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In&Out | domenica 21 ottobre 2018, 07:50

Un paio di valigie e molte aspettative per andare da Boves a Bruxelles: la storia di Francesca Falco

"Mi manca la mia famiglia, ma non potevo perdere l'occasione di viaggiare e inseguire i miei sogni"

Francesca Falco

Francesca Falco

- Cominciamo dall'inizio. Hai voglia di raccontarci come sei arrivata, da Boves a Bruxelles?

La strada che ho percorso tra Boves e Bruxelles é lunga, sia in termini geografici sia temporali. A diciannove anni mi iscrissi all’università di Pavia per studiare relazioni internazionali, inseguendo il sogno di una carriera diplomatica. Durante gli anni universitari ho trascorso un periodo nella magica Granada e un semestre in Louisiana, in un campus non lontano dalla patria del jazz, New Orleans. Finito il master, ho iniziato a cercare lavoro nell’area metropolitana di Milano, venendo in contatto con realtà tristemente nepotiste e sessiste, in cui il merito non viene valorizzato.

Amareggiata, ho inviato varie candidature per stage all’estero e venni selezionata sia per uno stage in commercio internazionale a Houston, Texas, sia per uno stage in Affari Europei a Bruxelles. Non avendo ancora le idee chiare sul tipo di carriera che volevo intraprendere, ho poi deciso di accettare entrambe le offerte e partire prima alla volta di Houston e poi di Bruxelles. Sono arrivata in Belgio con un paio di valigie e molte aspettative nel settembre del 2011.

- Come mai proprio Bruxelles? Perché hai deciso di rimanere?

Ho scelto Bruxelles perché è de facto la capitale dell’Unione Europea ed offre moltissime opportunità lavorative a chi ha un profilo internazionale e parla più lingue.

A dire il vero, il mio primo impatto con Bruxelles non é stato particolarmente positivo: Bruxelles non ha il fascino senza tempo e sfacciato delle grandi capitali europee, quali Londra o Parigi, ed é una città caleidoscopica e non particolarmente ordinata. Per lo più, durante i primi mesi, non sapevo come orientarmi nel mercato del lavoro belga, conoscevo poche persone e facevo fatica ad adattarmi ad un clima perennemente piovoso. Col tempo – e con perseveranza - , sono riuscita e crearmi un solido network professionale e mi sono specializzata nella gestione di progetti nell’ambito dell’educazione, sviluppo tecnologico, imprenditoria e cooperazione internazionale.

Va notato che a Bruxelles arrivano persone da tutt’Europa –e non solo- con curriculum di primo livello (uno o più master e 3-4 lingue correnti), ergo la competizione é alta. Allo stesso tempo, però, ci sono moltissime posizioni aperte, tra istituzioni europee ed oltre 2500 tra società di consulenza, associazioni, federazioni, ONG, lobbies, e rappresentanze di aziende a livello europeo che offrono contratti molto interessanti. Con molta motivazione e costanza si può fare carriera velocemente ed é relativamente agevole passare da un lavoro ad un altro, qualora non si sia soddisfatti della propria posizione.

- Sei a Bruxelles da 7 anni, ormai. Come descriveresti la città a chi non ci vive?

Descriverei Bruxelles come un cuneese al rum: abbastanza anonima alla vista, ma sorprendente e piena di sfaccettature “al palato”.

In questi sette anni, ho imparato ad amare questa bizzarra città belga: Bruxelles é in realtà un agglomerato di diciannove comuni, ha due lingue officiali (francese ed olandese) e, non va dimenticato, ha un bambinetto in bronzo che fa la pipì come simbolo! Quello che la rende unica, però, sono la sua multiculturalità – che ti permette un giorno di mangiare una pizza come a Napoli ed un altro di mangiare una “crêpe” etiope come ad Addis Abeba - ; la meravigliosa, unica, Grande Place; i magici mercatini di Natale; essere ad un paio di ore di treno da Parigi, Londra ed Amsterdam; partecipare ad eventi e ritrovarsi a fianco di personalità illustri; le birre, il cioccolato, il cornetto di frites; i festival estivi; e tanto altro ancora.

Sì, dopo sette anni “je suis bleu de Bruxelles”. Consiglio a tutti di scoprirla,  meglio se accompagnati da un residente che potrà farvi scoprire bar nascosti, scorci bellissimi, esperienze insolite e cibo delizioso.

- Sei membro importante della Samsung Electronics: credi che, se fossi rimasta in Italia, la tua carriera sarebbe stata questa?

Da poche settimane ho iniziato una nuova avventura professionale, come CSR Manager per Samsung Electronics, occupandomi del coordinamento e potenziamento dei nostri programmi europei. Il mio é un ruolo molto attuale, in un periodo in cui la Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) é diventata una componente cruciale per la competitività delle aziende, con consumatori, investitori e business partner sempre più attenti all’etica ed alla sostenibilità. La mia scelta di occuparmi di CSR deriva dalla mia grande sensibilità per le questioni sociali ed ambientali e la mia volontà di contribuire a rendere le aziende più responsabili.

Onestamente, non credo che rimanendo in Italia sarei riuscita ad ottenere un ruolo di responsabilità – e che mi soddisfi - a 32 anni, e soprattutto non sarei riuscita a lasciare un lavoro a tempo indeterminato per il puro bisogno “di ricoprire una posizione in cui mi senta più realizzata e sia in linea con i miei principi”. Devo molto a Bruxelles per la miriade di opportunità che offre e per il suo sistema meritocratico.

- Cosa ti manca di Boves?

Sarà scontato, ma quello che mi manca di più é la famiglia. Penso spesso a quanto siamo fortunati oggigiorno ad avere a disposizione così tanti modi per tenerci in contatto con i nostri familiari a distanza, cosa fino a pochi anni fa impensabile (quelli della mia generazione ricorderanno le schede telefoniche che usavamo per chiamare casa quando si andava in gita o in viaggio senza i genitori!). E, grazie all’Unione Europea, possiamo viaggiare e stabilirci in un altro paese liberamente, inseguendo i nostri sogni – o cercando di dimenticare i nostri sogni infranti in Madre Patria.

Mi manca, e tanto, anche l’aria pura delle nostre montagne, specie quando arranco con la mia bicicletta nel traffico mattutino ed inalo i fumi di scappamento dei miei concittadini più pigri.

Sorprendentemente, non posso dire che manchi il cibo piemontese, visto che a Bruxelles puoi trovare davvero di tutto. A patto di accettare di pagare 25 euro per un bicchiere di barbera ed un piatto di tajarin ai funghi!

simone giraudi

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