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Cronaca | 17 luglio 2018, 14:43

Pensioni “gonfiate”: a processo a Cuneo quattro sindacalisti accusati di truffa

Secondo l'accusa lo Snals non avrebbe versato i compensi aggiuntivi

Pensioni “gonfiate”: a processo a Cuneo quattro sindacalisti accusati di truffa

Pensioni “gonfiate” grazie ad una maggiorazione “fittizia” di stipendio stipulata per gli ultimi mesi di lavoro. E’ quanto viene contestato dal pm Carla Longo a quattro sindacalisti dello Snals (sindacato dei lavoratori della scuola) provinciale che sono a processo per truffa aggravata ai danni dell’INPS, costituita parte civile.

Si tratta di G.D.,P.R., C.B., e M.C.. Le somme aggiuntive nette calcolate dall’INPS come indebitamente percepite per svariate di decine di migliaia di euro erano state sottoposte a sequestro preventivo.

In tribunale un finanziere ha illustrato le indagini volte ad accertare le modalità con cui gli imputati, difesi dagli avvocati Gianmaria Dalmasso e Claudio Massa, sarebbero riusciti ad incrementare il proprio trattamento pensionistico. M.C. negli anni 2002-2003 fu il primo ad avvalersi di questa possibilità: “Era un tentativo pilota per vedere cosa succedeva. Il distacco sindacale avvenne nel luglio 2002”. Dai rendiconti annualmente predisposti, dalla documentazione delle spese sostenute dal sindacato e dalla documentazione bancaria era risultato che il sindacato non avrebbe avuto la disponibilità finanziaria per corrispondere i compensi aggiuntivi, ma la loro deliberazione aveva fatto scattare il diritto a ricevere una quota pensionistica integrativa, calcolata secondo il metodo retributivo, ovvero sulla base della retribuzione dell’ultimo anno di attività.

Nel caso di G.D. il sindacato aveva deliberato a fine luglio 2008 un compenso di 3.000 euro mensili, la sindacalista andò in pensione un anno dopo. Eppure non furono trovate tracce di pagamenti di tali stipendi da parte del sindacato, come non ce n’è menzione sui bilanci.

Stesso discorso per P.R. per il quale una delibera del 2005 riconobbe una retribuzione di 4.000 euro mensili e per C.B., che avrebbe versato le ritenute previdenziali attingendo direttamente dal suo conto, mentre invece doveva essere lo stesso sindacato a provvedervi.

Secondo le difese gli imputati, che hanno ricoperto cariche a livello provinciale e nazionale, non avrebbero compiuto illeciti avendo seguito la corretta procedura per ottenere la maggiorazione pensionistica. Avevano usufruito del distacco sindacale retribuito, ma i finanzieri non svolsero ulteriori indagini circa la loro effettiva attività sindacale.

Prossima udienza il 21 gennaio 2019 con altri testi dell’accusa.




Monica Bruna

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