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| 09 ottobre 2018, 18:00

Al Palio di Alba tra l'antidoping agli asini, la sobria solitudine del fantino e le buone maniere spiegate a un giovane paggio

Dalla penna di Federico Ferrero, il racconto - dissacrante - dell'edizione 2018, passando per Tria, Salvini e John Massis

Al Palio di Alba tra l'antidoping agli asini, la sobria solitudine del fantino e le buone maniere spiegate a un giovane paggio

Passi per il doping dei purosangue: nei corridoi dello sport, "bombato come un cavallo" è una maniera spiccia per identificare un atleta gonfiato dalla chimica e il giro d’affari sulle scommesse giustifica i controlli. Ma ad Alba, dove il Palio era nato nel Medioevo come presa per i fondelli dei nemici giurati astigiani e la corsa la si fa fare ai parenti pigri dei puledri, nello stanzino del veterinario ci mandano – non è uno scherzo - i somari. "I primi tre arrivati al traguardo li controlliamo subito: prelievo di sangue e via al laboratorio di analisi, già il lunedì", dice Piercarlo Verney, vicepresidente della Giostra delle Cento Torri, che fin dal mattino è stato fisso col naso all’insù giacché le previsioni davano acquazzoni e s’era preso la responsabilità di non spostare giorno e ora del Palio. Ha avuto ragione: sole, caldo, turisti e annunciatori bilingue perché, ormai, in piazza Cagnasso c’è gente che arriva dal New Hampshire e vuole sapere tutto, anche come si dice "Borgo dei Patin" (intraducibile, forse slipper che però è più “ciabatta”, non è la stessa cosa: difatti non viene tradotto) o "Borgo dei Brichet" (idem, non è proprio fiammifero ma antico zolfanello).

Lo speaker annuncia che è stato richiamato ufficialmente il Borgo di San Lorenzo, quello centralissimo del Duomo, perché il fantino tirava i peli all’animale: pratica vietata, anche se tentare di far desistere un ciuco dallo spuntino di fieno a lato pista, mentre la concorrenza è già al terzo giro di gara, effettivamente è roba da far perdere la pazienza ai santi. Commento dal pubblico: "Quelli di San Lorenzo sono come la Juve, vogliono vincere a tutti i costi". Alba è un feudo bianconero, difatti attorno al battutaro non ride nessuno.

Ci si chiede quale stimolante o anabolizzante possa mai riuscire a forzare il carattere di un animale così cocciuto, che più gli dai pacche sul gluteobicipite, più socchiude gli occhi come non fosse affare suo, venire battuto da quel bipede isterico che ha in sella. "Ah, non si sa", dice Verney. "L’asino è un animale fatto a modo suo. Se non prendi confidenza non ti ubbidisce, secondo me con o senza medicine. Infatti il Palio, adesso, funziona così, che un asino se lo sceglie il borgo e il fantino lo frequenta un po’, così da saperlo prendere. Quello è il segreto: stabilire un rapporto di fiducia. L’altro viene sorteggiato: e lì, o sei uno davvero bravo a farlo viaggiare, oppure va dove vuole. Magari ha pure voglia di farsi una corsa, ma non perché glielo chiedi tu".

La notizia davvero clamorosa è che, se per gli asini c’è l’antidoping, per i fantini di Alba è stato introdotto l’alcol test. Sembra una presa per i fondelli: il test della sbronza a un ragazzo - o ragazza: quest’anno Carlotta corre per San Martino e Matilde per Santa Barbara - che cavalca un asino durante la Fiera del tartufo, dove il vino zampilla pure dalle fontanelle in piazza Ferrero? "Certo. E con la tolleranza di chi guida gli autobus: zero". Niente, manco lo 0,50 dei patentati ordinari per farsi un bicchiere di barbera prima della corsa? No. Così facendo, spiegano, è stata debellata la piaga dei fantini alticci, che si facevano il giro delle piazze occupate dei produttori col bicchiere al collo e poi, se l’asino iniziava a correre in contromano, esageravano un pochetto coi colpi di tacco nella pancia. "Infatti la Protezione animali non ci ha mai più detto niente", gongola Verney.

Niente da fare, intanto, per l’asino dello "Smoke Suburb", pardon, Borgo del Fumo (non ha che fare con gli stupefacenti, erano le antiche torri delle fornaci in periferia per cuocere i mattoni): la giuria lo squalifica perché il proprietario, col fantino ormai rassegnato e fermo sotto la curva a prendersi applausi e sghignazzate del pubblico, entra in pista prima che siano finiti i quattro giri di batteria nel tentativo – inutile – di riportarlo ai box. Ci prova con le buone: lo carezza sul naso, gli parla nell’orecchio. Niente. Si rischia l’incidente quando i due speaker, per ingannare l’attesa, rompono a sorpresa il cerimoniale molto politically correct: "Guardàtelo, sembra Tria con Salvini! Uno parla, l’altro non ascolta. Dopo l’uomo che sussurrava ai cavalli, c’è il fantino che parla con…". Gelo. Ad Alba, che è tra le isole più ricche d’Italia e non c’è emergenza migranti né forte disoccupazione e la gente ha, mediamente, due case e quattro automobili, alle ultime elezioni la Lega ha preso il 28% e i Cinque Stelle il 24%. In loro onore, il Borgo Moretta (colore sociale gialloverde) ha già vinto il premio della sfilata storica e punta a un bis storico con il Palio, grazie a un asino particolarmente vivace e scattante alla partenza.

Ecco: montare su un asino provando a tenerlo fermo, in fila con gli altri, dietro la corda tesa è un po’ come costringere i piloti di una corsa di automobili a salire a bordo su macchine con la marcia innestata e il volante girato uno a sinistra, uno a destra, uno dritto ma con la retromarcia. Per un po’ il problema non si pone, perché in pista c’è ancora l’asino del Fumo. Un energumeno prova a trascinarlo via con una fune, piantando i talloni e tirando con tutto il peso del corpo: somiglia a John Massis quando trainava i Tir con i denti, usando una mordacchia da cavallo. Alla fine, si può partire con la finale. "Tensiùn che t’drochi", attento che cadi: lo speaker evita che il palafreniere delle Rane finisca calpestato rifacendosi alla lingua locale, perché la fiera sarà pure mondiale e pure galattica, quest’anno con la Luna nel manifesto perché la Terra è troppo piccola per la gloria del tartufo, ma qui ci si conosce ancora tutti e il passepartout è il piemontese. La corsa parte ed è un testa a testa tra Moretta e Patin. A metà gara, il mossiere decide che c’è stata una falsa partenza (commento in tribuna: "Chiamate il safety asu") e fa ricominciare tutto. Forse non è vero, ma così si ride ancora un po’. Si riparte: sempre Moretta e Santa Rosalia se la giocano, gli altri asini decidono di avere di meglio da fare. A un certo punto, si forma una specie di posto di blocco asinino: tre animali per traverso lasciano solo un pertugio per proseguire, Rane prende a trottare in contromano. Il mossiere perde il conto dei giri, sono quattro, sono cinque, non si sa se è finita. Finché l’altoparlante non comunica che il Palio è terminato e lo ha vinto il numero 19: Moretta. Seconda Santa Rosalia, terzo Patin. Il fantino Daniele Marcianti viene portato in trionfo dal borgo che quest’anno ha vinto tutto. Gli viene dato modo di recuperare in tempo record l’astensione dal vino delle ultime 24 ore. 

La piazza si svuota mentre Moretta intona cori da stadio. Camminando nella calca, l’aria si fa tiepida di fumenti alcolici: se carabinieri e polizia, già schierati in uscita dalla città, useranno i metodi della Giostra, è probabile che più di qualche patente evapori prima di sera. Una dama della sfilata storica, appena scesa dal palco, insegna le buone maniere a un giovine paggio in costume: "Devi stare alla mia sinistra, non destra. Il cavaliere medievale proteggeva così la sua donna, facendola camminare da questa parte, perché in quel modo poteva sguainare la spada in caso di bisogno e pararla davanti a lei. Se la donna sta a sinistra e tu sguaini la spada, la sgozzi". "Eh, appunto", risponde lui.

Federico Ferrero

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