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Attualità | martedì 11 settembre 2018, 07:43

I campi della Granda in balia dei cinghiali. E spesso sono un pericolo per gli automobilisti

In dieci anni il numero degli ungulati è raddoppiato. Coldiretti chiede soluzioni concrete per arginare l'emergenza

I campi della Granda in balia dei cinghiali. E spesso sono un pericolo per gli automobilisti

Con oltre un milione di esemplari diffusi in Italia la presenza dei cinghiali nelle piccole e grandi città ormai non è più purtroppo una curiosità ma un rischio concreto per i cittadini, anche a causa dei numerosi incidenti stradali.

La situazione rispecchia quanto avviene in Piemonte dove sempre più spesso gli ungulati si avvicinano alle città e come, qualche tempo fa, un cinghiale ha raggiunto il pieno centro di Torino e dove, soprattutto nelle aree già svantaggiate, come quelle montane e collinari, sono sempre più diffusi gli episodi di danneggiamenti alle colture.

“Negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato secondo le stime di Coldiretti, compromettendo la sicurezza nelle aree rurali ed urbane – spiegano Fabrizio Galliati vicepresidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Combattiamo contro la lentezza dei rimborsi, ma non basta: alcuni danni non rientrano nemmeno tra quelli risarciti e, oltretutto, i selvatici stanno provocando numerosi incidenti, anche mortali, sulle strade. Si tratta, quindi, di trovare al più presto misure idonee per mettere in sicurezza i guidatori e preservare dallo spopolamento le aree svantaggiate dove il lavoro degli imprenditori agricoli è fondamentale per il presidio dei territori. Nello scorso mese di giugno, in Piemonte,è stata approvata la legge sulla caccia che risultava necessaria – proseguono Galliati e Rivarossa - per coniugare la tutela della fauna con l’attività venatoria visto il proliferare della fauna selvatica, dannosa non solo alle coltivazioni, ma anche per la sicurezza dei cittadini. Auspichiamo, dunque, che la questione venga affrontata con la dovuta decisione poiché a farne le spese è l’intera società: questa situazione è insostenibile sia per le imprese che per la collettività”.



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