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Attualità | venerdì 10 agosto 2018, 20:14

Decreto Dignità - Confartigianato Cuneo ribadisce il rischio per le PMI

“La stretta sui contratti a tempo determinato non è la soluzione per aiutare imprese e lavoratori”

«Anche a seguito dell’approvazione in Senato del “Decreto Dignità”, passaggio durante il quale il testo proposto dalla Camera è rimasto inalterato, non possiamo esimerci dal ribadire con fermezza le nostre perplessità e le previsioni per le ricadute sulle piccole e medie imprese».

Questa la dichiarazione di Luca Crosetto, presidente territoriale di Confartigianato Imprese Cuneo, dopo il passaggio a Palazzo Madama del Decreto che secondo l’Associazione di categoria danneggia artigiani, commercianti e piccole imprese, deludendo le aspettative di un reale cambiamento delle politiche del lavoro e fiscali a favore del tessuto economico nazionale.

«L’irrigidimento della normativa sul “tempo determinato” – prosegue Crosetto – non aiuta né le imprese, né i lavoratori. Viviamo un periodo caratterizzato da grande incertezza per il mondo economico e del lavoro, e non certo per colpa delle aziende, che anzi subiscono questa situazione. Proprio per questo riteniamo non si debba demonizzare l’assunzione a tempo determinato, creando difficoltà e disincentivando la sua applicazione. Invece, dopo la conversione in Legge di questo Decreto, riteniamo che ci saranno ricadute pesanti sull’occupazione e conseguentemente sull’economia nazionale».

«In Europa – aggiunge ancora Crosetto, che ricopre anche la carica di vicepresidente europeo di UEAPME (Unione Europea dell’artigianato e delle piccole imprese) – la situazione è differente. Il contratto a tempo determinato è diffuso con la stessa percentuale italiana, se non in misura superiore. Dalle rilevazioni emerge che la quota di occupati con contratto a tempo determinato (circa il 12%) è allineato con il dato dell’Unione Europea. In altri paesi la percentuale è addirittura sensibilmente più alta: Francia 14,8%, Portogallo 19% e Spagna oltre il 22%. I “freni” imposti dal Decreto limitano molto la competitività delle imprese nostrane che sempre più spesso si devono confrontare con la concorrenza estera. Ecco perché, in questo senso, il vero “nodo” da affrontare sarebbe la riduzione del “cuneo fiscale”, a vantaggio sia delle imprese che dei lavoratori».

«Nella realtà – conclude Domenico Massimino, vicepresidente nazionale di Confartigianato – le piccole e medie imprese, e in particolare quelle artigiane, sono vocate a produrre occupazione stabile. Un piccolo imprenditore “investe” letteralmente tempo e denaro nella formazione di un suo lavoratore, perché necessita di dipendenti altamente qualificati e preparati, fattispecie che risulta ancora più evidente nel settore artigiano rispetto alle produzioni in larga scala. È indubbio, però, che il mercato del lavoro sia cambiato fortemente: ecco perché servono strumenti agili e duttili, aderenti all’attuale situazione economica. Il Decreto è stato definito “dignità”: ci chiediamo se sia stata considerata anche quella dei tantissimi imprenditori che, nonostante la crisi e le avversità, in questi anni hanno continuato a lavorare, producendo ricchezza sul territorio e generando occupazione».

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