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Agricoltura | 17 luglio 2018, 07:45

Sacchetto (Asprofrut): "Gli stagionali stranieri della frutta, in regola, sono diventati indispensabili"

Il presidente del Consorzio, con sede a Lagnasco, che associa 800 produttori del Piemonte, e non solo, racconta a 360 gradi i problemi, la ricerca della qualità, la raccolta prevista nel 2018 e le prospettive future del settore. Chiedendo una mano alle Istituzioni

Domenico Sacchetto, presidente di Asprofrut Piemonte

Domenico Sacchetto, presidente di Asprofrut Piemonte

Domenico Sacchetto, 60 anni, è, dal 2004, presidente di Asprofrut Piemonte: il Consorzio, con sede a Lagnasco, che mette insieme 800 imprese ortofrutticole, tra cui quelle di 13 cooperative aderenti. La quasi totalità opera sul territorio regionale, ma ce ne sono alcune in Valle d’Aosta, in Liguria e nel Lazio. Costituito nel 1970, Asprofrut, oggi, attraverso il lavoro dei soci, coltiva, immagazzina, confeziona e distribuisce 250.000 tonnellate di frutta: mele; pesche; kiwi; pere; albicocche; susine; castagne; fragole e frutti di bosco. In minima parte si occupa anche di alcune specie di ortaggi. Per un controvalore fatturato di 110 milioni di euro. In totale gli ettari coltivati dalle aziende sono 7.000. L’organizzazione rappresenta il 50% delle produzioni frutticole piemontesi.

Sacchetto ha poi una propria azienda, condotta insieme alla famiglia, di 80 ettari di superficie, fra terreni in proprietà e in affitto, che colloca sul mercato 4.000 tonnellate all’anno di pesche, mele, kiwi, susine e pere. Forte di una lunga e qualificata esperienza nel settore, il presidente Asprofrut ci ha raccontato come sta il mondo della frutta in provincia di Cuneo. “I problemi del comparto - dice - sono tanti. A massacrarci è la burocrazia asfissiante, con tante complicazioni nell’assumere personale e per certificare i prodotti. La Regione è molto rigida nelle norme sulla lotta integrata dove già siamo all’avanguardia rispetto ad altre zone italiane così come, rispetto a qualche anno fa, ha reso più macchinoso l’accesso alle risorse del Programma di Sviluppo Rurale. Fatichiamo a ottenere i finanziamenti per coprire le piante con reti antigrandine, realizzare un miglioramento dell’azienda o favorire l’insediamento dei giovani. Al punto che, tra relazioni e certificazioni da presentare, curate da tecnici professionisti, spesso è maggiore la spesa di quanto, dopo, si riesca a portare a casa”.

Ci sono altre difficoltà? “L’embargo alla Russia sta creando numerosi problemi. Occorre riaprire le frontiere di quel mercato, ma anche indirizzarci verso nuovi Paesi. Di conseguenza, servono accordi bilaterali fatti dalle Istituzioni nazionali. Abbiamo bisogno di esportare, perché in Italia si consuma sempre di meno la frutta. Poi, per essere competitivi con le nazioni europee che producono nel settore, in Italia si devono abbassare i costi della manodopera”.

I controlli? “E’ la questione che fa arrabbiare di più in quanto lo Stato applica regole diverse per i nostri prodotti e per quelli importati dall’estero. La frutta italiana è super controllata, e siamo d’accordo che venga fatto, ma lo stesso dovrebbe avvenire per quella in arrivo dall’estero. Al contrario, quest’ultima, spesso si porta dietro residui e non ha la stessa qualità e salubrità della nostra. Non si possono usare due pesi e due misure. Così come è necessaria l’etichettatura. Ma dico ai consumatori: guardate che sulle confezioni ci sia scritto prodotto in Italia e non solo confezionato in Italia”.

Le malattie delle piante? “Purtroppo rappresentano un grosso problema. L’acquisto dai vivai in altre regioni italiane, perché quelli piemontesi non hanno produzioni sufficienti ad accontentare le richieste, ha riportato la sharka sul pesco, così come, sempre da vivai non piemontesi, è arrivato il colpo di fuoco batterico per le pere e le mele. Le difficoltà maggiori, però, sono la batteriosi del kiwi che rischia di cancellarne la produzione tra qualche anno e il flagello della cimice asiatica che colpisce diverse specie. Su quest’ultima, in particolare, ci andrebbe un aiuto delle Istituzioni e dei Centri di ricerca per individuare degli insetti antagonisti. Come è stato fatto per il cinipide del castagno. I trattamenti chimici, infatti, non servono”.  

LA QUALITA’ NELLE GRANDI PRODUZIONI

“E’ possibile - afferma Sacchetto - e in Piemonte siamo già molto avanti. Anche perché è l’unico modo per differenziarci dai concorrenti europei come la Spagna o la Grecia. Ormai facciamo pochi trattamenti chimici e siamo la regione che, in rapporto agli ettari di frutta, utilizza in quantità maggiore il sistema della “confusione sessuale” per eliminare gli insetti dannosi. Una scelta fatta proprio per diminuire l’uso dei pesticidi. In questa direzione, stiamo facendo degli sforzi rilevanti. Inoltre, la qualità ce la impone l’Unione europea. Per avere i finanziamenti legati all’Ocm (Organizzazione comune di mercato) bisogna eseguire potature e diradamenti capaci di migliorare i prodotti. E occorre realizzare impianti con specie selezionate e certificate”.

Il biologico? “Più di 20 milioni di euro del fatturato di Asprofrut è costituito dal biologico: una cifra che, in pochi anni, è destinata a raddoppiare. La Provincia di Cuneo è vocata per questo tipo di coltivazione e nel settore frutta è già tra le prime a livello nazionale. Abbiamo solo bisogno che ricerca e sperimentazione ci aiutino a trovare delle varietà adeguate e resistenti ai parassiti”.

Ma la qualità ha un altro aspetto non secondario. “Si ottiene anche con una manodopera che, nel corso del tempo, è stata specializzata soprattutto sul fronte della raccolta. Nella nostra azienda lavorano alcuni albanesi, i quali hanno imparato a potare e, dopo i corsi, a guidare i mezzi semoventi”.  

GLI STAGIONALI DELLA FRUTTA

Durante gli ultimi anni, in particolare nel Saluzzese, sono sorte molte polemiche legate alla gestione della manodopera riguardante gli stagionali frutta. Cosa ne pensa? “L’ho detto anche pubblicamente - risponde Sacchetto -. Gli stagionali africani della frutta, in regola, da affiancare a quelli più specializzati e stabili che arrivano dai Paesi extracomunitari dell’Est Europa, sono diventati indispensabili e ne serviranno sempre di più nei prossimi anni. Ma per governare la situazione ci devono dare una mano le Istituzioni. Apprezzo cosa stanno facendo i Comuni di Saluzzo, Lagnasco, Verzuolo e Costigliole attraverso l’offerta di luoghi per dormire. Ma è un’azione che dovrebbero attuare tutti i 22 Comuni della provincia di Cuneo dove sono impiantati i frutteti. Se la mettessero in pratica rendendo disponibili, ognuno di essi, almeno una sessantina di posti, i migranti non dovrebbero percorrere magari venti chilometri in bicicletta per raggiungere i luoghi dell’attività e avremmo quasi risolto il problema. Perché a molti di loro già ci pensano le stesse aziende. Anche se non hanno la certezza del loro ritorno l’anno dopo. Però di questa manodopera non ne possiamo fare a meno e, ad esempio, in Emilia e in Trentino stanno faticando a trovarla”.

E gli italiani? “Sono pochi. Però non è solo colpa dei ragazzi che, si dice, in confronto ad alcuni decenni fa, non hanno voglia di raccogliere la frutta. Il problema è anche il periodo di frequentazione della scuola: rispetto al passato, infatti, si è dilatato e non permette più di avere l’intera estate libera”.   

LA RACCOLTA PREVISTA PER IL 2018 

“Le frequenti piogge degli ultimi mesi - sottolinea Sacchetto - non hanno aiutato. Le prime specie raccolte, come i mirtilli, le ciliegie e le albicocche, non hanno dato i risultati sperati. Adesso, pur dovendo fare i conti con alcune grandinate, il clima estivo sta migliorando la situazione. I kiwi, anche con i loro problemi, dovrebbero tenere. Ma, pare, ci sia una super produzione di mele in Europa. Questo ci preoccupa, però è un frutto che ha un tempo lungo di commercializzazione. Inoltre, i magazzini sono vuoti perché nel 2017 la quantità raccolta è stata molto ridotta a causa delle gelate primaverili. Quindi, siamo fiduciosi”.

Un discorso a parte meritano le pesche. “In tutta Europa il raccolto non sarà pieno: e questo potrebbe essere un bene se portasse maggiori introiti. Il problema è che i prezzi li determinano pochi  gruppi di acquisto. Lo scorso anno ci hanno pagato le nettarine 20 centesimi al chilo, quando il costo di produzione è almeno di 30 centesimi. Ci abbiamo rimesso. Per questo motivo serve riaprire alla Russia, dove prima dell’embargo esportavamo il 50% delle pesche. Ma occorre anche poter vendere in mercati alternativi agli attuali. Speriamo che il nuovo Governo operi su questa strada”.  

LA PROMOZIONE

“Purtroppo sulla promozione dei prodotti non riusciamo a lavorare come si dovrebbe perché abbiamo troppe specie. La Mela Rossa Igp non è decollata, ma è un frutto assolutamente da valorizzare in quanto, nella “Granda”, è la punta di diamante del settore”.  

I GIOVANI IMPRENDITORI DELLE AZIENDE FRUTTICOLE

La provincia di Cuneo ha moltissimi giovani titolari o coadiuvanti di aziende frutticole. Quindi, è un valore positivo. Ma, a volte, li vedi scoraggiati: non dalla fatica, alla quale sono abituati, ma dall’incertezza sulla resa delle produzioni. Quindi, è importante lanciare loro un messaggio di ottimismo: resistete ancora qualche anno e vedrete che ce la faremo a tornare ai livelli di un tempo. Però, ripeto, e non mi stancherò mai di farlo, le Istituzioni ci devono aiutare”.         

Sergio Peirone

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