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Cronaca | 23 luglio 2018, 16:07

Il pilota e imprenditore cuneese Luca Betti assolto dall'accusa di calunnia

Era a processo perché avrebbe incolpato falsamente un commercialista di appropriazione indebita

Il pilota e imprenditore cuneese Luca Betti assolto dall'accusa di calunnia

“Sono contento che si sia conclusa positivamente questa causa, che era iniziata per quella che io reputo una cattiva e inappropriata gestione di chi, all’epoca, mi assisteva nei rapporti commerciali con il “presunto calunniato”. Personalmente, ritengo che professionisti di simile superficialità ed incapacità creino danni e problemi a chi si rivolge loro. Ringrazio invece gli avvocati Paolo Botasso e Guglielmo Giordanengo che, ben diversamente, hanno condotto professionalmente e seriamente il loro lavoro, rimettendo le cose nel proprio ordine”.

Questo il commento di Luca Betti, pilota automobilistico e imprenditore cuneese, poco dopo la sentenza con la quale il giudice questa mattina lo ha assolto, perché il fatto non costituisce reato, dall’accusa di calunnia. Era a processo per aver denunciato di appropriazione indebita il commercialista da cui intendeva comprare un camion-officina.

Alla base della vicenda c’era un assegno dato “in garanzia” di 22mila euro per formalizzare l'acquisto dell'automezzo. La parte offesa, un commercialista cuneese, per il quale è stata archiviata l’accusa di appropriazione indebita, aveva ritirato la querela.

I fatti sono risalenti al 2010. Il commercialista aveva stabilito in 75 mila euro il prezzo per l'acquisto del camion tramite la sua società, si erano accordati su un pagamento rateale con un saldo al 31 dicembre di 22 mila euro. Per questa somma, Betti aveva lasciato un assegno in cauzione che il commercialista aveva poi denunciato smarrito, chiedendo tuttavia a Betti di continuare a pagare le rate. Quest’ultimo, anche consigliato dall’avvocato che lo assisteva, procedeva con i pagamenti e, a fine anno, provava ad incassare l’assegno in questione, improvvisamente ritrovato.

Dalla banca però avvertirono il commercialista che era tutto bloccato perché c'era un avviso di garanzia per appropriazione indebita nei suoi confronti. Questi, nel frattempo, aveva agito con un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento di accessori del camion e, non riuscendo a ottenere la somma dell’assegno ritrovato, oltre a ritrovarsi con una denuncia di appropriazione indebita, aveva concluso la vicenda con una transazione, in cui il commercialista rinunciò alla causa civile mentre Betti gli versò 5mila euro e quest’ultimo, consigliato inopportunamente dal suo legale dell’epoca, ritirava la denuncia di appropriazione indebita.

Il pm, che aveva pensato a una strumentalizzazione della denuncia di appropriazione indebita, aveva chiesto la condanna per calunnia a un anno e quattro mesi. Secondo la difesa, invece, il ritrovamento dell’assegno, poi portato all’incasso, non fu comunicato a Betti proprio per trarlo in inganno, mentre nel frattempo era già partito il contenzioso civile. A quel punto Betti fece denuncia, nella piena consapevolezza che non poteva e non doveva essere incassato, perché era stato dichiarato smarrito e pertanto, come ha sentenziato il giudice: “Si trattò di un errore di fatto incolpevole”.

Monica Bruna

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