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Cronaca | 15 ottobre 2018, 16:30

Ventenne condannato a 19 mesi di carcere per lesioni e maltrattamenti

L’ex moglie lo aveva denunciato nell’agosto 2017: “Lui e la sua famiglia volevano rispedirmi in Marocco”

Ventenne condannato a 19 mesi di carcere per lesioni e maltrattamenti

Non l’ho mai picchiata, decideva lei come vestirsi, non le imponevo il velo. Non le ho mi impedito di parlare con gli estranei o di uscire di casa da sola”. Con queste parole il ventiquattrenne, residente in un paese del Monregalese originario del Marocco, si era difeso nel processo che lo vedeva imputato per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Il punto era se credere alla versione del ragazzo, supportata dai suoi famigliari, oppure a quello della giovanissima moglie. Il giudice, decidendo di dar credito alla ragazza, ha condannato il giovane a 1 anno e 7 mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale. Il pm aveva chiesto 2 anni e 4 mesi.

L’ex moglie, costituita parte civile, attualmente ospite presso una struttura protetta, lo aveva denunciato nel 2017 dopo essere fuggita di casa dove viveva con i genitori di lui, accusandolo di essere stata costretta a portare il velo e i vestiti lunghi e di dover uscire sempre accompagnata. Aveva anche riferito che il giorno in cui era scappata, dopo essersi rifiutata di tornare dai genitori nel paese d’origine, il marito l’aveva colpita “con qualcosa di tagliente” mentre la suocera la teneva ferma per i capelli.

La ragazza, come ha riferito il suo avvocato, si era sposata per amore. Il matrimonio però era durato soltanto un anno, di cui tre mesi passati in Italia, durante i quali lei “era trattata come una serva”, poteva uscire solo se accompagnata, non poteva parlare con la sua famiglia neppure al telefono, perché non aveva una scheda sim. Il marito l’aveva più volte malmenata finché non aveva deciso che era “una cattiva moglie” con l’intenzione di rispedirla in Marocco. All’aeroporto, viste le lacrime della giovane, i famigliari di lui l’avevano riportata a casa. Dopo il rientro, la ragazza aveva detto di essere stata ferita alla schiena.

Sulle lesioni il medico legale consulente della difesa aveva espresso le sue perplessità: “Sicuramente non erano ferite da taglio o punta. Si tratta di colpi contusivi, lesioni superficiali, che non posso escludere la giovane si possa essere inferta da sola”. Secondo l’avvocato dell’imputato l’elemento caratterizzante del processo era stata la diversa visione del loro matrimonio, sottolineando le diverse contraddizioni da parte della giovane nella ricostruzione degli episodi che l’avevano vista come vittima.



Monica Bruna

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