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Cronaca | mercoledì 10 ottobre 2018, 14:00

Crac Rotoalba, iniziato ad Asti il processo all’editore Guido Veneziani

Ieri la prima udienza dopo il rinvio a giudizio del maggio scorso con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Il fallimento nel maggio 2015. All’imprenditore milanese contestato un “buco” da oltre 17 milioni di euro

Una manifestazione di dipendenti Rotoalba dopo il dissesto della storica tipografia albese

Una manifestazione di dipendenti Rotoalba dopo il dissesto della storica tipografia albese

Si è aperto ieri in Tribunale ad Asti il processo all’editore Guido Veneziani, rinviato a giudizio il 4 maggio scorso per il dissesto della RotoAlba, la storica tipografia di via Liberazione, già centro stampa delle Edizioni Paoline prima dei vari passaggi di proprietà che nel 2012 la portarono nelle mani dell’imprenditore milanese e tre anni dopo, nel maggio 2015, alla dichiarazione di fallimento.

Col crac della stamperia persero il lavoro i 133 dipendenti dello stabilimento, che dalla procedura fallimentare reclamano compensi e contributi non pagati per circa 2,5 milioni di euro: fondi che, insieme ad altri 15 milioni che secondo l’accusa furono distratti dalla gestione, rappresentano il “buco” valso al 54enne editore il rinvio a giudizio per "bancarotta fraudolenta patrimoniale, distrattiva e preferenziale aggravata dall’entità del dissesto”.

Oltre a Veneziani, che venne arrestato nel 2016 e trascorse anche alcune settimane in carcere, seguite da un periodo ai domiciliari, l’indagine aveva coinvolto altri sette ex dirigenti del gruppo editoriale lombardo.
D questi, due – Andrea Pelti e Marco Fossati – erano stati assolti nel maggio scorso dal giudice per le indagini preliminari Giorgio Morando, che, tenendo conto del risarcimento da loro versato, non aveva accolto la richiesta di condanna – rispettivamente, a un anno e due mesi e a un anno – avanzata dal pm Laura Deodato per l’aver loro distratto fondi della RotoAlba a favore di altre tre società.

Lo stesso giudice aveva invece acconsentito alla richiesta di patteggiamento di Patrizia Basile: due anni con pena sospesa e risarcimento. I quattro rimanenti – Gianmaria Basile, Marco Pezzoni, Francesco Pecere e Rino Garbetta – erano stati rinviati a giudizio insieme a Veneziani. Tre hanno scelto riti alternativi.

Ieri il via al dibattimento, con una prima sorpresa: l’esclusione dallo stesso della curatela fallimentare, costituitasi parte civile. Alla base della decisione ci sarebbe un errore formale rilevato dal difensore di Veneziani, l’avvocato Roberta Minotti, in quanto la relativa richiesta sarebbe stata avanzata da un legale nominato dalla curatela senza che quest’ultima avesse formalmente revocato l’incarico precedentemente conferito a un primo legale.

Un altro imprevisto ha invece riguardato il Collegio giudicante e in particolare il suo presidente. Il giudice Elisabetta Chinaglia si è infatti dovuta astenere per incompatibilità, in quanto già parte del Collegio del Riesame di uno degli altri imputati nel processo.

L’udienza è stata quindi aggiornata al prossimo mercoledì 17 ottobre per la nomina di un nuovo Collegio e l’ammissione delle prove.

Ezio Massucco

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