/ Cronaca

Cronaca | 24 ottobre 2018, 15:15

Un anno fa la Val Varaita col fiato sospeso per l’emergenza incendi: 378 ettari in fumo tra Casteldelfino, Bellino e Pontechianale

Il rogo più grave e pericoloso era stato segnalato intorno alle 21.30 del 23 ottobre. Il fronte di fuoco partito da Casteldelfino, lungo la strada provinciale, al bivio con la strada che conduce a Bellino. Erano state ore di apprensione per la vicinanza con il Bosco dell’Alevè, fortunatamente risparmiato dalle fiamme, altrimenti le conseguenze sarebbero state immani

Un anno fa la Val Varaita col fiato sospeso per l’emergenza incendi: 378 ettari in fumo tra Casteldelfino, Bellino e Pontechianale

Esattamente un anno fa, proprio in questi giorni, la Valle Varaita si trovava anch’essa costretta a fare i conti con la gravissima emergenza incendi, al pari della Valle Stura, della Valle Infernotto e della Valle di Susa, nel torinese.

I primi focolai si erano registrati già nel pomeriggio del 23 ottobre, con l’incendio nel territorio del Comune di Isasca.

Ma il rogo più grave e pericoloso, che per giorni ha tenuto col fiato sospeso l’intera vallata, verrà segnalato qualche ora più tardi, intorno alle 21.30 del 23 ottobre. Il fronte di fuoco è partito da Casteldelfino, lungo la strada provinciale, nei pressi del “ponte Boffa”, al bivio con la strada che conduce a Bellino.

L’emergenza durò all’incirca dieci giorni. In prima linea, nella lotta contro le fiamme, decine di volontari Aib giunti da diverse località della Provincia, i Vigili del fuoco, i Carabinieri Forestali ed i sindaci dei comuni coinvolti: Casteldelfino, Pontechianale e Bellino.

Mentre di giorno gli operatori riuscivano a contenere i roghi, il calar delle tenebre, con la conseguente impossibilità di intervenire sul fronte di fuoco, le fiamme riprendevano forza e vigoria.

Al termine delle operazioni di bonifica, saranno 378 gli ettari di terreno mandati in fumo.

Ad accrescere la preoccupazione di tutti era stata la vicinanza tra il fronte di fuoco, sul versante alla destra orografica del Varaita, e il bosco dell’Alevè, a sinistra del corso d’acqua. Fortunatamente, nonostante il vento che per giorni soffiò sulla valle, le fiamme non oltrepassarono mai il Varaita, altrimenti le dimensioni del rogo sarebbero state immani.

Alberto Anello, sindaco di Casteldelfino, dove si registrarono i primi roghi, ricorda ancora quei giorni.

Il fuoco partì dalla strada provinciale – ci ha detto - e quindi abbiamo ancora oggi il chiaro sentore che ci fosse stata mano di qualcuno e che l’incendio sia stato di natura dolosa. Un aspetto che ci preoccupa, perché non capiamo il fine che spinge alcuni uomini a fare queste cose.

Non dimentichiamo la possibilità che il fuoco si estendesse al bosco dell’Alevè, un vero e proprio ‘santuario’, non solo per noi: parliamo di un Sic, un sito di interesse comunitario, di importanza internazionale.

Fortunatamente, nonostante il fatto che lungo il Varaita i due fronti di fuoco si siano toccati per giorni, il rogo non è salito sul versante orografico sinistro”.

Il problema maggiore, per Casteldelfino, si rivelò essere, col tempo, quello dei pascoli.

Per noi è stato un grosso problema, specialmente il blocco dei pascoli sotto i lariceti. – continua il sindaco – Sono una particolarità montana nostra: esistono pascoli formati da praterie e da sola erba, che anche se attraversati dal fuoco possono tornare ad ospitare le mandrie l’anno dopo.

I pascoli sotto i lariceti, invece, sono considerati, sotto un certo aspetto, come boschi. Dopo l’incendio i terreni vengono bloccati per 10 anni, senza la possibilità di far pascolare le greggi, con una grossissima crisi dovuta al fatto di non aver terreni da concedere agli allevatori.

Abbiamo dunque agito in due direzioni: in primis individuando altri pascoli per allevatori, e poi riunendo la commissione regionale Ambiente, che poi ha fortunatamente deciso di circostanziare il perimetro dell’area rispetto all’area inserita in un primo momento. Abbiamo così liberato terreni.

Un lavoro di 8, 9 mesi che nessuno sapeva, dove Comune, Carabinieri forestali, Regione e allevatori erano seriamente preoccupati, ma siamo riusciti a portare a casa un buon risultato.

Dovremmo cambiare le leggi, fatte con altri intendimenti. La legge contro il fuoco andava a punire chi distrugge boschi per costruire, ma non è questo il caso delle Alpi o degli allevatori che danno fuoco al bosco per non portare animali a pascolo.

Occorre muoversi a livello nazionale per cambiare la legge, per far sì che il pascolo sotto i larici non sia considerato bosco. In Val Varaita queste problematiche rischiavano di portare alla chiusura di alcune aziende”.

In ultimo, ma non certo per ordine di importanza, Anello ricorda ancora quanti sono stati impegnati, per giorni, in prima linea, nelle operazioni di spegnimento: “Siamo eternamente grati ai nostri volontari Aib per il duro lavoro di spegnimento e bonifica, mica da ridere, portato avanti con pale e zappe. Onore a loro.

Voglio ricordare anche l’impegno dei piloti degli elicotteri e dei Canadair che dall’alto hanno fatto giungere il loro aiuto. In particolare, durante le operazioni di bonifica, l’elicottero Erikson, ‘Orso bruno’ che ha svolto un lavoro egregio in aree dove anche gli aerei avevano difficoltà”.

Nicolò Bertola

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium