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In&Out | 16 settembre 2018, 07:46

L'avventura di Sara Perrone in Canada: "A Toronto ci si sente a casa, anche se si arriva da lontano"

"Mi manca la cucina italina e il caffè... ma casa non va da nessuna parte, sarà sempre lì quando deciderò di tornare!"

L'avventura di Sara Perrone in Canada: "A Toronto ci si sente a casa, anche se si arriva da lontano"

- Ciao Sara. Di cosa ti occupi a Toronto?

Al momento lavoro in una pasticceria francese, che non c’entra assolutamente nulla con quello che ho studiato: ho una laurea in Scienze Internazionali, figurati. Ma sono qui solo da 4 mesi e ancora mi sto ambientando. Il mio visto lavorativo scade a gennaio, ma vorrei rimanere di più, se riesco a ottenere il visto di studio! La mia avventura in Canada è appena iniziata.

- Come mai proprio Toronto? Avresti potuto scegliere altre mete?

Sì, grazie al mio visto (Working Holiday) posso viaggiare e lavorare ovunque in Canada, non sono vincolata a nessun datore di lavoro. L’unica pecca è che il visto che danno agli italiani è veramente corto, solo sei mesi! E’ vero che in base al curriculum possono concederti più tempo, infatti io ho ottenuto nove mesi, ma non è sempre così. Volevo vivere in una grande città, e alla fine ero indecisa tra Vancouver e Toronto.

Ho scelto Toronto perché è più “vicina” a casa, solo 6 ore di fuso orario. Poi ho dei parenti che abitano in una città vicina, che sono sempre disponibili ad aiutarmi.

- Sono tanti, nella cultura popolare filo-anglofona, i pregiudizi sul popolo canadese. Come li descriveresti?

In realtà non conoscevo nessun pregiudizio sui canadesi prima di venire qui, a parte il fatto che sono gentili. E in effetti lo sono davvero. Sono sempre sorridenti e si scusano anche quando non ne avrebbero bisogno. Appena arrivata, quando ho dovuto sbrigare le faccende burocratiche non ho avuto problemi, perché sono stati tutti disponibili. Un giorno ero in un parco, mi ero persa ovviamente, e una signora che stava facendo jogging si è fermata per chiedermi dove volessi andare e se avevo bisogno d’aiuto. Oppure quando qualcuno mi sente parlare in italiano, mi chiede cosa faccio qui, se mi trovo bene e mi dice “welcome to Canada”.

- Toronto la vedo come una città divisa tra diverse anime, un po' come tutto il Canada. Che idea ti sei fatta su di essa?

Toronto è grande ed è piena di gente proveniente da ogni parte del mondo. Ci ho messo un po’ a incontrare dei veri canadesi, perché ci sono veramente tanti stranieri. Però l’essere così multiculturale è il bello di Toronto, puoi incontrare chiunque e sentire le loro storie. Ci sono anche tanti italiani, e tanti posti dove mangiare italiano, così ci si sente a casa anche se si è lontani.

- Cosa ti manca di più della provincia Granda?

La mia famiglia, i miei amici... il mio cane! Però loro mi supportano, se sono felice qua, loro sono felici per me, anche se gli manco. Mi manca la cucina italiana... e il caffè! E anche un po’ il mio paese, Barge, a cui sono legati i miei ricordi e tanti bei momenti. Ma casa non va da nessuna parte, sarà sempre lì quando deciderò di tornare!

simone giraudi

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