Politica - 12 novembre 2018, 12:01

Fabiana Dadone (5Stelle): “Tutto in democrazia può essere messo in discussione, anche l’informazione”

Abbiamo chiesto un parere alla parlamentare pentastellata monregalese dopo gli attacchi sopra le righe mossi al mondo della comunicazione dai suoi leader Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista

Fabiana Dadone

Fabiana Dadone

Sono duri e violenti gli epiteti che i due leader dei 5 Stelle, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio hanno rivolto ai giornalisti a margine della sentenza di assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi.

Le uniche puttane sono questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà - ha detto “Diba”, da circa un anno in missione socio umanitaria in Centro America, ma con l’orecchio sempre attento a quel che succede nella politica italiana.

Non da meno il vicepremier Luigi Di Maio, che, riferendosi al mondo dell’informazione ha parlato di “stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente”, aggiungendo che sarebbe in corso, da parte della stampa, una guerra nei confronti del governo gialloverde e annunciato una imminente “legge sugli editori puri”.

Abbiamo chiesto a Fabiana Dadone se condivide il pensiero dei suoi leader ed ecco che cosa ci ha risposto: “Credo – afferma - che si siano limitati a raccontare quanto vedono. Non è un mistero che molte bacheche Facebook di giornali nazionali e locali si siano appropriate della manifestazione Pd e Casa Pound di Torino a favore della Tav. Non è un segreto che spesso scrivano falsità contro l'attuale governo. Non è un segreto che la notizia della Raggi assolta non è stata trasmessa in prima pagina così come la sua diffamazione gratuita. Non è un segreto che giornali che insegnavano al governo l'arte dei conti in ordine ora stiano licenziano i propri dipendenti.In questa bella Italia – aggiunge la parlamentare pentastellata - molti vogliono fare gli allenatori della nazionale senza aver mai vinto una partita coi pulcini. E anche questo non è un segreto. Non avrei usato il termine "prostitute" come fatto da Di Battista – puntualizza la Dadone - perché loro sono spesso vittime quindi non lo trovo appropriato, mentre invece molti giornalisti sono felici delle copertine sessiste e condite di fake news. Non tutti. È un fatto. Ma è anche un fatto che Iacopino si dimise da presidente dell'Ordine perché non era riuscito ad invertire una tendenza. Io tifo per un buon giornalismo, indipendente, così come per una buona politica, libera”.

E sull’informazione locale, quella della provincia che l’ha eletta a Montecitorio, qual è il giudizio della deputata 5 Stelle? “Non ho mai tenuto nascoste le polemiche con i giornalisti locali quando (a mio avviso) – afferma - necessitava farlo. Ho sempre affrontato frontalmente tutto, a partire dal locale. Essendo l'ambito dei giornalisti locali circoscritto agli interessi della provincia di Cuneo però, molto spesso, apprezzo il lavoro di informazione e formazione che continuamente esercitano. Credo – prosegue - che i giornali nazionali non trovino più modo di raccontare i fatti nel concreto mentre ciò viene naturale ed è ancora semplice per chi vive le quotidianità locali tra le persone. Continuo a pensare – annota ancora la parlamentare monregalese - che i giornalisti debbano lottare per libertà di stampa, ma che non possano credere di essere loro stessi la libertà di stampa. Un conflitto di idee in questo momento storico non potrà che vivacizzare positivamente il dibattito pubblico senza cadere in ridicole affermazioni che vogliono dittature solo perché certi tabù non vanno messi in discussione. Tutto – conclude - può essere discusso ed è un meccanismo centrale in democrazia”.

Il mondo dell’informazione non ha ovviamente gradito le parole e i toni usati  dai vertici 5 Stelle e ha reagito con indignazione e proteste. Anche l’Associazione Stampa Subalpina, raccogliendo l’indicazione venuta dalla Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa) ha promosso per domani (martedì 13 novembre) a Torino, in piazza Castello, un flash mob per esprimere il proprio sdegno e chiedere libertà nell’esercizio della professione.

GpT

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