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Agricoltura | 13 luglio 2018, 07:45

Quando le api sciamano in città: nelle ultime settimane a Cuneo è successo almeno due volte

Un fenomeno dovuto alla normale forma di riproduzione del prezioso insetto. Ci ha spiegato perché accade e cosa si deve fare il tecnico di Aspromiele, Marco Bergero

Lo sciame di api sulla facciata del cinema Monviso

Lo sciame di api sulla facciata del cinema Monviso

Nelle ultime settimane, come raccontato da Targato.cn, è accaduto almeno un paio di volte che due luoghi del centro cittadino di Cuneo siano stati interessati da uno sciame di api: prima nella zona del cinema Monviso e, poi, all’ultimo piano dell’edificio tra viale Angeli e via Emanuele Filiberto.

Perché avviene questo fenomeno? Lo abbiamo chiesto a Marco Bergero, tecnico di Aspromiele: l’Associazione che rappresenta 2.500 apicoltori del Piemonte, dei quali 1.100 professionisti titolari di un’azienda e i rimanenti impegnati nell’attività a livello amatoriale. Un migliaio operano nella provincia “Granda”. “Le api - spiega Bergero - sono insetti strutturati attraverso un modello di vita sociale: cioè da una famiglia se ne forma un’altra. La sciamatura è la loro consueta forma di riproduzione durante la quale, per poter sopravvivere, difendono e proteggono la regina”.   

Perché, a volte, arrivano nei centri urbani? “Il processo avviene in modo naturale. Le api si dividono: la regina vecchia lascia la famiglia di origine con una parte di loro, quella nuova resta nell'alveare e con le altre forma la sua. Ci sono le api preposte che cercano un luogo per stabilirsi. Vanno in qualsiasi posto nel raggio di qualche centinaio di metri, al massimo un chilometro. A volte si fermano anche davanti all’apiario. In pratica, colonizzano un ambiente circostante. Se gli alveari sono collocati vicino all’ambito urbano può succedere che sciamino in città”.

Dove non è facile trovare un luogo adatto per fermarsi? “Alle api bastano le piccole cavità di un muro o un albero. Un paio di anni fa sono intervenuto in un edificio di via Silvio Pellico a Cuneo, vicino alla Stazione ferroviaria, dove uno sciame si era “impossessato” del cassonetto di una tapparella. Stava colonizzando il palazzo: c’erano già almeno ventimila api. Di solito, però, gli sciami sono abbastanza piccoli, composti, in media, da 2.000 a 5.000 api”.

Non dovrebbero essere legati all’attività di un apicoltore? “Le api vanno per conto loro e dove vogliono. Gli sciami, però, che non vengono allevati e curati dall’apicoltore, come quelli liberi in città, se non vengono recuperati sono destinati a morire per le malattie. Per cui, è fondamentale riportarli a chi se ne possa occupare”. Nei casi di sciamatura in città ci sono pericoli per le persone? “Da quando mi occupo di questo settore non è mai accaduto qualcosa di grave”.

Cosa si deve fare in questi casi? “Chiamare il 112 di emergenza, i cui operatori avvertono i Vigili del fuoco. Questi ultimi forniscono alcuni numeri di apicoltori per il recupero dello sciame. Quelli disponibili effettuano l’operazione. Oppure si può andare sul nostro sito http://www.aspromiele.it/ dove ci sono i numeri di telefono per poterci contattare direttamente”.

Come avviene il recupero? “Arriviamo con un porta sciame fatto di piccole arnie di polistirolo. Quando questo metodo da solo non basta si attirano le api con un favo di covata e, dopo, si inseriscono nel porta sciame. L’importante è sempre prelevare la regina. Dopo si affida la colonia recuperata a un apicoltore che la alleva”.  

Il mondo delle api è, sotto certi aspetti, molto complesso, ma ha dei meccanismi perfetti che ne regolano il funzionamento. Tutto ha un suo motivo. Per il prezioso lavoro che l’insetto svolge a favore della salute delle persone e della tutela dell’ambiente, quando succedono episodi di sciamatura in città, bisogna subito allertare chi ha le conoscenze pratiche da poter operare. Le api non devono morire.  

Sergio Peirone

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