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Cronaca | giovedì 11 ottobre 2018, 15:09

Somministrazione di steroidi sessuali: il pm chiede l’assoluzione per i titolari di una grande azienda di allevamento

“Approssimazione nella cura dei bovini, ma non ci sono prove sull’uso di anabolizzanti”

Immagine di repertorio

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E’ alle battute finali il processo contro F., M. e A.C., titolari di una grande azienda di allevamento di bovini con sede nel Torinese, accusati di aver somministrato steroidi sessuali agli animali. Nei loro confronti e per i coimputati E.B, L. B., dipendenti dell’azienda e la segretaria M.G.F. il pm Francesca Nanni ha chiesto l’assoluzione, rilevando gravi lacune nella raccolta delle prove a sostegno dell’accusa.

Le indagini erano state condotte dalla Guardia di Finanza di Torino nel 2013, gli imputati erano stati rinviati a giudizio davanti al tribunale torinese, che aveva deciso di trasferire le carte processuali ai giudici di Cuneo, sulla base degli ultimi episodi contestati, avvenuti a Tarantasca.

Trattandosi di sospetti trattamenti illeciti si sarebbero dovuti eseguire accertamenti chimici su pelo e urine appartenenti ai bovini dai quali furono eseguiti esami istologici. Ma questo non fu fatto”, ha sostenuto nella sua requisitoria il pubblico ministero. “Così come non si approfondirono i rapporti fra i tecnici E.B. e L.B., i soccidari, il veterinario e i proprietari dell’azienda”.

Dalle intercettazioni telefoniche riferentesi agli anni 2012-13 non emersero prove sull’effettiva somministrazione di steroidi anabolizzanti, bensì “un’incuria totale nella gestione dei farmaci, gestiti da E.B, e L.B. e una estrema approssimazione nella cura degli animali, quasi vergognosa, tenuto conto che si trattava di carni destinate all’alimentazione umana”.

Durante la perquisizione nella sede operativa di Tarantasca nel giugno 2013 furono trovate provette con urine che potevano far pensare ad un trattamento con anabolizzanti: “Anche in questo caso non fu fatto il minimo approfondimento per capire a quali animali si riferissero i liquidi biologici”.

L’udienza è stata rinviata il 5 dicembre per l’arringa difensiva e la sentenza.

Monica Bruna

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