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Attualità | 17 novembre 2018, 11:41

Saluzzo, Laura Boldrini inaugura la sala comunale intitolata a Salvatore Morelli "primo femminista della Storia del nostro paese"

La personalità “gigante” del giornalista politico, paladino dell’emancipazione femminile, generoso come un santo e statista d’avanguardia, tratteggiata dalla insegnante saluzzese Maria Grazia Colombari. La consegna dell’onorevole Boldrini “ Esser rivoluzionari come lo è stato Salvatore Morelli"

Saluzzo, l'intitolazione della sala comunale a Salvatore Morelli, madrina l'onorevole Laura Boldrini

Saluzzo, l'intitolazione della sala comunale a Salvatore Morelli, madrina l'onorevole Laura Boldrini

L'onorevole Laura Boldrini madrina della intitolazione a Salvatore Morelli “il Deputato delle donne “  della sala comunale (al secondo piano) di Palazzo Italia, ha ringraziato il sindaco Mauro Calderoni e l’amministrazione di Saluzzo per “aver reso omaggio al primo femminista della Storia del nostro Paese”.

Dopo i  grazie, le foto di rito, nella sala sottostante del Cinema Italia l’intervento dell’ex presidente della Camera, Medaglia Ufficiale della Commissione nazionale per le pari opportunità, salutata dall’assessora alle Pari Opportunità Attilia Gullino

Di Morelli definito dall'onorevole un "gigante intellettuale", anticipatore dei tempi, precursore dell’emancipazione femminile, si è conosciuta l'alta statura e l’operato nell’ appassionato approfondimento dell’insegnante saluzzese  Maria Grazia Colombari, autrice di saggi sui temi della parità di genere e nello specifico del libro "Salvatore Morelli il Deputato delle donne”.

Parole che hanno tratteggiato la personalità sconosciuta di questo giornalista politico (1824- 1880) pugliese di nascita, napoletano di adozione, generoso come un santo e stupefacente statista, attento ai problemi della società e delle donne.

Il  primo politico nei quattro mandati alla Camera del Regno d’Italia a presentare progetti di legge (tanti non arrivarono neanche alla lettura ) per estendere il voto alle donne, per la famiglia,  il divorzio,  la parità dei sessi e per il doppio cognome del coniuge e figli. Conobbe il carcere duro,  la derisione, l'incomprensione, l’isolamento e venne rappresentato dalla satira con vesti femminili, "un femminiello". Si batté a livello istituzionale per l’abolizione della schiavitù domestica, per l'istruzione delle donne, di fatto le prime educatrici dei bambini. Con la “legge Morelli”  del 1877, che affermò  il diritto per le donne di essere  testimoni negli atti normati dal Codice civile, fece compiere  il primo passo avanti all’ affermazione del principio di capacità giuridica delle donne.  

Morì in miseria, non esistendo allora l'indennità parlamentare. Le femministe americane scrissero che era morto il più grande difensore dei diritti delle donne nel mondo.

Il busto di Salvatore Morelli, l’onorevole  Boldrini lo ha collocato, lo scorso anno, accanto a quello di Anna Maria Mozzoni "la prima suffragetta italiana", instancabile animatrice del dibattito femminile di fine ‘800,  nella Sala delle Donne a Montecitorio. "Una sala omaggio alle prime donne che hanno potuto accedere alle istituzioni – ha sottolineato -dove sono  “radunate”  le 21 madri della Costituente e  le sindache elette nel Paese.  “Ogni ragazza che verrà qui avrà il diritto di pensare:  potrei essere io” . 


“Salvatore Morelli fu il primo femminista italiano. Ma dove sono i  femministi di oggi?"
La domanda  che ha introdotto il concetto bandiera dell’ex presidente della Camera   “Il femminismo un passaggio storico di straordinaria importanza. Grazie ad esso le donne sono passate da  un’ esistenza giuridica nulla all’essere parte di una comunità a tutti gli effetti. Un movimento di consapevolezza civile che induce i cittadini a lavorare sodo perché  nella  società ci siano  pari diritti".

Anche alla platea saluzzese l’ incitamento a lavorare perché non ci sia più disparità di lavoro e salario tra uomo e donna. “ Due mesi all’anno le donne lavorano gratis” e lavorare per non ci sia più violenza contro le donne ”nel nostro paese  ogni due giorni e mezzo si registra un femminicidio”.

L’onorevole ha citato iniziative del suo mandato, allargando l'analisi dello status quo dell'emancipazione femminile  a contesti attuali e internazionali. 

Ha citato la battaglia lessicale delle desinenze al femminile " la forma è sostanza"  e "anche l’Accademia della Crusca, la massima autorità linguistica italiana in materia sostiene indicando che i ruoli vanno declinati al maschile e al femminile". Lo scorso anno l’invito da parte sua, a Montecitorio, a 1.400 donne vittime di violenza che sono riuscite a voltare pagina e che hanno raccontato in diretta televisiva la loro esperienza,  trasmettendo a chi era dall’altra parte del video, il senso di potercela fare".

“Dobbiamo esser rivoluzionari come lo è stato Salvatore Morelli, avviare una nuova stagione di mobilitazione e non avere paura come lui.

L’intitolazione della sala si è svolta nell’ambito della rassegna comunale “Vincere la paura, ricostruire la speranza” che ruota intorno alla Giornata Internazionale contro la  violenza  sulla donna.

 

Vilma Brignone

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