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Ad occhi aperti | 01 novembre 2018, 15:15

A volte ritornano: Michael Myers - Halloween e Halloween II di Rob Zombie

In un periodo come questo, in cui il pubblico cinematografico la parola “remake” la sente più spesso del macinare delle mandibole dei vicini di posto in sala, i due realizzati da Zombie sono certamente di pregio

A volte ritornano: Michael Myers - Halloween e Halloween II di Rob Zombie

“Halloween” e “Halloween II” sono due film remake del 2007 e del 2009 scritto e diretto da Rob Zombie.

Nuovo sguardo sulla celebre saga di film con protagonista il folle (e indistruttibile) serial killer Michael Myers, che dopo aver sterminato la maggior parte della sua famiglia da ragazzino nella notte di Halloween si libera dall’ospedale psichiatrico in cui è stato richiuso per raggiungere la sorellina sopravvissuta. Ma per ucciderla semplicemente, oppure per riunirsi a lei? 

Appuntamento un po’ improvviso della nostra rubrica, cari dieci affezionatissimi lettori, uno speciale tutto dedicato alla ricorrenza di Halloween, che nella nostra provincia ha ormai una gran quantità di seguaci e partecipanti nonostante sia anche tra le più discusse. 

Chiarisco subito la mia posizione sulla diatriba “Halloween vs Festa dei Santi/Morti”, e cioè: lasciamo che chi vuole celebrare i propri morti lo faccia, e chi vuole vestirsi come un idiota per qualche ora e divertirsi anche?

Detto questo, parliamo dei film.

Ma perché non del capolavoro originale del 1978 a firma del maestro John Carpenter? Primo, perché Rob Zombie è uno dei miei autori preferiti tra quelli che macinano horror (e non posso non consigliarvi così, en passant, anche il suo film più bello ovvero “Le streghe di Salem”). Secondo, perché in un periodo come quello che viviamo ormai da qualche anno, in cui il pubblico cinematografico la parola “remake” la sente più spesso del macinare delle mandibole dei vicini di posto in sala, i due realizzati da Zombie sono certamente di pregio. 

Anzi, per quel che mi riguarda sono l’esempio assoluto del remake. Perché Zombie ha preso le due pellicole realizzate da Carpenter e le ha compresse il più possibile, riempiendo poi il resto dello spazio filmico con tutte le proprie classiche visioni e temi specifici: la famiglia americana di periferia rude e sporca, le buone azioni che non restano impunite, il disprezzo assoluto per la borghesia americana (che sulla periferia rude e sporca fa i gran soldi, salvo poi mettersi in testa di ucciderla quando comincia a ribellarsi). 

Zombie decide di approcciare la materia con lo stesso approccio che - mutatis mutandis - ha utilizzato Christopher Nolan per la trilogia su Batman ovvero la ricerca assoluta del realismo, sguardo totalmente nuovo rispetto alla saga di Michael Myers, da sempre molto più collegata al soprannaturale: Michael è un “semplice” serial killer e il suo rapporto con Laurie Strode - l’unico membro della famiglia che si è sentito di risparmiare per affezione, e probabilmente l’unico essere vivente al mondo di cui gli importi qualcosa - molto più profondo. Allo stesso modo anche il suo rapporto con il dottor Loomis, suo psichiatra, viene modificato in un modo inaspettato ma credibilissimo.

Nella seconda pellicola, poi, Zombie decide di fare tutto di testa propria e inserisce nel classico racconto slasher scene oniriche e riferimenti simbolici che prima di tutto legano ancora più a doppio filo i personaggi di Laurie e Michael, ma che soprattutto funzionano da vera e propria “prova generale” per gli ultimi, strabilianti e potentissimi quindici minuti de “Le streghe di Salem”. 

Insomma, nel giorno dopo la Notte delle Streghe guardatevi i due Halloween di Rob Zombie. Come dite? No, non credo che al cinema sia uscito il nuovo capitolo della serie originale. Ma ora controllo.

simone giraudi

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