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Politica | 15 settembre 2018, 12:00

#controcorrente: serrande chiuse per tutti nei giorni festivi e regolamentazione del commercio on line

La vendita selvaggia non crea posti di lavoro, ma li distrugge. E il provvedimento previsto dall'attuale Governo Lega-MoVimento 5 Stelle ripropone gli stessi problemi precedenti al Decreto Monti entrato in vigore nel 2012

#controcorrente: serrande chiuse per tutti nei giorni festivi e regolamentazione del commercio on line

La proposta del Governo Lega-MoVimento Cinque Stelle sull’obbligo di chiusura festiva dei negozi e delle strutture della grande distribuzione fa riemergere un dibattito che, già in passato, aveva avuto momenti di rilevante conflittualità.

Prima della liberalizzazione completa di aperture e orari prevista dal Decreto Monti, entrato in vigore a inizio 2012, si è sempre discusso anche in provincia di Cuneo in particolare su un aspetto: la possibilità dello shopping tutte le domeniche nei Comuni con vocazione turistica e un calendario con un numero prestabilito di aperture per gli altri. Gli operatori della grande distribuzione su questo tema hanno combattuto per anni la loro battaglia, contestando il fatto che, preso come esempio due città della “Granda” con una forte concentrazione di centri commerciali, a Borgo San Dalmazzo, considerata turistica, si potessero tenere le serrande alte ogni giorno dell’anno e a Cuneo no.

Una patata bollente che allora era in mano ai Comuni a cui era demandato il compito di richiedere la loro connotazione turistica o meno e alle Regioni alle quali spettava il ruolo di decidere se i requisiti corrispondevano a quella caratteristica. Una patata bollente che il Governo Monti ha raffreddato liberalizzando tutto.

Quel provvedimento, in un periodo particolarmente difficile per l’economia, aveva l’obiettivo di favorire di nuovo lo sviluppo del sistema. In realtà non è andata così, perché i consumi non si possono rilanciare con le aperture selvagge dei punti vendita se, nel frattempo, la povertà è salita in modo esponenziale e i soldi da spendere in mano agli italiani sono stati sempre di meno. Conseguenze? E’ aumentata l’occupazione precaria nella grande distribuzione e sono cresciute le chiusure definitive dei piccoli negozi tradizionali, stritolati dai costi di gestione e dalla concorrenza non sostenibile dei centri commerciali. E allora il tutto si è tradotto, e si traduce ancora, nelle passeggiate festive all’interno delle nuove “chiese” consacrate dalla modernità. Spesso con i carrelli vuoti. Altroché aumento dei consumi.

E il nuovo provvedimento in discussione in queste settimane? Dalle prime avvisaglie di dibattito politico dei leader della Lega e del MoVimento 5 Stelle sembrerebbe che si voglia tornare alla situazione precedente al Decreto Monti, ponendo di nuovo la discriminante dei Comuni turistici o non turistici. Per i primi non cambierebbe nulla rispetto ad ora, per i secondi si tornerebbe a un calendario, più o meno ampio, di aperture in deroga. Di conseguenza, risolverebbe poco.

Quindi? Per aiutare i cittadini negli acquisti basterebbe diversificare e prolungare ulteriormente gli orari di apertura serale. Ma imporre lo stop alle serrande alte per tutti nei giorni festivi.

E gli acquisti on line? Il Governo dovrebbe regolamentarli prima che i buoi scappino dalla stalla. Altrimenti si concretizza un altro tipo di vendita selvaggia. Peraltro, già abbastanza diffusa. Anche se dovremmo essere noi consumatori i primi a capirlo, in quanto tutti i soldi risparmiati oggi comprando, magari comodamente sul divano di casa, attraverso le piattaforme commerciali, saranno posti di lavoro in meno domani per i nostri figli e i nostri nipoti. E il reddito di cittadinanza a chi non avrà più un’occupazione lo dovranno pagare Amazon e C. se vorranno ancora poter vendere. Ma vogliamo arrivare a questo?          

#controcorrente

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