopo la sua morte l'ho guardata molte volte adagiata accanto ai suoi pennelli e i suoi colori. Ad essa sono legati tanti ricordi anche simpatici: infatti, era la seconda tela che egli decise di dipingere per me, dopo una prima di identiche dimensioni che scelsi però di mettere in camera da letto anziché in studio, poiché in essa abbondano le scene di nudo. Ricordo ancora il sorrisetto di quando me la mostrò e quando osservai, con eccesso di puritanesimo, che forse sarebbe stata un pochino inopportuna nella sala d'attesa di uno studio legale".

La svolta, tuttavia, arrivò in maniera repentina e senza preavviso: "Un giorno vidi per caso su Facebook i dipinti dell'artista Carla Tomatis, conosciuta come Carlà, e avvertii una folgorazione. Li ho adorati sin dal primo istante. Pensai immediatamente al quadro di papà: rintracciai nelle figure, nelle pennellate decise e nei colori potenti di Carlà quello stesso mondo onirico, naïf e surreale che gli apparteneva. Allora mi feci timidamente avanti e lei accettò questa sfida".

Fu così che Carlà si mise al lavoro e completò quel lavoro che "Duccio" Rossi era soltanto riuscito ad abbozzare: "Il risultato oggi lo potete ammirare anche voi - prosegue Emanuele -. Il disegno di mio papà è stato perfettamente conservato e rispettato, così come l'impianto del quadro che aveva scelto lui. Su di esso Carlà, con compito certamente non facile, ha sapientemente fatto emergere dalla tela il pezzo di storia che mancava ancora. Ora il quadro è finito e si è arricchito delle simpatiche figure equine, delle bellissime vesti, dei visi e dei nuovi sapienti pigmenti di Carlà. I tratti dei due pittori si fondono perfettamente, come avevo immaginato sin dall'inizio. È un privilegio e un onore per me avere nel mio studio una tela di Carlà e le sarò per sempre grato per questo suo gesto autentico e fatto con il cuore, che ha consentito di dar vita a questo quadro in cui c'è anche un po' del mio papà".

Ci troviamo indubbiamente di fronte a una vicenda bella ed emozionante, ma ancora priva della ciliegina sulla torta, giunta pochi giorni fa: infatti, il quadro di "Monsù Somà" e Carla Tomatis, intitolato "Affacci curiosi sull'effervescenza di creature dalle forme umanoidi con ritmo ironico", ha conquistato il "Premio Internazionale Arte Palermo", concorso artistico alla sua prima edizione e nato in occasione della nomina del capoluogo siciliano a Capitale della Cultura 2018.

Questa la motivazione ufficiale riportata sull'attestato consegnato a Carlà: "Per la personale ricerca stilistica frutto di impegno costante e spiccata creatività. Un'arte di estremo valore che rispecchia una rilevante coscienza artistica e una maestria tecnica che non esclude l'attenzione alla sfera emotiva".

"Per me è stato un onore poter terminare l'opera abbozzata da 'Duccio' - commenta euforica Carlà -, anche perché i suoi lavori hanno sempre incontrato il mio gusto artistico. Apprezzo le sue tonalità di colore violento e le lunghe pennellate libere, emblema di grande maestria e disinvoltura con le varie tecniche pittoriche. Quando ho terminato l'opera, realizzata con pigmenti con foglia d'oro e d'argento, ho deciso di partecipare al concorso e con enorme soddisfazione ho ricevuto la notizia del primo posto, che dedico a 'Duccio' e alla città di Mondovì".

Alessandro Nidi

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