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Agricoltura | 18 settembre 2018, 07:45

Nella frazione Paschera di Caraglio, Claudia e Stefania Morisiasco allevano 550 frisone e coltivano 68 ettari di terreno (FOTO)

Determinate, cariche di passione per il loro mestiere e consapevoli della scelta, sono entrate in azienda nel 2003. Poi, quando, nel 2014, è mancato prematuramente papà Mario hanno proseguito l'attività di famiglia. Dicono: "Il mondo maschile non ci ha mai fatto sconti"

Mamma Elsa, Stefania e Claudia con la mucca Popsy: prima in Europa per indice genomico

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L’ufficio dove ci accomodiamo per la chiacchierata è pieno zeppo di gagliardetti vinti alle mostre bovine nazionali, regionali e provinciali. Il primo è del 1981 alla rassegna espositiva di Carmagnola, l’ultimo è dello scorso inizio settembre a quella di Saluzzo. Siamo nell’azienda agricola Muri Holstein in frazione Paschera San Defendente di Caraglio. La conducono le sorelle Morisiasco: Claudia, 41 anni, laureata in lingue, e Stefania, 38 anni, con il diploma in ragioneria.

Allevano, in cinque stalle, 550 capi di Frisona (Holstein è il nome con il quale la razza è conosciuta a livello internazionale) di cui 260 in mungitura, che producono novanta quintali di latte al giorno nella stagione estiva e anche cento in quella invernale. Lo vendono alla Sterilgarda di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. Gli animali sono alimentati in gran parte con il mais, l’erba medica e l’orzo coltivato nei 68 ettari di terreno: metà in affitto e l’altra parte in proprietà. Le tre colture vengono insilate insieme a quanto è necessario, che viene acquistato, per preparare, con il giusto equilibrio e con l’aiuto di un tecnico, i pasti destinati agli animali. Anche il fieno deve essere comprato perché il terreno disponibile non è sufficiente a produrlo.

Stefania è la moglie di Davide Brignone, 44 anni, che collabora nella gestione dell’allevamento. Hanno due figli: Marta, 3 anni, e Andrea, 3 mesi. Claudia non è sposata. Inoltre, il lavoro viene condiviso insieme a cinque dipendenti.

UNA STORIA FATTA DI TRADIZIONI E PROFESSIONALITA'

La storia è abbastanza fuori dagli schemi per due giovani donne, ma se ne comprende il motivo quando nella chiacchierata escono fuori la determinazione e la testardaggine con le quali, consapevolmente, hanno voluto proseguire l’attività di famiglia. L’azienda attuale ha radici molto lontane.  Nel 1963 papà Mario e mamma Elsa, con lo zio Franco, gestiscono una cascina a Villafalletto. Però, i proprietari non rinnovano loro il contratto. Di conseguenza, come succedeva spesso nel mondo contadino di un tempo, devono cercare un altro posto e lo trovano come mezzadri nelle proprietà di una famiglia di nobili torinesi a Paschera San Defendente.

Il 1977 è l’anno della prima svolta. Continuando a vivere nella vecchia cascina, acquistano, dove ora c’è l’azienda condotta da Claudia e Stefania, un terreno e costruiscono la prima stalla. Il loro è un allevamento di razza Piemontese, ma nella nuova struttura inseriscono una decina di capi di frisona importati dal Canada. Lentamente, giorno dopo giorno, l’azienda cresce: gli animali da latte diventano una cinquantina e vengono comprati e affittati altri appezzamenti. E si costruisce anche l’abitazione.

Nel 2003 avviene la seconda svolta. Claudia e Stefania decidono di entrare in azienda. Però, siamo in piena "bagarre" quote latte e non è possibile aumentare l’allevamento di frisone. Zio Franco tira fuori dal cilindro l’idea che deciderà le sorti delle due famiglie, acquistando le bufale non soggette alla limitazione. Le sistemano in una stalla distante poche centinaia di metri.

Insieme gestiscono l’azienda con i due diversi animali fino al 2008, quando si concretizza il terzo importante cambiamento. L’attività si divide ufficialmente in due imprese differenti. Franco si dedica in modo definitivo solo alle bufale in una nuova struttura e Mario, mamma Elsa, Claudia e Stefania rimangono con le frisone nel complesso rurale nato nel 1977.

Il 2010 vede l’allevamento crescere ancora di capi. Il 2014 è un anno triste per la famiglia: purtroppo papà Mario se ne va, stroncato prematuramente da una brutta malattia. La madre, pur lavorando molto sul fronte del supporto alla famiglia, non si è mai occupata dell’allevamento. Un terza sorella, Erica, fa la fisioterapista. Di conseguenza, Claudia e Stefania restano da sole a gestire un’impresa ormai diventata un punto di riferimento del settore a livello nazionale. E forse questa responsabilità improvvisa ha fatto maturare in loro quella gran voglia di accettare la sfida.  

“UNA SCELTA CONSAPEVOLE”

“Fin da piccole - raccontano Claudia e Stefania - nostro padre ci portava alle fiere e ci ha fatto conoscere tutti gli aspetti di questo mondo. Anche quando si studiava aiutavamo già in azienda. Ci ha dato grande fiducia e trasmesso la passione per questo mestiere che ci è sempre piaciuto. Ma non ci ha mai obbligato a lavorare con lui. Lasciandoci sempre libere di scegliere”.

Infatti, Claudia dopo la laurea ha svolto alcune supplenze nella scuola e Stefania è stata impiegata per tre anni in uno studio commercialista. “Nel 2003 - dicono - abbiamo fatto la scelta della nostra vita, decidendo di entrare in azienda. Consapevoli, entrambe, avendo maturato altre esperienze lavorative all’esterno, del passo che stavamo compiendo. La passione per l’allevamento ha prevalso su tutto. A quell’età non è stato facile perché nostro padre metteva sempre la cura degli animali prima di ogni altra cosa. E questo tutti i giorni dell’anno. Ma è stato un insegnamento prezioso che ci è servito molto quando lui è mancato. In quel momento ci siamo trovate sulle spalle la responsabilità di gestire da sole l’azienda. Però è anche stata la molla che ci ha fatto dire: non possiamo buttare al vento il tanto lavoro e i tanti sacrifici di nostro padre. Dobbiamo continuare l’attività”.

Quali problemi avete dovuto superare in un mondo che è sempre stato quasi esclusivamente prerogativa degli uomini? “Se vuoi essere considerata devi saper far bene il tuo lavoro, conoscere, approfondire, realizzare. Come i maschi, se non di più. Bisogna stringere i denti altrimenti rimani schiacciata. Certo, nessuno ti fa degli sconti. Nostro padre, però, ci ha insegnato anche qualche segreto per essere all’altezza. E poi ci ha aiutato la nostra testardaggine di voler raggiungere gli obiettivi e di competere con gli uomini senza sentirci inferiori. Anzi. Inoltre basta considerarlo un lavoro normale: certo molto lontano da quelli dell’immaginario femminile, ma per noi normale”.  

LA VITA IN AZIENDA

La gestione dell’allevamento è in carico a Claudia, dei terreni e dell’alimentazione degli animali si occupa Stefania. Ma entrambe hanno le capacità e le conoscenze per potersi scambiare i compiti. Anche perché non lasciano mai da soli i dipendenti e nelle giornate festive, se non ci sono problemi particolari da risolvere, turnano la presenza.

La sveglia, per loro, suona alle sei del mattino, poi lavorano fino alle diciotto di sera con una pausa di due ore a pranzo. “Gli animali - sottolineano - vanno seguiti con cura e costanza perché ogni difficoltà non compresa subito o sottovalutata causa danni a loro e rappresenta un costo per l’azienda. Devi sempre avere l’occhio attento. In questo ci aiuta l’esperienza maturata in tanti anni”.    

Le 260 mucche in lattazione vengono munte con le attrezzature automatiche, gestite dai dipendenti. L’operazione avviene tre volte al giorno: alle sei, alle quattordici e alle ventuno. “Una scelta - spiegano  Claudia e Stefania - che fecero già papà e zio. Oltre ad avere una produzione di latte maggiore del 10%  le mucche ne traggono beneficio perché si riducono le malattie: soprattutto la mastite della mammella”.

Le due sorelle Morisiasco seguono almeno una mungitura quotidiana. “E’ fondamentale capire sempre lo stato di salute dei bovini. Attraverso un programma inserito nel computer, all’ingresso della sala mungitura c’è un sistema che raccoglie i dati delle mucche e la loro produttività. Quando la quantità di latte scende vuol dire che l’animale ha qualche problema da risolvere. E allora interveniamo subito”.

I capi non in lattazione vengono tenuti per il ricambio in quanto l’azienda non compra animali all’esterno. Su questo aspetto ha molta importanza l’inseminazione effettuata con il sistema artificiale. “Scegliamo il materiale per fecondare - affermano Claudia e Stefania - nei centri genetici più importanti del mondo. Per avere una riproduzione di alto livello contano le cellule somatiche, il grasso e le proteine del latte, la longevità e la strutturazione corporea degli animali selezionati per il seme. Siamo riuscite a creare un allevamento di alta qualità e a vincere molti premi per la bellezza dei bovini in quanto, su questo fronte, si è sempre lavorato in modo scrupoloso. Tra l’altro, abbiamo in allevamento la mucca Popsy risultata prima in Europa per l’indice genomico: cioè per la capacità di trasmettere geni positivi agli animali partoriti”.

L’alimentazione dei bovini viene curata in ogni particolare con il mais, l’erba medica e l’orzo coltivati nei 68 ettari di terreno disponibili. Comprando all’esterno le sostanze necessarie a preparare i pasti. Il materiale stoccato viene analizzato dopo 60 giorni. In base ai risultati ottenuti si aggiunge quanto manca per ottenere un buon cibo. Ogni gruppo di animali ha la sua dieta e la sua razione in base all’età, allo stato di lattazione e se è in gravidanza: periodo in cui vanno consumati pasti specifici.  

LA QUALITA’

In un’azienda di queste dimensioni come si ottiene la qualità? “Innanzitutto - rispondono Claudia e Stefania - dando il massimo comfort possibile agli animali. Il loro benessere per noi è fondamentale. Le stalle sono aperte su un lato. Le mucche hanno la libertà di muoversi, mangiare, riposarsi. Poi, ci teniamo parecchio alla pulizia delle lettiere e alla loro disinfestazione per eliminare le patologie della mammella che sono praticamente a zero. Negli ultimi tempi abbiamo investito in un nuovo impianto di areazione per far stare meglio i bovini durante l’estate. Infatti, patiscono molto il caldo. Non vogliamo vederli soffrire. Sul fronte delle produzioni viene solo diserbato il mais, ma in misura contenuta. E pratichiamo la rotazione delle colture nei terreni per mantenerli sempre in uno stato ottimale. Inoltre, è essenziale stare attenti all’equilibrio alimentare perché ogni squilibrio crea effetti negativi. Unendo benessere animale ed equilibrio alimentare si creano le condizioni per cui i bovini possano vivere in buona salute. La qualità parte dalla nascita del vitello, che deve essere partorito in un ambiente sano”.  

I CONTROLLI

Claudia e Stefania: “Vengono effettuati sul materiale insilato e, quotidianamente, sul grasso, le proteine e la carica batterica del latte. Su quest’ultimo aspetto, se c’è qualcosa che non va si deve buttare via tutta la produzione giornaliera. Per garantire la sicurezza e la qualità la nostra filosofia è sempre stata quella di occuparci della filiera completa: dagli alimenti per i pasti degli animali al latte ottenuto”.  

SODDISFAZIONI E PROBLEMI

Claudia e Stefania: “Le soddisfazioni arrivano dalla riproduzione genetica capace di portare maggiore produttività e dai premi alle mostre quando ti viene riconosciuta la bellezza strutturale del bovino. Ti ripagano del tanto lavoro, dell’impegno e dei sacrifici di ogni giorno. Ci sono stati periodi molto difficili, ma anche ora potrebbe andare meglio. Il latte viene pagato 0,36 centesimi al litro. Per ottenere un margine adeguato, rispetto agli investimenti necessari, dovrebbe arrivare almeno a 0,40. Anche perché, poi, nei negozi viene venduto a oltre 1 euro. Una forbice tra produttore e consumatore che negli altri Paesi non esiste. Alle Istituzioni chiediamo proprio una maggiore valorizzazione del nostro lavoro e che si qualifichi di più il Made in Italy. L’etichettatura non basta perché siamo in mano alle multinazionali che dettano i prezzi del latte. La politica dovrebbe favorire di più gli imprenditori italiani”. 

L’IMPIANTO DI BIOGAS

Claudia e Stefania: “Avendo aumentato nel 2010 il numero di capi si è dovuto costruire una vasca di stoccaggio del letame. Era da alcuni anni che pensavamo di utilizzarlo nel modo migliore possibile, essendo tra l’altro, un prodotto a costo zero. A dicembre 2017 è entrato in funzione l’impianto di biogas da 100 chilowatt, utilizzando solo le deiezioni animali. Infatti, non ci pareva eticamente corretto aggiungerci del mais come viene fatto in alcuni casi. Il cibo serve ad alimentare i bovini e non per altro. L’energia, come quella prodotta dai pannelli fotovoltaici sulle coperture delle stalle, la immettiamo tutta in rete. Dopo, ricompriamo quella necessaria per l’attività. L’idea è stata quella di svolgere un’attività virtuosa a ciclo chiuso che, con le proprie risorse, riuscisse a soddisfare le esigenze produttive senza lasciare rifiuti in giro. Che era già il progetto di nostro padre”.    

L’azienda si chiama Muri Holstein. Holstein è il nome internazionale della razza Frisona. Ma perché Muri? Zio Franco e papà Mario giocavano a calcio in una squadra locale e in piemontese il cognome Morisiasco diventava Murisiasc, dal quale è nato il diminutivo Muri. Loro l’azienda l’avevano chiamata così. E Claudia e Stefania hanno voluto mantenere il nome perché in quella famiglia, con sacrificio, impegno, tenacia, ma tanta passione, hanno imparato a lottare e a conquistarsi ogni giorno un piccolo spazio che, ora, è diventato un grande campo costellato di molti successi. Mentre papà Mario, nei cieli dell’infinito, le guarda ammirato e orgoglioso.  

Sergio Peirone

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