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Al Direttore | 26 agosto 2018, 17:31

Mondovì, Carlo Rinaldi: "L'unica certezza sull'alberghiero è che non avrà mai una sede unitaria"

Riceviamo e pubblichiamo

Mondovì, Carlo Rinaldi: "L'unica certezza sull'alberghiero è che non avrà mai una sede unitaria"

Egregio Direttore,

a conclusione del mio mandato come Presidente del Consiglio di Istituto del Giolitti-Bellisario, nonché come cittadino e genitore di uno studente, mi permetto di esprimere qualche considerazione in merito alla situazione in cui tuttora versa l’Alberghiero di Mondovì.

Sicuramente a nessuno può essere ascritta la responsabilità di un evento che ha così profondamente condizionato quello che a dire di tutti è uno dei fiori all’occhiello della Città, ma mi permetto di esprimere grande preoccupazione per il suo futuro, nonostante siano già trascorsi nove mesi dal fatto. In tutto questo tempo ci saremmo infatti aspettati di veder definito un progetto chiaro e concreto, di prospettiva, che possa non solo risolvere la situazione di emergenza, ma anche permettere un ulteriore rilancio di un istituto che rappresenta un’opportunità formativa e di crescita culturale ed economica non solo per Mondovì, ma per tutto il territorio. E rimarco come – a distanza di tutti questi mesi – la situazione rimanga di emergenza, perché con l’avvio del prossimo anno scolastico studenti e docenti si troveranno ancora a studiare e lavorare in ben undici distinte sedi.

Ho assistito infatti in questi, ripeto nove mesi, a parole, promesse e idee, che apparivano sin da subito poco chiare e incerte, e che oggi possono a ragion veduta essere ritenuti solo annunci o mere ipotesi che non hanno avuto alcun tipo di costrutto.

Certo, Provincia e Comune - che hanno la responsabilità amministrativa e politica di individuare una soluzione - si sono incontrati e confrontati ripetutamente (per lungo tempo, tuttavia, senza che il Consiglio di Istituto dell’Alberghiero fosse pienamente coinvolto ed al corrente dei progetti immaginati), dimostrando una attenzione dovuta ma che ad oggi non ha prodotto alcun tipo di risultato e che anzi pare evidenziare che non vi sia alcuna idea di soluzione che non sia quella di lasciare tutto com’è o comunque di ricercare una soluzione di basso profilo. Io stesso ho avuto l’opportunità di partecipare ad alcuni incontri, ma la percezione che ne ho tratto è stata di pensieri e progetti confusi.

Sono state presentate vaghe ipotesi, le più diverse: dal recupero del Michelotti alla realizzazione di una nuova scuola tramite la partecipazione ad un bando regionale, per arrivare a soluzioni non ben precisate che non hanno trovato almeno finora alcun riscontro: il progetto di una nuova scuola infatti non ha ricevuto il finanziamento della Regione, il Michelotti è un’ipotesi tramontata in poche settimane, mentre i 4,7 milioni di euro che sono stati annunciati e che Provincia e Regione si sono impegnati a mettere a disposizione non mi risultano essere presenti nei bilanci di nessuno degli enti coinvolti.

Quella che ormai sembra essere una certezza è che l’Alberghiero non avrà mai una sede unitaria, anche in prospettiva futura, ma che continuerà a vivacchiare nella sede storica “amputata” di una parte e che, forse, verrà parzialmente ricollocato nel Baruffi.

Non mi pare una soluzione lungimirante che un amministratore pubblico dovrebbe perseguire: sicuramente è la più facile, la più semplice, la più immediata, ma che non farà altro che condizionare negativamente l’attività dell’Istituto facendo svanire qualsiasi speranza di un Alberghiero protagonista e capace di sviluppare appieno le sue potenzialità.

Sono deluso, come cittadino, come genitore, come imprenditore e come ex presidente del Consiglio di Istituto.

Caro sindaco, caro Presidente della Provincia: speravo davvero che quello che è stato un evento infausto potesse diventare per un politico illuminato un’occasione propizia per sviluppare un grande progetto di revisione del sistema scuola cittadino e che Mondovì potesse riappropriarsi a pieno titolo di quel blasone di città degli studi che chi ha qualche anno come il sottoscritto ricorda.

Carlo Rinaldi

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