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Attualità | domenica 21 ottobre 2018, 19:17

Un anno fa andavano in fiamme 762 ettari di boschi in valle Stura e in Valle Varaita

Un lungo periodo di siccità e le elevate temperature scatenarono l'inferno per una decina di giorni in molte zone del Piemonte, tanto che venne chiesto lo stato di calamità. Il sindaco di Pietraporzio sulla recente attribuzione dei compiti di prevenzione degli incendi boschivi agli AIB: "In Italia si supplisce alle carenze dello Stato con i volontari"

Foto di Francesco Ferrara, scattata in Valle Stura, borgata Fedio di Demonte

Foto di Francesco Ferrara, scattata in Valle Stura, borgata Fedio di Demonte

Un anno fa, proprio in questi giorni, gli incendi si mangiavano ettari di boschi e alcune zone della nostra provincia erano letteralmente soffocate dalle fiamme.

Impossibile non ricordare la drammatica situazione di fine ottobre 2017: un mix terribile fatto di estrema siccità, elevate temperature e locali fenomeni di venti caldi, tanto da far richiedere lo stato di calamità.

In Piemonte sono stati 9700 gli ettari di bosco andati distrutti. Solo in provincia di Cuneo il totale è stato di 762. Di questi, 378 nel saluzzese, tra Casteledlfino (184 ettari), Pontechianale (80) e Bellino (114). Il 75,7% della superficie bruciata ha riguardato lariceti e cembreti.

In valle Stura, a Sambuco sono andati a fuoco 164 ettari, 77 a Pietraporzio, in particolare pinete. Infine, 220 gli ettari di bosco distrutti a Demonte, di cui 63 in area tutelata, per lo più faggete e querceti.

Ne abbiamo parlato con Marco Frigerio, sindaco di Pietraporzio, fin dalle prime avvisagli di incendi molto critico sulla gestione dell'emergenza e sull'operato di vigili del fuoco, ex forestali e sulla gestione dei mezzi di soccorso. "Stiamo decisamente meglio di un anno fa" - sottolinea con un pizzico di ironia il primo cittadino.

E poi, commentando l'approvazione della nuova legge in materia di “prevenzione ed estinzione degli incendi boschivi” da parte del Consiglio regionale del Piemonte, con la quale si attribuisce ai volontari del corpo Aib del Piemonte il compito di prevenzione degli incendi boschivi, commenta: "In Italia si supplisce alle carenze dello Stato con i volontari. Gli AIB sono bravissimi e hanno ricevuto l'encomio solenne del consiglio comunale di Pietraporzio, ma i volontari dovrebbero essere un supporto, a intervenire deve essere lo Stato".

Che cosa è successo in questo anno? Ricordiamo che erano stati previsti fino a 42 milioni per il ripristino dei terreni danneggiati e dei boschi distrutti.

Ancora Frigerio: "In realtà, ad oggi poco o niente. C'è stato il ripristino parziale del sentiero dell'Ecomuseo e poco altro. In compenso, quando brucia un terreno, iniziano i vincoli. Per 10 anni non si può fare niente: non si può raccogliere la legna ed è proibita anche la raccolta dei funghi. In Italia paga di più la ricostruzione che la prevenzione, purtroppo. C'è da dire che la nuova legge forestale consente finalmente una gestione attiva dei boschi".

Gli effetti sul patrimonio forestale e ambientale sono paesaggistici, produttivi, ecologici e di protezione del territorio (copertura del suolo, assorbimento dell'acqua, difesa da erosione, da caduta massi, etc.). Ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo.

Ricordiamo che il decreto regionale prevede “il divieto di abbruciamento di materiale vegetale su tutto il territorio regionale nel periodo compreso tra il 1° novembre e il 31 marzo”, vale a dire nel lasso temporale quando è il rischio di incendi boschivi è molto elevato.

Barbara Simonelli

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