/ Agricoltura

Che tempo fa

Cerca nel web

Agricoltura | venerdì 09 novembre 2018, 07:45

Parola (Coldiretti): “Il mondo agricolo della provincia di Cuneo è molto sensibile ai temi ambientali” (FOTO)

Con il responsabile del Servizio Ambiente e Territorio dell’organizzazione rurale abbiamo parlato di cosa fanno le aziende del settore per rendere coltivazioni e allevamenti più sostenibili. A emergere, vista la straordinaria ricchezza e qualità delle produzioni, è l’esigenza indispensabile che gli investimenti sull’ambiente delle imprese debbano essere premiati dai consumatori nel momento della spesa

Franco Parola di Coldiretti e un trattore al lavoro in una coltivazione biologica di fagioli

Franco Parola di Coldiretti e un trattore al lavoro in una coltivazione biologica di fagioli

Agricoltura e ambiente. Un rapporto molto stretto, ma, in apparenza, difficile da armonizzare. Anche se, in realtà, parecchio cammino è già stato percorso per favorirne l’avvicinamento. Quali sono le problematiche presenti nella “Granda”? Ne abbiamo parlato con Franco Parola, classe 1960, laurea magistrale in Scienze Agrarie e triennale in Scienze Geologiche. Ricopre il ruolo di responsabile del Servizio Ambiente e Territorio di Coldiretti Cuneo. “Nella nostra provincia - sottolinea Parola almeno un migliaio di aziende hanno scelto di adottare il metodo dell’agricoltura biologica e oltre duemila hanno aderito al Programma di Sviluppo Rurale (Psr) per quanto riguarda la lotta integrata: quindi con il ricorso alla chimica nella misura minore possibile. Sono numeri importanti che dimostrano come il mondo rurale della “Granda” sia sensibile ai temi ambientali. Lo sforzo profuso negli anni in questa direzione è stato davvero intenso”.

Un risultato di sostenibilità ottenuto anche attraverso collaborazioni importanti? “Uno dei presupposti perché in un’area possa svilupparsi un’agricoltura orientata verso una crescita sostenibile è la sinergia tra il tessuto imprenditoriale attento all’innovazione e le attività di ricerca, sperimentazione, consulenza tecnica, formazione e informazione. Nella nostra provincia l’Università, il Politecnico, la Fondazione Agrion, l’Agenzia 4A, gli Istituti Agrari, l’Ente Inipa hanno sempre svolto il loro lavoro a fianco degli imprenditori del settore per fornire tutto il supporto necessario. Questo ci ha consentito di raggiungere e mantenere una posizione di avanguardia nel panorama agricolo italiano ed europeo”.

Spesso al mondo rurale vengono rivolte accuse abbastanza pesanti sul fronte ambientale? “Le considero non proprio giustificate. Ci sono sicuramente dei margini di miglioramento, ma non si possono ignorare gli effetti positivi che l’agricoltura produce sull’ambiente: ad esempio il consumo di anidride carbonica attraverso la fotosintesi clorofilliana; la regimazione delle acque superficiali con la rete dei canali irrigui; la depurazione delle acque attuata con l’evapotraspirazione. Proviamo a immaginare come sarebbe il nostro territorio senza agricoltura”.

Cosa deve fare l'agricoltura per mantenere un ambiente sostenibile? “Bisogna avere una mentalità aperta ai cambiamenti e non commettere l’errore di restare ancorati ai modelli del passato. Assumendosi nuove responsabilità. Oggi la società chiede all’agricoltura di svolgere un ruolo non solo più produttivo, cioè il provvedere al fabbisogno alimentare come è stato per decenni, ma vuole che sia orientata verso obiettivi di sicurezza alimentare, di sviluppo territoriale, di tutela dell’ambiente, di mitigazione dei cambiamenti climatici, di utilizzo parsimonioso di quelle risorse naturali che sono scarse. Non tenerne conto sarebbe sbagliato”.  

I CONSUMATORI DEVONO PREMIARE CHI INVESTE NELL’AMBIENTE

L’imprenditore agricolo ha l’esigenza di condurre la propria azienda ottenendo quella redditività necessaria a stare sul mercato. Come si può conciliare con la sostenibilità ambientale?  “In quest’ottica la nostra agricoltura deve essere sempre di più distintiva e distinguibile rispetto alla concorrenza sui mercati internazionali di quei Paesi che hanno regole di produzione molto meno severe e rigorose. Al consumatore occorre far conoscere le nostre eccellenze, chi le produce, dove le fa e in quale modo. Bisogna aiutare quanti acquistano, fornendo loro la necessaria tracciabilità ed etichettatura di origine dei prodotti. Però chi investe sul fronte della tutela dell’ambiente va, poi, premiato da chi compera, il quale deve riconoscergli lo sforzo e fare delle scelte coerenti nel momento della spesa. In questo modo si può trovare per gli agricoltori il giusto equilibrio tra l’aspetto economico e quello della tutela ambientale”.  

L’USO CONSAPEVOLE DELLE SOSTANZE CHIMICHE

Il mondo agricolo è stato spesso accusato di utilizzare troppe sostanze chimiche per produrre. E’ ancora così? “La chimica è stata forse lo strumento principale che ha consentito a una parte dell’umanità - quella dei Paesi più ricchi -  di affrancarsi dalla fame e ancora oggi pensare di soddisfare i fabbisogni mondiali di cibo senza usarla è un’utopia. Però, nel corso degli anni sono stati fatti progressi enormi in termini di utilizzo più consapevole di questi prodotti”.

Nel concreto? “In passato la preoccupazione maggiore è stata rivolta alla salubrità dei prodotti agricoli e da questo punto di vista i risultati raggiunti sono davvero lusinghieri. Oggi l’Italia è tra le nazioni in grado di garantire standard qualitativi tra i più elevati al mondo. Un traguardo ottenuto e certificato dal recente rapporto dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare il cui studio dimostra che il nostro Paese è tra quelli con le migliori performance: solo l’1,9% dei campioni di alimenti analizzati ha presentato residui di fitofarmaci oltre i limiti consentiti, mentre il 65% è risultato privo di residui quantificabili”.

Essendo comunque impossibile eliminare totalmente le sostanze chimiche, si può conciliare il loro uso con la sostenibilità ambientale? “Ritengo di sì. Se consideriamo per esempio i fitofarmaci è evidente che il loro utilizzo non è privo di controindicazioni. Ma non sono del resto privi di controindicazioni i farmaci impiegati per la salute dell’uomo o degli animali. Questo, però, non significa bandirli. Si tratta, invece, di farne un uso che sappia bilanciare in modo adeguato gli effetti positivi e negativi e, quando sussistono dubbi, agire nel rispetto del principio di precauzione”.  

IL VALORE DELLA BIODIVERSITA’ NELLA “GRANDA”

Parola: “Se consideriamo il grande patrimonio di specie vegetali coltivate e di quelle animali allevate, ma anche la varietà e la tipicità delle produzioni, possiamo dire che la nostra provincia è ricchissima di biodiversità e non teme confronti rispetto a qualsiasi altro territorio. Nel Cuneese troviamo tutte le produzioni che il clima locale ci permette di ottenere e da ciascuna di queste ricaviamo uno straordinario assortimento di proposte. Se prendiamo i considerazione i prodotti con il marchio, nella “Granda” abbiamo sette formaggi a Denominazione d’Origine Protetta, il prosciutto crudo di Cuneo Dop, dieci vini a Denominazione di Origine Controllata, altri sei vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita e diversi prodotti a Indicazione Geografica Protetta, tra i quali il salame, la nocciola, i vitelloni della coscia, la castagna, il fagiolo, la mela rossa. A cui si aggiungono gli allevamenti di specie a rischio estinzione come gli ovini di Razza Sambucana, Garessina, Frabosana e delle Langhe. Una produzione che svolge un ruolo di rilevante importanza sul mercato”. 

INNOVAZIONE, MONDO RURALE E AMBIENTE

Parola: “L’innovazione tecnologica è sicuramente di grande aiuto, ma per essere efficace deve essere trasferita dai centri di ricerca alle imprese. Se sta chiusa nei cassetti serve a nulla. Su questo aspetto si potrebbe fare di più. Inoltre, la ricerca applicata in agricoltura deve partire dai problemi reali del settore e trovare delle soluzioni effettivamente applicabili. Senza fare, al contrario, il percorso inverso: immaginando, cioè, una necessità e costruire, di conseguenza, lo strumento innovativo. Le aziende rurali italiane sono piccole se paragonate a quelle dei nostri competitori europei ed extraeuropei. Inoltre, hanno una prevalente conduzione famigliare: per cui non sempre quanto viene proposto è adeguato per la nostra realtà. Anche in Italia bisogna investire in ricerca e sempre di più si deve pensare a un’innovazione capace di stimolare e di favorire modelli distintivi di produzione”.    

Sergio Peirone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore