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Attualità | mercoledì 12 settembre 2018, 15:21

"Con l'apertura di negozi e supermercati alla domenica è aumentato il lavoro precario anche in Granda"

La nuova proposta sulla chiusura domenicale degli esercizi pubblici divide tra favorevoli e contrari. Secondo alcune stime si potrebbero perdere dai 40mila ai 180 mila posti di lavoro. Non d'accordo i sindacati del commercio

"Con l'apertura di negozi e supermercati alla domenica è aumentato il lavoro precario anche in Granda"

Sta facendo discutere la nuova proposta di legge del ministro al Lavoro pentastellato Luigi Di Maio sulla chiusura domenicale di supermercati e negozi. Il decreto andrebbe a modificare la liberalizzazione dei negozi e dei pubblici esercizi introdotta da decreto del “Salva Italia” varato durante il Governo Monti nel 2011.

Un provvedimento che – secondo Federdistribuzioni - potrebbe portare alla perdita di 40mila posti di lavoro sul suolo nazionale. Altri studi pubblicati da Il Sole 24 Ore prevedono una diminuzione di addirittura 183 mila maestranze. Numeri che non trovano d’accordo i sindacati del settore commercio, turismo e servizi per cui la liberalizzazione sugli orari di apertura avrebbe aumentato sì i contratti, ma con una diminuzione di quelli a tempo indeterminato.

In Granda – secondo i dati elaborati da Unioncamere Piemonte e Camera di commercio di Cuneo – si è passati dalle 13.735 imprese registrate nel settore del commercio del 2011 alle 12.483 del secondo trimestre del 2018. Un calo – va detto - che ha riguardato la crisi del settore, non quindi legata alle liberalizzazioni attuate con il “Salva Italia”.

“Nella nostra provincia – spiega Salvatore Bove segretario della Uiltucs provinciale – sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato a favore del lavoro precario. In particolare il lavoro nelle aziende della grande distribuzione organizzata è diventato più oneroso e penalizzante. Le aperture domenicali obbligano i lavoratori del terziario a sacrificare ulteriormente il tempo dedicato alla propria famiglia.”

“Non c’è correlazione” – continua Bove – “tra aperture domenicali e nuovi posti di lavoro perché spesso non si assume nuovo personale, ma si tende ad estendere gli orari dei dipendenti.”

“Qualsiasi legge che vada in questa direzione è per noi favorevole” – dichiara Edmondo Arcuri della Filcams Cgil di Cuneo – “Come sindacato portiamo avanti iniziative in questo senso. A Cuneo c’è stata la prima manifestazione italiana di ‘Io non vendo’ contro la legge sulla liberalizzazione dell’orario. Tutti gli esercizi vanno chiusi nei festivi ad eccezione dell’8 dicembre. Necessaria una regolamentazione seria con sanzioni serie.”

Dello stesso avviso il segretario provinciale di Fisascat Cisl Enrico Solavaggione che aggiunge: “Ci piacerebbe essere chiamati in causa in questo dibattito attraverso tavoli di confronto visto che da anni portiamo avanti queste battaglie. Ben venga il principio della chiusura domenicale, ma bisogna andare oltre al concetto che durante la domenica ci sia maggiore introito degli esercizi. Semplicemente si è attivata un’abitudine degli acquirenti, ma l’abitudine può cambiare visto che in passato si è sempre comprato solo nei giorni feriali.”

APERTURA 24 ORE

Critica la posizione di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Ulitucs Uil anche nei confronti delle aperture 7 giorni si 7 e 24 ore su 24 di alcuni supermercati in provincia di Cuneo. In particolare nella nostra provincia sono due: uno nel capoluogo e uno ad Alba. Secondo Salvatore Bove questa scelta: "Non è servita a sviluppare complessivamente ulteriore fatturato, ma soltanto a creare disagio alle lavoratrici ed ai lavoratori coinvolti nel processo di riorganizzazione aziendale."

IL COMMERCIO IN GRANDA
Secondo i dati della Camera di Commercio di Cuneo riferiti al 2017 nel settore commercio sono state 490 le iscrizioni delle imprese mentre 764 le cessazioni non d’ufficio. L’incidenza del commercio sul territorio cuneese è del 18,4% dato al di sotto della media regionale del 23,3%.

Daniele Caponnetto

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