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Cronaca | sabato 14 luglio 2018, 08:03

Soccorsi in montagna, maxi-emergenze e non solo: a Cuneo sono 11 i tecnici di soccorso alpino della Finanza (SAGF)

Al loro fianco 4 cani, addestrati per ricerca persone in superficie, sotto le valanghe e tra le macerie. Abbiamo incontrato il comandante di stazione maresciallo aiutante Gianluca Cavallera

Il comandante del SAGF di Cuneo Gianluca Cavallera con uno dei cani della stazione, Harida, per tutti Biba

I finanzieri o, come spesso vengono chiamati, i "gialli", sono legati, nell'immaginario collettivo, ad attività di controllo economico-fiscale e ad attività di polizia in questo ambito.

Ma la Guardia di Finanza ha, al suo interno, anche un corpo speciale, il SAGF, presente spesso durante gli interventi di soccorso persone in montagna oppure in situazioni di maxi-emeregenza, come terremoti e alluvioni. Basti citare Rigopiano o L'Aquila.

Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza è nato nel 1965 e conta 25 stazioni dislocate sul territorio nazionale, delle quali quattro in Piemonte, a Bardonecchia, Cuneo, Domodossola e Riva Valdobbia. Nello specifico, la presenza del Sagf nel Cunese risale al 1975, data di istituzione della Stazione di Limone Piemonte, spostata a Cuneo nel 2004.

Oltre al personale specializzato nel soccorso alpino “tradizionale”, cioè in grado di arrampicarsi in parete per raggiungere gli infortunati o di intervenire in ambienti colpiti da valanghe, il Sagf dispone di personale addestrato a calarsi dall’elicottero con il verricello, per procedere a recuperi con barella nonché di unità cinofile, abilitate alla ricerca di persone disperse in valanga o sepolte da macerie.

Cuneo è sede del SAGF ovviamente anche per conformazione geografica: la stazione è composta da 11 uomini, guidati dal maresciallo aiutante Gianluca Cavallera, 44enne di Entracque, entrato in Finanza nel 1993. Non solo, il SAGF della Granda si avvale della collaborazione di 4 bellissimi pastori belgi (Malinois), addestrati per la ricerca persone in superficie, sotto le valanghe e tra le macerie.

Come nasce la figura del SAGF? "Il servizio di soccorso alpino è sorto al fine di presidiare le frontiere terrestri con servizi anticontrabbando, di perlustrazione e appostamento sulle linee più impervie del confine alpestre, di ricognizione dei cippi di confine e per prestare soccorso a chi ne ha necessità”, spiega Cavallera.

Come si diventa un finanziere tecnico di soccorso alpino? E' ancora Cavallera a spiegare: "Solo dagli ultimi anni si entra tramite concorsi dedicati, ma fino a qualche tempo fa si entrava in Finanza come finanziere vero e proprio e poi si decideva, per vocazione o per capacità, di entrare nel Sagf", chiarisce.

Vocazione è la parola chiave: bisogna, infatti, essere appassionati di montagna e avere tutta una serie di requisiti e di capacità. "Per ottenere la specializzazione, dopo essere diventati finanzieri si affronta una selezione dove vengono valutate le capacità psico-fisiche per poter effettuare questo tipo di lavoro e poi si partecipa ad un corso, composto da due sessioni di quattro mesi, una invernale ed una estiva, a Passo Rolle, presso la scuola alpina di Predazzo. Dobbiamo saper sciare, arrampicare, camminare e conoscere le tecniche di movimento e di soccorso su roccia e terreno vario nonché saper affrontare la movimentazione delle persone che si vanno a soccorrere. Inoltre, nel caso di incidenti mortali, ci occupiamo di rilievi e atti di Polizia Giudiziaria e delle relative comunicazioni con la Procura".

Per quanto riguarda il soccorso in montagna, il SAGF ha le stesse competenze del Soccorso Alpino: "Noi siamo un corpo di polizia, loro sono un corpo civile; lavoriamo insieme, nel soccorso abbiamo le stesse specificità ma noi, in più, abbiamo competenze e peculiarità derivanti dal nostro essere, appunto, corpo di polizia".

E' del 12 giugno del 1996 la Dichiarazione di Principio tra il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico del C.A.I. e il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, sottoscritta con lo scopo principale di promuovere e sviluppare un'azione comune per massimalizzare l’efficacia degli interventi di soccorso e per affrontare in modo univoco tutte le problematiche attinenti al Soccorso in montagna. A dicembre 2017, in Piemonte, questa "amicizia" è stata ribadita con la sottoscrizione di un protocollo tra SAGF e Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese (S.A.S.P.).

Come si addestrano i tecnici del SAGF? Ci sono tutta una serie di esercitazioni per tipo di attività e in base alla stagione: "Dobbiamo rispettare un libretto formativo mensile, che si concretizza con l’esecuzione di esercitazioni di simulazione di soccorso nei vari contesti in cui ci troviamo ad operare ed esercitazioni per il mantenimento delle capacità fisiche e tecniche praticando attività di sci alpino, sci alpinismo, scalata su ghiaccio in inverno a l’arrampicata nonché ricognizioni a piedi in estate".


Insomma, il sogno di molti: far diventare la propria passione un mestiere. Ma non sempre è facile: c'è una reperibilità costante, 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno. E ci sono interventi che si eviterebbero volentieri: "A dicembre scorso, durante il famigerato gelicidio, siamo stati impegnati in tantissimi interventi. Il più triste è stato quello del recupero del ragazzo deceduto nel vallone della Cabanaira", ricorda. 
Ma ci sono anche interventi che si concludono bene, come, nel 2009, il ritrovamento di due fratellini di 4 e 10 anni, che si erano allontanati da casa perdendosi nei boschi in una frazione di Roccabruna. "Furono i cani a ritrovarli, in piena notte", racconta il maresciallo.

Che conclude: "Non siamo un corpo che cerca visibilità. Quello che conta, per me e per i ragazzi del SAGF di Cuneo, è aiutare chi ne ha bisogno. Purtroppo non riusciamo sempre a salvare le persone e a volte ci tocca anche portare a casa le salme. La mia più grande soddisfazione è quella di cercare di fare bene il mio lavoro e penso di parlare a nome di tutti i militari della stazione di Cuneo".

Barbara Simonelli

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