Cronaca
giovedì 06 settembre 2018, 07:05

"Basta volontariato, lavoriamo solo se pagati": la presa di posizione dei profughi di San Michele Mondovì

Il sindaco, Domenico Michelotti: "Sono amareggiato e deluso, ma non chiudo la porta a nessuno"

Una foto d'archivio dei profughi di San Michele Mondovì con il sindaco

Una foto d'archivio dei profughi di San Michele Mondovì con il sindaco

"A San Michele Mondovì risiedono persone appartenenti a oltre 20 etnie diverse. Le famiglie straniere lavorano, i loro bambini frequentano le nostre scuole e giocano tranquillamente insieme ai loro coetanei: siamo un paese moderno, avanti anni luce sull'aspetto dell'integrazione. Per questo quanto è successo mi ha ferito profondamente".

Trapelano delusione e amarezza dalle parole di Domenico Michelotti, sindaco di San Michele Mondovì, che recentemente ha scritto e inviato una missiva alla Prefettura di Cuneo per illustrare la spiacevole situazione venutasi a creare con i profughi alloggiati presso il CAS di frazione San Paolo (località Corti): da alcuni giorni, infatti, essi si rifiutano di eseguire volontariamente "lavoretti" a favore della comunità.

"Non siamo obbligati a lavorare per voi, le altre realtà limitrofe non lo richiedono e non abbiamo scelto noi di venire a San Michele. Lavoreremo ancora solo se retribuiti": questo, in sintesi, è il discorso con cui hanno motivato la loro decisione al cospetto del primo cittadino, in occasione di un incontro tenutosi presso il palazzo municipale.

Un rendez-vous, tra l'altro, a cui hanno preso parte soltanto 3 degli 11 ragazzi ospitati: "Tre di loro, fortunatamente, hanno trovato lavoro in campagna e non potevano essere presenti, ma cinque su otto non si sono fatti vedere - prosegue Michelotti -. Le parole che mi hanno rivolto mi hanno davvero fatto male, in quanto mi sono sempre impegnato a sostenerli e ad aiutarli".

La storia, infatti, dice che circa due anni fa a San Michele Mondovì giunsero 18 giovani africani (oggi sono rimasti in 11, come asserito in precedenza) e il sindaco, per dare un segnale positivo nei loro confronti, pensò di ideare un progetto che li coinvolgesse e ne favorisse l'integrazione, consentendo loro, inoltre, di restituire qualcosa al paese che li accoglieva.

Così, sulla falsa riga di quanto accaduto a Roccaforte Mondovì, dove i richiedenti asilo hanno ristrutturato l'edificio al cui interno un tempo sorgevano le scuole elementari di Lurisia, Michelotti stilò un calendario settimanale per lo svolgimento di alcuni lavori di pubblica utilità, che richiedeva a ciascun profugo di rendersi disponibile per tre ore a settimana; l'iniziativa funzionò, tanto che i ragazzi si dedicarono con profitto alla pulizia delle aule e dei banchi delle nuove scuole e furono elogiati pubblicamente dinnanzi alle autorità in occasione della loro inaugurazione, quando addirittura il Prefetto di Cuneo rivolse i suoi elogi al primo cittadino per la sua intuizione.

Si era instaurato un clima idilliaco, insomma, tanto che la popolazione ormai aveva familiarizzato con loro e ne apprezzava l'operato; adesso, invece, l'improvviso dietrofront che ha lasciato di sasso l'intera amministrazione comunale.

"La ritengo una sconfitta personale - commenta Michelotti -. Ero orgoglioso di quanto avevamo creato, ma in ogni caso non chiudo la porta a nessuno. A breve partiremo con il progetto SPRAR, che prevede anche l'esecuzione di lavori socialmente utili: se loro vogliono ricominciare, per noi va bene. Tengo però a sottolineare che questo mio sfogo non è assolutamente di stampo razzista: 'razzismo' è un parola che odio e rifuggo ogni comportamento che ne sposi la filosofia".

Nel frattempo, dalla sezione monregalese della Lega Nord si leva un grido di incoraggiamento e solidarietà nei confronti di Domenico Michelotti "e di tutti i sindaci che, con fatica e nonostante gli ostacoli burocratici, chiedono (giustamente) a queste persone di rendersi utili in cambio del vitto e alloggio offerto dalla collettività. Un giusto modo per loro per essere integrati nella comunità e non essere visti solo come un peso".

Alessandro Nidi

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