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Agricoltura | 21 agosto 2018, 07:45

A Roccaforte Mondovì c'è l'azienda agricola della coraggiosa Stefania Dho che lavora nel rispetto dei tempi della natura

Il cammino, avviatosi nel 2014, ha continuato un'attività le cui radici affondano nel periodo di fine 1800 e si è sviluppato grazie a nonno Sebastiano e, poi, a mamma Margherita aiutata da papà Franco. Ora tocca a lei con il fratello Gabriele. Le coltivazioni fresche e quelle trasformate vengono vendute al mercato contadino di Mondovì

Stefania Dho con il papà Franco e il figlio Samuele nel campo di mirtilli

Stefania Dho con il papà Franco e il figlio Samuele nel campo di mirtilli

Arrivando da Chiusa Pesio e dal colle del Mortè, prima di entrare nel centro cittadino di Roccaforte Mondovì c’è una rotonda con la svolta sulla destra che porta a Prea. In valle Ellero. Percorso un chilometro della provinciale ancora sulla destra spicca Casali Ghirarde: un gruppo di case tra le quali si trova un’azienda agricola molto conosciuta nella zona.

La titolare è Stefania Dho, diploma di maturità scientifica, 43 anni, sposata con Claudio, commerciante a Mondovì, due figli: Samuele, 16 anni, iscritto all’Istituto Agrario, ed Edoardo, 13 anni, studente alle Medie. La sua avventura imprenditoriale è iniziata nel 2014, poi nel 2017 è entrato come coadiuvante il fratello Gabriele, 39 anni, con varie esperienze lavorative tra cui quella piuttosto impegnativa di boscaiolo. A lui toccano i lavori più faticosi, come il taglio dell’erba nelle coltivazioni utilizzando il decespugliatore. Ma a dare un mano c’è sempre papà Franco, 71 anni, un passato in Michelin, che già aiutava la moglie Margherita dalla quale Stefania ha rilevato l’attività. E, adesso, ogni tanto si aggiunge Samuele, con la stessa “passione agricola” di Stefania.

L’azienda, però, ha un cammino che affonda le radici nel periodo di fine 1800 e ha una caratteristica: è sempre stata gestita a livello famigliare con tutti i componenti impegnati ad aiutare quando e come potevano. Una storia fatta di sacrifici, passione e tradizioni che Stefania ci racconta sotto la piacevole ombra offerta dal pergolato ricoperto di foglie di glicini, di uva fragola e di bignonie: un fiore a campanula dalle tinte forti rosso-arancione. “La nostra famiglia - spiega - ha una spiccata vocazione agricola  legata a questo territorio. A partire dai trisavoli e dai bisnonni. Ma è stato nonno Sebastiano ad aver impostato la strada ereditata poi da mia mamma e, ora, da me. Infatti, ristrutturò la vecchia casa colonica e avviò la coltivazione della frutta. A inizio Anni Ottanta ero piccolina ma ho un ricordo indelebile: a Roccaforte c’era già una cooperativa dove gli agricoltori della zona conferivano i prodotti che venivano sistemati in cassette. E ognuna di esse doveva essere marchiata con il nome dell’azienda. Io mi divertivo tantissimo a timbrarle anche 4 o 5 volte”.

Cosa è successo dopo? “Quando mio nonno è mancato, la mamma ha deciso di continuare l’attività sui terreni ereditati da mio padre. Lui, io e mio fratello, quando potevamo, l’abbiamo sempre sostenuta nel lavoro. Fino al 2013, quando è andata in pensione. Allora si è trattato di prendere una decisione importante: proseguire o chiudere? Ci siamo seduti tutti e quattro attorno a un tavolo. Mi sono detta: posso continuare in negozio con mio marito, però il lavoro agricolo mi è sempre piaciuto e mi dispiacerebbe veder disperdere un grande patrimonio di conoscenze e di lavoro. Allora, ho deciso di prendere in mano l’attività. Non avevo ancora 40 anni e potevo partecipare al bando dell’insediamento giovani. Così, nel 2014, ho iniziato l’avventura”.

A distanza di quattro anni è soddisfatta del cammino percorso? “Certamente. Anche perché non è stata una scelta forzata, ma un richiamo alle mie radici maturato negli anni. E più passa il tempo, più mi accorgo che è stata la scelta giusta. Io sono fatta per stare all’aperto, respirare il profumo della terra e dei suoi preziosi frutti. Anche se non vanno contate le tante ore di lavoro per gestire tutte le situazioni”.    

PRODUZIONE, TRASFORMAZIONE E VENDITA

L’azienda, ora, si estende su un ettaro di superficie: una parte in cui si coltivano, a pieno campo, piccoli frutti, fragole, mele di antiche varietà, susine, zucchine, zucche e fagioli; quindi, un’altra porzione, protetta da coperture solo superiori e irrigata a goccia, nella quale si producono pomodori, melanzane e peperoni. Inoltre, un ulteriore ettaro, curato e pulito con attenzione, è occupato dal bosco di castagni. Il terreno è molto fertile perché l’acqua è assicurata dai canali Bertina e Rià. “Anche se nelle estati di grande siccità - afferma Stefania - come quella del 2017, qualche problema esiste. Dove c’è l’impianto a goccia le difficoltà riusciamo a superarle abbastanza bene. Invece nei campi dove l’irrigazione avviene a scorrimento, lo scorso anno per “bagnare” sei file di fagioli impiegavamo 5 o 6 ore. Rispetto ad altre zone, però, non ci dobbiamo lamentare”.

Il 15% delle coltivazioni è trasformato nel piccolo laboratorio costruito tra i muri della vecchia stalla. Una lavorazione che è sempre stata il sogno di mamma Margherita. Vengono prodotte marmellate, succhi di frutta, gli zucchini in agrodolce leggermente piccanti e la giardiniera: “classico” antipasto di verdure. Inoltre, fanno parte delle proposte alcune erbe aromatiche essiccate, come la melissa, la malva, l’origano e la camomilla. E quando il raccolto di susine è abbondante, anche una parte di esse è oggetto del processo di disidratazione. “Trasformare - osserva Stefania - è un grande impegno perché sono piccole produzioni di tante cose. Ma aiuta a integrare il reddito”.            

Le colture e le confezioni di trasformati vengono vendute direttamente in azienda, ma soprattutto al mercato contadino del martedì e del sabato di Mondovì. “Da giugno a novembre - dice Stefania - ho un posto fisso. Mi alzo presto il mattino, carico l’auto di prodotti e preparo il banco per le 7.30. Le castagne, invece, quando ne abbiamo tante le smerciamo in parte a un grossista”.     

“IL BIOLOGICO NON E’ UNA CERTIFICAZIONE, MA IL RISPETTO DEI TEMPI DELLA NATURA ”

“La nostra produzione - sottolinea Stefania - pur non avendo la certificazione biologica, la si può considerare bio a tutti gli effetti. Forse siamo fuori dagli schemi attuali, ma è una nostra scelta. Infatti, troppi Enti che controllano, oltre a comportare dei costi elevati, non ti danno certezze sulla salubrità e genuinità delle colture. Da noi la frutta e la verdura si può mangiare nel campo senza problemi. Se una pianta secca, a causa di una malattia o di un parassita, la togliamo. Se non raccogli nulla di un prodotto per le condizioni atmosferiche ti arrabbi, ma accetti la situazione e trovi la forza per ripartire. Come fa la natura. E per gestire le situazioni di difficoltà preferiamo seguire le regole delle tradizioni e i consigli lasciati in eredità dal nonno piuttosto che affidarci ai tecnici”.

Quindi, per lei cosa vuol dire biologico? “Il significato vero sta nel rispetto della stagionalità dei prodotti e dei tempi della natura. La natura ti insegna la pazienza di saper aspettare. A volte sul mercato mi chiedono un prodotto che non ho più e quando succede rispondo di aver terminato quella coltivazione e che fino al prossimo anno non se ne parla. Sul banco, per garantire la provenienza di frutta e verdura, ho un cartello con scritto che tutto quanto viene esposto arriva dai nostri campi. A volte spunta fuori dall’insalata la piccola lumaca. Oppure un pezzo con un difetto di forma o un buchino. Se quelle colture fossero state trattate usando sostanze chimiche non succederebbe. Dobbiamo spiegare al consumatore che la qualità è questa e non la perfezione del prodotto”.    

I PROBLEMI DA AFFRONTARE

Stefania: “Ce ne sono. A partire dai costi elevati della bolletta della luce elettrica per il laboratorio di trasformazione che sono molto difficili da ammortizzare. Poi, il cambiamento del clima e alcuni devastanti fenomeni meteorologici. Anno dopo anno stiamo coprendo tutte le coltivazioni con le reti antigrandine, anche se è un investimento elevato per il cui recupero serve parecchio tempo. Ma non c’è alternativa. Infine, nell’ultimo periodo è uscita la drosophila: un moscerino che sta colpendo in particolare i mirtilli. Stiamo provando a tamponare con una rete a maglie finissime da avvolgere le piante e l’uso di vasetti lungo i filari al cui interno c’è della frutta macerata capace di attirare l’insetto. Il particolare tappo del contenitore lo lascia entrare, ma non la fa più uscire. Cerchiamo di catturarli con questa trappola”.  

LE SODDISFAZIONI DEL LAVORO

Stefania: “Tante. Quando raccogli e vedi concretizzarsi l’impegno che hai dedicato al tuo lavoro. Quando arrivi al mercato alle 7 del mattino e ci sono già delle clienti che ti aspettano. O quando la settimana dopo si complimentano per la bontà di un prodotto. E il poter dire che nell’attività ci metto la faccia e quanto espongo arriva dai miei campi ”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE DELL’AZIENDA

Stefania: “Continuare con i metodi naturali di coltivazione e tutti gli anni inserire, in piccole quantità, una nuova produzione. Come avevano fatto mio nonno e altri coltivatori della zona nel 1978 con i mirtilli. Nessuno li conosceva dalle nostre parti. Ne acquistarono qualche centinaio di piante per provare. Quando si trattò di vendere i frutti li portarono a Peveragno dal commerciante delle fragole che disse: “lasciatemeli lì, vedo se riesco a smerciarli”. La volta successiva glieli pagò un prezzo strabiliante per i tempi. E così comincio quella produzione. Fu un esperimento indovinato”.  

COSA SERVIREBBE DALLE ISTITUZIONI

“L’imprenditore agricolo - conclude Stefania - ha delle agevolazioni. Ma  le piccole aziende non hanno le stesse facilitazioni di quelle grandi. Spesso è difficile accedere ai contributi, come per le reti antigrandine, in quanto non gestisci una quantità sufficiente di terreni. Bisognerebbe adeguare le norme in modo che tutti gli operatori del settore avessero le stesse opportunità. Soprattutto nelle zone montane e collinari: altrimenti lo spopolamento di quelle zone è inevitabile”.  

Stefania è una coraggiosa imprenditrice agricola con una famiglia che la sostiene e la aiuta nel percorso. Dalle sue parole emerge una grande passione e  l’anima del saper vendere quanto produce seguendo i valori della tradizione contadina. Come le ha insegnato il nonno: coltivare e raccogliere ciò che ti permette Madre Natura. Senza forzature.      

Sergio Peirone

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