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Eventi | 17 novembre 2018, 11:47

Ibrida: a Palazzo Banca d'Alba va in mostra l'arte contemporanea

Inaugurata la collettiva prestata in precedenza al Castello di Perno, che resterà visitabile fino al 13 gennaio. L'intento è quello di continuare a promuovere e incentivare la cultura e la sua diffusione sul territorio.

Da sinistra: Tino Cornaglia, Mario Musso, Fabio Tripaldi, Gregorio Gitti, Alberta Romano e Clarissa Tempestini

Da sinistra: Tino Cornaglia, Mario Musso, Fabio Tripaldi, Gregorio Gitti, Alberta Romano e Clarissa Tempestini

È stata inaugurata ieri, a Palazzo Banca d'Alba, "IBRIDA", la mostra collettiva curata da Alberta Romano e Clarissa Tempestini: in esposizione, le opere di dieci artisti italiani nati tra il 1929 e il 1993, scelti per la loro ricerca che rielabora e indaga il superamento dei vincoli stilistici e concettuali del medium pittorico, ritrovando nella sperimentazione l’importanza essenziale del fare e della concretezza e coesione del pensiero.

"Uno spazio rinnovato, al servizio del territorio, in particolare per la valorizzazione delle arti visive", esordisce il presidente di Banca d'Alba, Tino Cornaglia, cui fa eco l'assessore alla Cultura del Comune di Alba, Fabio Tripaldi: "Grazie a Banca d'Alba questa sala nel cuore della città, da oggi ancor più bella, negli anni ha dato risalto a numerose attività cittadine, comprese quelle delle scuole. Come Amministrazione comunale abbiamo lavorato, in sinergia con altre realtà, per affiancare all'enogastronomia altre proposte culturali di alto livello".

La scintilla per portare la mostra a Palazzo Banca d'Alba è scaturita dall'amicizia tra il vicedirettore Mario Musso e l'avvocato milanese Gregorio Gitti, che delle Langhe ha fatto la sua patria d'elezione e che sette anni fa ha acquistato il castello di Perno. Per molti anni sede storica della Casa Editrice Giulio Einaudi, residenza per lo studio e l’attività artistica degli scrittori einaudiani (tra i più assidui frequentatori Primo Levi) e teatro di seminari e incontri tra le più grandi personalità della cultura italiana dell’età repubblicana, il castello ha ospitato la mostra a cavallo tra fine ottobre e inizio novembre.

"Il punto di partenza della mostra è una ricerca sulla pittura e sul confine oggetto-quadro come idea di origine creativa, intendendo la pittura come metafora della nascita dell’idea, dell’ispirazione dell’artista che nello studio si trova davanti alle infinite possibilità che una tela bianca porta con sé - affermano le curatrici -. La pittura vuole essere quindi metafora primordiale della nascita del lavoro e di quella scintilla che a un certo punto fa muovere la mano verso il gesto. Il gesto raccontato è quello visionario, quello che non si ferma sulla superficie ma che sfida i propri limiti, andando oltre".  

Con la mostra IBRIDA, le delicate alchimie che governano il divenire della storia dell’arte, coesistono con la tecnologia, le scienze sociali, la storia, la politica, letteratura e società, fra pensiero e azione, nell’esplorazione di un panorama culturale nazionale che tende a sfidare i propri confini e a creare nuove sfide e nuove aperture.

La multidisciplinarietà raccontata da IBRIDA si compone di tanti aspetti e sfumature che variano d’intensità e forma, e che si diversificano anche per tipologia di approccio artistico. Ci sono artisti come Elio Marchegiani, Maurizio Donzelli e CCH che hanno sempre fatto della propria pratica artistica un campo di sperimentazione costante, senza precludersi alcuna forma di espressione, anzi ibridandone ogni volta i confini per potenziarne l’originalità. Altri artisti come Patrizio Di Massimo, Michela Nosiglia, Priscilla Tea e Alice Visentin, più focalizzati sullo sviluppo di un singolo medium, hanno alle spalle un variegato e interessante uso delle proprie fonti, dimostrandosi così in grado di dare forma a universi unici e inesplorati, che varcano le soglie dell’immaginario finora esistente in favore di visioni nuove. Corinna Gosmaro, Luca Loreti e Namsal Siedlecki tentano, invece, di superare le soglie della materia, ibridando le forme, le composizioni e i dogmi che la compongono. Uno studio, il loro, che partendo dalla sperimentazione strutturale, apre poi la strada a riflessioni concettuali attorno e oltre la materia da loro plasmata. 

La mostra sarà visitabile fino al 13 gennaio 2019, il venerdì dalle 15 alle 18, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Pietro Ramunno

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