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Economia | 30 ottobre 2018, 17:27

I numeri del settore del gioco d’azzardo in Italia

Naturalmente, la realtà è molto diversa da ciò

I numeri del settore del gioco d’azzardo in Italia

Se si pensa al gioco d'azzardo, spesso vengono in mente scene da film, con locali fumosi e loschi figuri che giocano a poker con somme esorbitanti sul tavolo. Naturalmente, la realtà è molto diversa da ciò. In Italia, il gioco d'azzardo è un settore disciplinato dallo stato per mezzo di appositi monopoli, che smuove miliardi di euro, e che attrae un po' tutti, dai giovani agli anziani. Oltre 26 milioni di italiani acquistano abitualmente gratta e vinci, giocano ai videopoker o, magari, fanno una capatina al casinò di tanto in tanto. Negli ultimi anni, internet è diventata la nuova patria dei giochi di questo tipo: su  siti come miglioricasino.com è possibile trovare una lista dei migliori casino online del web, con recensioni accurate ed esaustive grazie a cui è possibile trovare subito la casa da gioco virtuale perfetta per voi.

Le cifre, come sempre, aiutano a inquadrare meglio la portata del fenomeno. Secondo le ricerche, tra il 2016 e il 2017 gli italiani hanno speso in slot machine e videopoker quasi 16 miliardi. Una cifra destinata a crescere a 98 miliardi se si includono nel computo anche altri giochi, come il poker, le scommesse sportive o i gratta e vinci. Una spesa pro capita di circa 400 euro al mese, che ci mette al primo posto in Europa.

Sembrano cifre preoccupanti, ma che in realtà vanno contestualizzate. Queste, infatti, non tengono conto delle vincite immediate che vengono riscosse, e che quindi rientrano nelle tasche del giocatore. Inoltre, la maggior parte della spesa è concentrata su giochi "soft", come i gratta e vinci: facendo i conti, la spesa media di chi tenta la sorte è di circa 50 centesimi. Il gioco online, inoltre, aiuta paradossalmente a mantenere le cifre a livelli di guardia, perché rappresenta un passatempo per molti, che spesso fanno qualche partita spinti dalla curiosità o dal divertimento.

Naturalmente, la situazione è ben diversa quando si parla di gioco d'azzardo patologico. Si tratta di un problema che affligge chi non riesce a smettere di giocare, perdendo la percezione del denaro speso e cercando disperatamente una "nuova occasione" per rifarsi delle perdite. Una patologia vera e propria, che può trasformarsi in ossessione portando a concomitanti stati d'animo negativi (come depressione, ansia, peggioramento delle relazioni sociali e lavorative). Un problema che, secondo i dati, è legato soprattutto alla realtà sociale dei giocatori: il 47% degli italiani affetti da ludopatia è indigente, mentre il 56% ha un reddito medio-basso. La dipendenza, in questo caso, è sia causa che conseguenza di situazioni di instabilità economica. Un’altra fascia di popolazione in cui il problema rischia di presentarsi è quella dei giovani. Il 47% dei giocatori di slot machine e videopoker nelle sale giochi è composto da ragazzi adolescenti, fra i 15 e i 19 anni. Anche se solo il 4% di loro ammette di avere problemi di gioco, il fenomeno desta comunque preoccupazione, data la facile influenzabilità dei giovani.

Per arginare il problema molte regioni hanno messo in atto delle misure che limitano l’apertura di sale gioco e casinò. In prima linea c’è soprattutto il Piemonte, che ha varato norme che impongono dei limiti orari e regolano le zone in cui è possibile aprire attività che permettono di giocare (se ne era già parlato qui). Norme che hanno ottenuto risultati consistenti, facendo registrare una diminuzione della spesa in giochi d’azzardo di circa il 20% nella provincia di Torino, e del 15% (che si traduce in una diminuzione del giro di affari di circa 15 milioni di euro) nel capoluogo.

Ulteriore conseguenza è stata la variazione delle abitudini di spesa dei giocatori. Le slot machine e i videopoker hanno incassato circa 30 milioni di euro in meno, che sono stati “dirottati” verso altre tipologie di gioco meno inclini a creare dipendenza, come i gratta e vinci e le scommesse sportive. Il grande risultato, però, è stato che la spesa complessiva in giochi d’azzardo è calata di 25 milioni.

Dati apparentemente incoraggianti, che però non specificano quanto ciò abbia inciso sui giocatori abituali e quindi a rischio, e quanto invece su quelli occasionali. Così come rimane ancora difficile da stimare il volume di affari dietro i casinò online, meno soggetti a sviluppo di ludopatie, che in questi anni stanno facendo registrare un vero boom. In parte per la diffusione di nuove mode, come quella del poker nella variante texas hold’em, che i siti online hanno subito messo a disposizione dei clienti; in parte grazie alla diffusione delle apposite app su smartphone e tablet.

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