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Cronaca | 18 settembre 2018, 17:17

Cuneo, appartamento da affittare ma non era vero: sedicente intermediario immobiliare condannato a tre anni di reclusione

Era imputato per circonvenzione d’incapace. Il pm: “Si è approfittato di una persona fragile”

Cuneo, appartamento da affittare ma non era vero: sedicente intermediario immobiliare condannato a tre anni di reclusione

Dopo aver pagato la caparra aveva scoperto che l’appartamento non era in affitto e quello che glielo aveva fatto vedere non era un agente immobiliare, ma una persona che l’aveva raggirata approfittando del suo stato di circonvenibilità.

L.P. è stato condannato dal tribunale di Cuneo a 3 anni di reclusione e 600 euro di multa per circonvenzione d’incapace. Per lui il pm Luigi Dentis aveva chiesto che non fosse applicata alcuna attenuante.

Vittima dell’ex geometra una donna quarantenne che all’epoca dei fatti, nel 2015, stava attraversando un periodo di fragilità e dipendenza da alcol, accompagnate da depressione. Davanti al giudice la signora aveva raccontato che stava cercando un appartamento in affitto, lui si era presentato come intermediario di un’agenzia immobiliare. L’aveva portata a visitare una mansarda arredata, le era piaciuta: “Disse che il proprietario era un ligure. Firmai il contratto di affitto mentre ero ricoverata in psichiatria, me lo portò P.. Gli consegnai 1.200 euro in contanti, come voleva lui, che comprendevano le prime mensilità e le spese di agenzia”.

La quarantenne era poi venuta a sapere che la vera proprietaria abitava nello stesso stabile e che non aveva dato mandato a nessuno di locare l’appartamento. “Mi sono alterata notevolmente e ho chiamato la polizia”, aveva commentato la persona offesa. “Non ho più avuto indietro i soldi e P. è sparito. Lui sapeva dei miei problemi di salute, perché gli avevo raccontato la mia vicenda”.

Il difensore aveva chiesto che il reato fosse riqualificato in truffa, perché quando la signora firmò il contratto si trovava ricoverata e si stava curando per problemi di alcolismo, pertanto la sua capcità di intendere e di volere non era riconoscibile dall’imputato.

Monica Bruna

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