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In&Out | domenica 09 settembre 2018, 08:48

Dalla Granda alla Sorbonne di Parigi: la vita da "italiano in Francia" di Michele Merenda

"Alcuni dei pregiudizi italiani sui francesi sono reali, ma senza non sarebbero francesi; ma hanno sempre un umorismo benigno, disponibilità e solidarietà"

- Ciao Michele. Perché non inizi raccontandoci cosa fai a Parigi e come ci sei arrivato?

Buongiorno, da oramai tre anni vivo nella capitale francese per svolgere i miei studi in storia e geografia all'università della Sorbona (Sorbonne Universtité, la vecchia "Paris IV"). A Parigi ci sono arrivato con il treno in un pomeriggio di luglio del 2015, con il cuore che batteva forte e uno stage che mi attendeva negli uffici della formation continue dell'università Paris-Sorbonne, dove mi sarei occupato, insieme a un'altra ragazza, dell'organizzazione dell'Université d'été, un programma di studi rivolto a tutti che si svolge tra la fine di giugno e metà luglio nelle aule dell'università francese e rivolto a tutti. Sono potuto arrivare a Parigi grazie a una borsa di studio assegnatami in occasione del "Master dei Talenti", un progetto finanziato dalla CRT a cui il Liceo classico di Cuneo aveva aderito, e grazie anche alla professoressa Manuela Vico, e alle professoresse del Liceo, in particolare Rosetta Scerbo, il cui appoggio non è mai mancato.

In seguito a questa esperienza, durata all'incirca tre mesi, era nata in me la voglia di frequentare questa importante università. Provai quindi a svolgere le procedure di iscrizione nel gennaio del 2016, e dopo quasi sei mesi di attesa, a giugno venni a sapere che ero stato accettato. Oltre allo studio, a partire dal gennaio 2017 ho iniziato anche a lavorare in un ristorante fast-food per potermi pagare l'alloggio in cui vivo e gli studi, che però sono, di molto, meno cari rispetto all'Italia.

- Sei al tuo terzo anno di studi all'estero. Che bilancio tireresti della tua esperienza?

Dopo due anni completati e l'ultimo che comincerà a metà settembre, posso dire che il bilancio dei miei studi è nettamente positivo. Dopo i primi mesi un po' incerti, di ambientamento e di apprendimento del metodo di studio francese, ho cominciato a integrarmi e ad avere dei buoni risultati e soddisfazioni. Con il francese non ho avuto grandi problemi, grazie alla buona formazione che avevo ricevuto a scuola e le certificazioni della lingua (DELF) che negli anni avevo fatto.

All'inizio mi aveva colpito molto la differenza tra l'università italiana e quella francese, avevo svolto in effetti un anno in Italia prima di partire. A parte le differenze significative per quanto riguarda i programmi e gli esami, ciò che mi ha impressionato di più è stata la estrema disponibilità dei professori verso gli studenti; da subito infatti ci è stato dato l'indirizzo mail di tutti i docenti, che possiamo contattare per qualsiasi cosa.

Un'altra differenza significativa sta nell'età degli insegnanti, alcuni dei quali molto giovani, un particolare che a volte facilita l'interazione di noi studenti con loro. Un altro elemento che mi fa alzare di molto il giudizio della mia esperienza è il fatto che studiare a Parigi mi ha aperto le porte del mondo. Ho infatti molti amici e una morosa provenienti da ogni parte del mondo, ciò che mi ha permesso di allargare di molti i miei orizzonti e avere molte opportunità.

- La Francia è da sempre, per noi italiani, un parente prossimo affascinante ma a tratti ingombrante. Come è stata la tua esperienza di "italiano in Francia"?

Si, in effetti devo ammettere che a volte i nostri cari cugini sono un pochino ingombranti, ma ancora sopportabili (lo dico bonariamente). La cosa che mi ha impressionato arrivando a Parigi è stato l'interesse dimostrato nei miei confronti d'italiano, la curiosità di molti e non sono mancati elogi per il nostro Paese; addirittura ho conosciuto persone che conoscono Cuneo e la sua provincia e che mi chiedono di poter avere un sacchetto di Cuneesi per soddisfare la loro golosità! Certo non mancano i soliti stereotipi e le battute, a volte di cattivo gusto, sulla mafia e i nostri politici...e ancora non hanno digerito la loro sconfitta ai Mondiali del 2006! ma sempre si finisce con fare delle belle risate in compagnia.

- Volenti o nolenti, la conoscenza umana spesso inizia da stereotipi e (bonari) pregiudizi. Hai trovato che quelli nostrani sui cugini francesi abbiano un qualche fondo di verità?

In parte si, c'è nei nostri bonari stereotipi un fondo di verità. Penso in particolare alla celebre grandeur e al fatto che a volte parlino un po' troppo, sempre preoccupati a dare giudizi e opinioni (tante volte non richieste), volendo dimostrare che sono i primi e i migliori in qualsiasi cosa, un'attitudine spesso un po' buffa, a volte pesante, ma noi li amiamo anche per questo, altrimenti non sarebbero francesi. Però devo dire che molte volte questi pregiudizi sono infondati e totalmente erronei. Ho trovato infatti nei nostri cugini una visione diversa di affrontare la quotidianità, con uno spirito dell'umorismo benigno e una grande disponibilità e solidarietà quando si chiede loro un piacere o un aiuto.

- Cosa ti manca della nostra provincia?

Devo confessare che a volte mi mancano tante cose della nostra amata provincia e provo un senso di dolce nostalgia. Ovviamente mi manca la mia famiglia, con la quale pero mi tengo quotidianamente in contatto con messaggi e videochiamate che me la fanno sentire più presente, i miei amici che non vedo più così regolarmente, e le numerose attività che svolgevo sul territorio prima di partire. E poi mi mancano le montagne, una delle mie grandi passioni. Addirittura talvolta mi fa strano non vederle alzando il naso, il Monviso, imponente, o la "nostra" Bisalta, e d'inverno è una "sofferenza" non poter mettere nel fine settimana gli sci ai piedi e farsi qualche discesa sul bianco.

Anche se mi piace la cucina francese e mangio di tutto, mi mancano anche i sapori delle nostre zone, in particolare quelli di casa e delle mie nonne, dagli agnolotti (e non solo!) fatti in casa fino alle tome stagionate e saporite... ma anche un buon bicchiere di Nebbiolo (senza togliere niente ai celebri vini d'oltralpe)!

s.g.

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