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Politica | sabato 03 novembre 2018, 11:30

#controcorrente: dal rapporto per la qualità ambientale nei 104 capoluoghi di provincia italiani Cuneo ne esce con le ossa rotte

La città scende al 43º posto a livello nazionale, perdendo dieci posizioni rispetto alla classifica 2017 e, addirittura, trentaquattro nei confronti di quella del 2016 quando era nona. L’assessore Dalmasso dice che non siamo stati noi a peggiorare, ma altri a migliorare. Una giustificazione molto debole

#controcorrente: dal rapporto per la qualità ambientale nei 104 capoluoghi di provincia italiani Cuneo ne esce con le ossa rotte

Nei giorni scorsi è uscito il 25º rapporto dell’Ecosistema urbano, realizzato da Legambiente e Ambiente Italia insieme al quotidiano economico Il Sole 24 Ore. In sostanza, si tratta della consueta verifica effettuata ogni anno sulla qualità ambientale nei 104 capoluoghi di provincia italiani.

Vengono presi in considerazione 17 indicatori suddivisi in cinque macro-aree di studio: aria; acqua; mobilità; verde e rifiuti. E’ pur vero che le classifiche stilate possono presentare dei difetti nella raccolta dati e, dopo, nelle modalità della loro elaborazione. Però forniscono, comunque, un’immagine tutto sommato reale e ben definita della situazione esistente in ogni zona della Penisola e consentono di fare alcune attente riflessioni basate su numeri concreti.

Dall’indagine il territorio del Comune di Cuneo ne esce con la ossa rotte, scendendo al 43º posto e perdendo dieci posizioni rispetto alla graduatoria 2017 e, addirittura, trentaquattro nei confronti di quella del 2016 quando era nono.

Entrando nello specifico, il capoluogo della “Granda" è risultato essere 97º per le vetture circolanti (96º nel 2017 e 97º nel 2016);  93º per l’uso efficiente del suolo (stessa posizione degli anni precedenti); 70º per la capacità di depurazione delle acque (72º nel 2017, ma 4º nel 2016); 68º per i passeggeri trasportati durante l’anno con i mezzi pubblici (67º e 75º); 67º per il consumo idrico giornaliero pro capite (64º e 63º); 63º per i sistemi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili (63º e 62º); 61º e in netto peggioramento (44º nel 2017 e 30º nel 2016) per quanto riguarda le polveri sottili; 59º per l’offerta di trasporto pubblico (stessa posizione degli anni precedenti); 58º per i superamenti dei limiti di ozono (65º e 59º); 55º per gli incidenti stradali con morti (stessa posizione degli anni precedenti); 44º per la dispersione di acqua nelle rete distributiva (56º e 59º); 43º per la produzione annuale a persona di rifiuti (42º e 41º); 38º per le emissioni di biossido di azoto (38º e 36º); 30º per le isole pedonali (28º e 27º).

Cuneo si salva in parte per il numero di alberi in città ogni 100 abitanti (11º, stesso posto occupato in classifica negli anni precedenti); le piste ciclabili (16º come nel 2017 e una posizione in meno rispetto al 2016 quando era 15º) e la raccolta differenziata (17º). Anche se su quest’ultimo fronte, nel quale durante gli ultimi anni gli amministratori comunali hanno investito molto, c’è stato un declassamento perché la città era 12ª nel 2017 e 8ª nel 2016.

L’assessore all’Ambiente e alla Mobilità del capoluogo, Davide Dalmasso, a Targatocn ha dichiarato: “I nostri valori non hanno subito grandi variazioni. Per cui, non siamo stati noi a peggiorare ma altre città ad aver migliorato la loro posizione e ad avanzare nella classifica”.

In effetti, consultando i dati, a parte alcuni tonfi negativi e qualche piccolo cambiamento positivo, è vero. Tuttavia, ci pare una giustificazione molto debole. Perché anche Cuneo poteva fare di più e, in due anni, non perdere così tanto terreno.      

#controcorrente

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